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Myanmar, cresce l'islamofobia in vista delle prime elezioni libere in 25 anni


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Myanmar, cresce l'islamofobia in vista delle prime elezioni libere in 25 anni

Il Myanmar si prepara per le prime libere elezioni in più di 25 anni. Domenica, trenta milioni di birmani sono attesi alle urne per eleggere tre quarti dei 664 membri del Parlamento bicamerale. Il restante 25% dei seggi è riservato ai candidati sostenuti dai militari, che governano il Paese dai primi anni Sessanta.

I partiti in lizza sono in tutto 93, ma pochi otterranno una rappresentanza in Parlamento. Il favorito è la Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace nel 1991 e figlia di uno dei padri dell’indipendenza birmana.

L’attivista che osò sfidare il regime e che ne pagò il prezzo trascorrendo agli arresti oltre 15 anni, vuole accelerare le riforme e battersi per il rispetto delle minoranze etniche e religiose, in un Paese dove il buddismo dominante mostra un volto sempre più radicale.

I monaci, molto influenti negli ambienti rurali, sostengono il partito dell’Unione, della Solidarietà e dello Sviluppo, attualmente al potere e composto da generali in congedo come il presidente in carica, Thein Sein. Nel 2010 ha rassegnato le dimissioni dall’esercito per guidare, in abiti civili, quella che il regime ha presentato come una graduale transizione verso la democrazia.

L’autodissoluzione della giunta militare, nel 2011, ha consentito al Myanmar di uscire dal suo isolamento. Il rilascio dei prigionieri politici e la rimozione della censura hanno favorito una progressiva revoca delle sanzioni internazionali.

Ma, già da diversi mesi, l’Onu denuncia una crescita preoccupante dell’integralismo buddista e dell’islamofobia. Su 6.000 candidati alle elezioni, solo una piccolissima parte è di fede musulmana. Anche il partito di Aung San Suu Kyi ha rinunciato a presentarli nelle sue liste, cedendo alla pressione dei monaci.

I musulmani costituiscono appena il 5% della popolazione del Myanmar, ma alcuni di loro sono stati addirittura privati del diritto di voto. E’ il caso della minoranza islamica Rohingya: un milione di persone, che in base a una legge dell’82 sono escluse dalla cittadinanza birmana e soggette a innumerevoli violazioni dei diritti umani.

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