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La Turchia propone una "Interpol" islamica

La lotta al terrorismo è uno dei temi principali dibattuti nel vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica in corso a Istanbul. Al

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La Turchia propone una "Interpol" islamica

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La lotta al terrorismo è uno dei temi principali dibattuti nel vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica in corso a Istanbul.

Al summit partecipano 56 Paesi, tra cui alcuni in aperto contrasto tra loro, come l’Arabia Saudita e l’Iran, o l’Egitto e la stessa Turchia.

Concordare un approccio unanime per la definizione dei gruppi estremisti non è quindi scontato.

“Anziché attendere che altre forze intervengano contro le azioni terroristiche e le crisi che si verificano nei Paesi musulmani” ha sottolineato il presidente turco “dobbiamo creare la soluzione noi stessi attraverso l’alleanza islamica.”

Erdogan ha proposto la creazione di un ente comune, con sede in Turchia, per coordinare la lotta al terrorismo. Una Interpol islamica, insomma.

Sul tappeto anche le guerre in Siria, Libia e Yemen, la questione palestinese e il conflitto del Nagorno-Karabakh.

“Deve avvenire una trasformazione” commenta l’esperto Ragıp Kutay Karaca, dell’Università Gelişim. “Ciò sarà possibile solo attraverso una maggiore democrazia e un maggior benessere. Il mondo arabo siede sopra ricche risorse naturali. Ha incredibili riserve petrolifere e di gas. Ma chi le gestisce, chi le raffina, chi decide le politiche energetiche?
L’Occidente. Se il mondo islamico non ha coesione, deve risolvere ogni problema secondo i parametri dell’Occidente.”

Il summit si svolge in un Paese militarizzato, dopo i recenti attentati, e in un quartiere di Istanbul pattugliato da oltre 5.000 poliziotti.

Il nostro corrispondente Bora Bayraktar traccia il bilancio della prima delle due giornate del vertice: “Le discussioni si sono svolte in un clima di autocritica. La presenza del ministro degli esteri egiziano in Turchia e di leader iraniani e sauditi attorno allo stesso tavolo mostra che il mondo islamico cerca almeno di mantenere aperti canali di dialogo.”