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La storia di Aylan Kurdi, bambino migrante

Aylan Kurdi. Dopo aver visto le foto del suo corpicino senza vita lungo una spiaggia di Bodrum, in Turchia, arrivano dai media mediorentali le prime

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La storia di Aylan Kurdi, bambino migrante

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Aylan Kurdi. Dopo aver visto le foto del suo corpicino senza vita lungo una spiaggia di Bodrum, in Turchia, arrivano dai media mediorentali le prime informazioni sulla sua storia familiare.

Una storia, purtroppo comune a troppi minori nati in Africa e Medio Oriente e in fuga, insieme (o spesso senza) alle famiglie, verso la salvezza. Spesso in Europa.

Lasciata Kobane, da dove proveniva, Aylan si è messo in viaggio con il padre, la madre e il fratello Galip (di cinque anni) per Bodrum.Qui la famiglia è salita su un’imbarcazione diretta a Kos. La traversata, una delle più brevi tra quelle scelte da migranti e rifugiati per raggiungere l’Europa, è anche considerata tra le meno rischiose da intraprendere. Nel caso di Aylan, di suo fratello e di sua madre, non è stato così.

Le autorità turche hanno annunciato di aver arrestato 4 cittadini siriani sospettati di essere tra i trafficanti ad aver organizzato il viaggio della famiglia Kurdi.

A Kobane, città martoriata da mesi di guerra tra la resistenza curda e i miliziani dell’Isil, la famiglia di Aylan aveva presentato regolare richiesta di asilo in Canada. Davanti al rifiuto delle autorità canadesi la decisione di raggiungere l’Europa dalla Turchia.

Se l’opinione pubblica europea si è indignata davanti all’immagine del corpo senza vita di Aylan Kurdi, non cessa la polemica politica. Dopo le immagini in arrivo dall’Ungheria, dalla Romania, dall’Austria e dopo gli annunci di Angela Merkel, per le cancellerie d’Europa è tempo di accordarsi sui numeri. In appena 8 mesi Berlino ha già ricevuto quasi 400.000 richieste d’asilo, 100.000 soltanto nel mese di agosto. Quasi 200.000 quelle accettate finora.
L’esempio tedesco, però, non è significativo del trend europeo.

A poche ore dalla pubblicazione sulla stampa internazionale delle foto senza vita di Aylan, il Governo britannico ripete:“Aumentare il numero dei rifugiati da accogliere non risolve i problemi”. Annuncio che è già valso al Governo Cameron le critiche degli altri Stati Ue oltre che del Consiglio d’Europa.

A tre anni Aylan ha purtroppo conosciuto soltanto la guerra come realtà quotidiana. L’origine curdo siriana è stata per lui una condanna. Insieme a lui nella notte tra martedì 1 e mercoledì 2 settembre sono morte altre 12 persone. Ogni giorno in centinaia si mettono in viaggio a piedi o via mare per cercare la salvezza. Alcuni, come Aylan muoiono nel tentativo di sfuggire a guerra, crisi e persecuzioni. Altri, dopo un viaggio estenuante riescono a raggiungere l’Europa.

Come ha recentemente ribadito l’Unhcr per fermare l’emergenza migranti e quella dei rifugiati l’unico rimedio è la progettazione condivisa a livello comunitario di un’unica politica d’asilo.