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Migranti, pronto il piano europeo: accoglienza pro quota nei Paesi membri

Mogherini soddisfatta. Si lavora anche per inasprire la lotta agli scafisti.

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Migranti, pronto il piano europeo: accoglienza pro quota nei Paesi membri

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Ripartizioni pro quota dei richiedenti asilo all’interno degli Stati membri, con eccezione possibile in base ai trattati per Regno Unito, Irlanda e Danimarca. All’Italia ne spetterebbero poco sotto il 12%, il che vuol dire meno di quelli che attualmente ospita. I numeri saranno portati al vertice europeo del 25 e 26 giugno, per essere votata a maggioranza qualificata.

I criteri di ripartizione sono determinati in base a pil, popolazione, tasso di disoccupazione e media di richiedenti asilo e profughi effettivamente accolti per ogni milione di abitanti nel periodo dal 2010 al 2014.

Ce ne sono altri, quelli dei 20.000 da “reinsediare” in Europa, che si trovano nei campi profughi di Paesi come il Libano. Ciò avverrà grazie a un finanziamento supplementare da 50 milioni di euro. Saranno individuati dall’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite.

In questo caso l’Italia dovrà contribuire, facendosi carico di 1.989 di essi. Ne spettano di più solo a Germania (3.086), Francia (2.375) e Regno Unito (2.309).

Oltre a quest’ultimo, che con l’appena riconfermato premier David Cameron ha ribadito di essere disposto a contribuire alle operazioni di salvataggio, ma non ad accogliere alcun migrante sul suo territorio, c‘è il blocco dei Paesi dell’est, dall’Ungheria alla Lituania, dalla Polonia alla Repubblica Ceca, pronto a mettersi di traverso.

L’Europa mostra qualche segno di tardivo risveglio, di fronte all’entità che il fenomeno sta assumendo negli ultimi mesi. Dall’inizio dell’anno 51.000 migranti sono entrati nel continente, 30.500 dei quali via sono arrivati in Italia via mare. Un calcolo, probabilmente per difetto, fa ammontare a 1.800 i morti nel Mediterraneo.

Nel piano c‘è anche il contrasto al traffico di migranti dalle coste nordafricane.

“Ho chiesto qui a Lampedusa alle persone sbarcate – ha commentato un’attivista di Human rights watch che si trova sull’isola, Judtih Sunderland – se avessero sentito dell’ipotesi di un’operazione militare per distruggere le imbarcazioni allo scopo di interrompere i traffici degli scafisti. Nessuno in realtà ne aveva sentito parlare, ma tutti sono rimasti scioccati: ‘non sarebbe distruggere le imbarcazioni, sarebbe distruggere vite umane’”.

Probabilmente equivocato l’obiettivo, che è quello di affondare i barconi prima che partano e non certo in mare carichi di persone.
L’alto rappresentante per gli affari esteri, Federica Mogherini, ha affermato che non avverrà con un’operazione di terra, nel rispetto del diritto internazionale. Ma uno dei governi libici, quello di Tobruk, ha già fatto sapere che negherà l’autorizzazione ad agire sulle proprie coste.