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Tre ragazzi siriani rifugiati a Budapest, ecco i loro progetti

Il motivo per cui i siriani fuggono dal loro Paese è la minaccia immediata alla loro incolumità. Il dato emerge da un’indagine presentata questa

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Tre ragazzi siriani rifugiati a Budapest, ecco i loro progetti

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Il motivo per cui i siriani fuggono dal loro Paese è la minaccia immediata alla loro incolumità. Il dato emerge da un’indagine presentata questa settimana dalla Ong “Adopt a revolution” e condotta su 900 rifugiati siriani arrivati in Germania.

Euronews ha incontrato tre ragazzi siriani che vivono in Ungheria durante un dibattito organizzato dalla Central European University di Budapest. Nel dibattito, sono state analizzate le risposte del sondaggio.

Maan Abu Layla è un richiedente asilo: “Mi piacerebbe tornare in Siria, ma non in questa situazione. C‘è bisogno di sicurezza per poter tornare, e anche di stabilità. Ma la cosa più importante e che mi manca di più adesso è la concordia tra la gente. Finché non cambieranno le cose non tornerò”.

Yahya al-Abudullah viveva ad Aleppo. Dopo aver terminato gli studi in Siria, è stato costretto ad arruolarsi. Non voleva ed è fuggito. Ha una competenza da formatore e ora vuole lavorare per un progetto educativo con i rifugiati.

“Sto studiando un programma educativo per i siriani – dice -. Anche per quelli che sono rimasti in Siria, ma sfortunatamente non credo che sarà possibile adesso. Se fosse possibile, tornerei”.

Al-Hakam Shaar è un giovane ricercatore del cosiddetto “The Aleppo Project”. E’ arrivato a Budapest dalla Turchia otto mesi fa per lavorare al progetto. Parla con architetti e archeologi di Aleppo per aiutarli a ricostruire in futuro la città, non soltanto gli edifici ma anche il tessuto sociale.
“Per me è molto importante perché qualsiasi sforzo di far condividere i ricordi, le esperienze e i punti di vista sulla città contribuirà a dare più possibilità a che la città possa essere ricostruita meglio”.

La guerra sta avendo un impatto devastante sulla Siria. In base all’Aleppo Project, quasi la metà degli edifici è stata distrutta o danneggiata. Un terzo della popolazione ha lasciato il Paese o è sfollato. Nessuno sa quando finirà la guerra e quando potrà cominciare la ricostruzione.