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Iran al voto per rinnovare il parlamento, Rohani cerca conferme

Primo voto dopo l'accordo sul nucleare. Incognita astensionismo. Molti candidati ritirati all'ultimo momento.

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Iran al voto per rinnovare il parlamento, Rohani cerca conferme

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Primo voto in Iran dopo lo storico accordo sul nucleare. Si rinnovano i 290 seggi del parlamento, ma la consultazione sarà anche una sorta di referendum sulla politica di apertura verso l’occidente del presidente Hassan Rohani, che l’anno prossimo andrà a caccia di un secondo mandato.

Il Majilis in scadenza, formato in prevalenza da conservatori, era ostile al capo dello Stato, riformatore. La nuova legislatura potrebbe portare sostanziali novità.

Ma si teme un forte astensionismo. Secondo un sondaggio dell’emittente Irib, il 40% dei 55 milioni di aventi diritto sarebbe intenzionato a disertare le urne. Una percentuale ancora maggiore di quella del 2012, quando a non votare fu il 37 per cento.

In quell’occasione furono proprio i riformisti a invitare al boicottaggio, sostenendo che tre anni prima la riconferma di Mahmoud Ahmadinejad fosse stata viziata da brogli.

Da lì ebbe origine la rivoluzione verde” repressa nel sangue dai pasdaran.

Stavolta si è assistito a una curiosa rinuncia dell’ultimo momento da parte di circa 1400 dei 6233 candidati ammessi dal Consiglio dei guardiani, secondo quanto ha riferito il capo della commissione elettorale Mohammad Hussein Moghini. Che non ha accompagnato l’annuncio con nessuna spiegazione.

La guida suprema del Paese, l’ayatollah Khamenei, ha chiesto di andare a votare per eleggere “un parlamento in grado di sconfiggere i complotti statunitensi e occidentali.

Di tenore opposto il messaggio del presidente, che ritiene finito il tempo di “vedere dietro ogni angolo le interferenze di obsolete potenze coloniali”.

Ma fra chi non andrà a notare c‘è anche chi fa notare che l’importanza del parlamento è limitata: se pure esso approva le leggi, a valutarne la costituzionalità è il Consiglio dei guardiani, composto da 12 membri, 6 religiosi
nominati direttamente dalla guida suprema e sei giuristi
islamici nominati dal capo del potere giudiziario in Iran , che a sua volta è nominato dalla guida suprema.