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Brexit: quali vantaggi per Parigi?

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Brexit: quali vantaggi per Parigi?

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E se Parigi potesse finalmente sbarazzarsi dell’eterna rivale?

Se il Regno Unito facesse un passo indietro rispetto all’Europa dei 28, la city di Londra potrebbe trasferirsi a Parigi, le industrie avrebbero tutto l’interesse a avvicinarsi ai propri consumatori delocalizzando anche in Francia, anche la Giungla di Calais sarebbe forse destinata a sparire.
Se in teoria Parigi potrebbe avere un suo tornaconto nella pratica e nei discorsi ufficiali, l’uscita di scena di Londra non è auspicata:

Il presidente francese François Hollande:

“La Grande Bretagna deve restare nell’Unione. Vorrei questo. Allo stesso tempo, l’Unione deve andare avanti, nessun paese deve aver diritto di veto, o sottrarsi alle regole comuni, alle autorità comuni”.

“Non voglio farvi paura, ma bisogna essere onesti. Ci saranno ripercussioni se il regno Unito esce dall’Unione europea. Conseguenze in molti settori”.

“Oltre ventanni fa è stata realizzata una grande opera tra i nostri due Paesi: il tunnel della Manica.
Da allora siamo uniti come non mai e spero che i britannici lo tengano a mente”.

La Francia insieme alla Gran Bretagna rappresenta lo zoccolo duro della sicurezza europea, i due Paesi dasoli coprono quasi la metà delle spese del settore della difesa.
Un alleato che, su questo fronte, Parigi non ha intenzione di perdere.

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Brexit, il referendum nel Regno Unito com‘è percepito a Parigi. Con noi Agnès Benassy Quéré.
Economista, nonché presidente del Consiglio d’analisi economiche presso il primo ministro francese.

Sophie Desjardin, euronews:
Cosa auspica Parigi?

“La Francia ha tutto l’interesse a che il Regno Unito resti nell’Unione europea.
Non dobbiamo dimenticare che il Regno Unito è un partner commerciale estremamente importante della Francia, dell’Unione in generale, ma della Francia in particolare. Ancora più importante degli Stati Uniti. Non si ha mai alcun interesse a indebolire un partner commerciale. E questo sarà il risultato della Brexit.
In periodi di incertezza, la tendenza dei mercati finanziari è di rifugiarsi nelle attività considerate sicuri e di sbarazzarsi delle altre che rappresentano dei rischi finanziari. Questo per il breve periodo.
Nel lungo periodo si può temere l’effetto valanga che inneschi altri referendum in altri Paesi”.

-Eppure, cominciamo a sentire, tra gli economisti, tra i politici, voci secondo cui l’uscita di Londra potrebbe avere degli effetti positivi. Cosa ne pensa?

“Sarebbe stato vero, se i partner europei avessero avuto un piano d’integrazione europea per andare ancora più lontano e Londra avesse rappresentato un ostacolo.
Non è così, non è il Regno Unito che impedisce a Germania e Francia di arrivare a un accordo sull’unione bancaria e di bilancio.
Non penso che si tratti di un’opinione fondata, perché questo piano di integrazione al momento non esiste.
È certo che gli analisti si attendono pesanti ripercussioni sulla city in caso di Brexit. Alcune attività partiranno, non necessariamente verso Parigi, piuttosto verso Francoforte, Dublino, Amsterdam.

-Il governo francese dal canto suo corteggia di già i banchieri della della city.

“Sicuramente Parigi ha dei buoni strumenti e buone possibilità, ma bisogna tenere conto della concorrenza e Parigi non è la sola a poter recuperare le piazza finanziaria, per cui non penso che dobbiamo contarci troppo e dire che, per questo che sarà positiva l’uscita di Londra dall’Unione europea”.

-Quali saranno le conseguenze sul lungo periodo in Europa, che l’esito sia positivo o negativo. E come salvare la costruzione europea?.

“Come salvare l’Europa in caso di Brexit?
C‘è un elemento politico: resistere alla tentazione di fare altri referendum in altri Paesi. Sappiamo che i cittadini non rispondono necessariamente alla domanda che si fa. È estremamente pericoloso costruire l’Europa politica partendo da un referendum.
L’altro elemento è accogliere il messaggio dei britannici per un’altra Europa e proporre ai cittadini un’Europa più conveniente, più attenta.
Se Londra abbandona l’Unione ci sarà anche un nuovo orientamento economico. Il Regno Unito ha sempre spinto in favore di politiche liberali e di apertura.
Senza Londra, i paesi europei riusciranno a ristere alle tentazioni protezionistiche? Anche questa è una domanda da porsi.

Ci sarà una Germania sempre più potente, in caso di Brexit e quindi uno squilibrio più forte.
Ora biosgna dire che l’accordo negoziato in seno ai 28, nel caso in cui Londra invece resti, è difficile da mettere in pratica.
Forse, da un punto di vista pratico, senza il Regno Unito, la governance europea sarà più semplice”.

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