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Brasile, virus Zika rilancia dibattito sull'aborto. Usa, primo caso di trasmissione per via sessuale

Il diffondersi esponenziale del virus Zika in America Latina rilancia il dibattito sull’aborto. In particolare in Brasile dove l’interruzione di

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Brasile, virus Zika rilancia dibattito sull'aborto. Usa, primo caso di trasmissione per via sessuale

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Il diffondersi esponenziale del virus Zika in America Latina rilancia il dibattito sull’aborto. In particolare in Brasile dove l’interruzione di gravidanza è illegale, punita con il carcere da 1 a 10 anni, consentita soltanto in caso di pericolo di vita per la donna oppure se la gravidanza è la frutto di violenza sessuale o incesto.

Nonostante l’estrema cautela dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), la concomitanza tra l’epidemia di Zika e l’aumento di casi di microcefalia tra i neonati crea il fondato sospetto che esista un nesso di causa-effetto.

“Non abbiamo una diagnosi che sia sicura al 100%. Visto che l’evolversi della situazione è alquanto incerto, le donne non possono essere obbligate a portare a termine una gravidanza durante questa crisi epidemiologica che potrebbe persino diventare una pandemia, stando all’allarme lanciato dall’Oms sul virus Zika” spiega Beatriz Galli, avvocato e portavoce di Cladem, associazione che si batte per i diritti delle donne in America Latina.

Posizione diametralmente opposta quella delle organizzazioni cattoliche come “Brasile senza aborto”, il cui nome è un manifesto del programma: “Quel che vogliono davvero ottenere è rendere legale l’aborto in tante situazioni diverse” spiega la presidente del gruppo Lenise Garcia. “Perchè se lo si permette nei casi di microcefalia, allora perchè non farlo per la sindrome Down o per altre malformazioni che possono riguardare il feto”.

Mentre le autorità brasiliane conducono una battaglia a tutto campo contro la diffusione della zanzara tigre, vettore della malattia, negli Stati Uniti si è verificato un caso di trasmissione del virus Zika per via sessuale. Un cittadino texano avrebbe contratto la malattia attraverso il rapporto con una persona infetta rientrata dal Venezuela.