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NATO: cyberspazio è campo di guerra

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NATO: cyberspazio è campo di guerra

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Il cyberspazio è un campo di battaglia: dal vertice NATO di Bruxelles si conferma una decisione che era già sul tavolo almeno da cinque anni – dal vertice di Lisbona del 2011 -, e cioè che la rete è da considerarsi un ‘teatro operativo separato’, come terra, cielo e mare. Una decisione che rivoluziona la dottrina militare dell’Alleanza e che militarizza una materia fin qui gestita dalle polizie, anche in cooperazione a livello di Interpol ed Europol. La differenza è che la risposta fino ad oggi esclusivamente legale può ora essere militare.

“Un attacco informatico può attivare la difesa collettiva – ha detto il Segretario Generale della NATO – , perché vediamo gli attacchi informatici come qualcosa che può causare enormi danni, e può essere molto pericoloso. Ed è difficile immaginare senza una dimensione informatica”.

Non era immaginabile nel 1949, quando fu scritto il Trattato istitutivo, compreso l’articolo 5 che parla della difesa collettiva e che è stato fin qui invocato solo una volta, dopo l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001. Il primo centro di cooperazione cibernetica della NATO è stato installato in Estonia, Paese che fu colpito nel 2007 da un imponente attacco informatico di cui fu accusata la Russia, che smentì. Due anni dopo toccò all’Iran: ma questo non c’entra con la NATO (a parte le accuse che Teheran diresse a Israele, Paese dai legami molto stretti con la NATO pur non essendone membro. Relazioni ora ancora più strette, oltre alla collaborazione militare, perché dal maggio scorso Israele ha una missione permanente presso l’Alleanza). E uno dei compiti principali della nuova struttura è proprio quello di individuare l’origine dell’attacco, per poi poter definire il livello delle responsabilità, in base anche alle dimensioni dell’attacco stesso.

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