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Altro che bipolare: le elezioni inglesi dei piccoli partiti che nessuno vi racconta

Dai comici che sfidano Farage al Partito dei pazzi (che ha più di 30 anni). Quelli che non entrano alla Camera dei comuni, ma sono più colorati dei leader in abito scuro.

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Altro che bipolare: le elezioni inglesi dei piccoli partiti che nessuno vi racconta

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Laburisti e conservatori. Nell’Italia dei mille partiti che nascono, muoiono, si fondono, si spaccano, presentano simboli improbabili, la politica britannica fondamentalmente si immagina così: semplice e bipartitica.

Anche se questo bipolarismo è stato, negli ultimi anni intaccato. Cinque anni fa vi fecero irruzione i liberaldemocratici, che sono stati al governo con Cameron nell’ultima legislatura, ora si guarda soprattutto allo Ukip e ai nazionalisti scozzesi.

Ma dietro i partiti che (unici) guadagneranno seggi in Parlamento, anche nel Regno Unito c‘è tutto un sottobosco di poco conosciuti, velleitari, curiosi movimenti.

Il partito dei pazzi

“Decano” di essi è l’Official monster raving loony party, vale a dire grossomodo il Partito ufficiale dei mostri deliranti pazzi, che si presenta con lo slogan Vote for insanity (Vota per la follia). A fondarlo, nel 1983, fu il musicista David Sutch, che già si era dato alla politica 20 anni prima, quando era appena 23enne e l’età per votare era 21.

Da allora si è sempre presentato alle elezioni, con un (contenuto) numero di voti che è andato assestandosi. Nelle politiche del 2010 ne prese 7.510, presentando candidati in 27 collegi.

Per questa tornata un “passo indietro”: ce ne saranno solo 16, tra i quali l’attuale leader Alan Hope, che preferisce farsi chiamare “Howling Laud”, ovvero “Lode ululante”. Si presenterà nel collegio Uxbridge and South Ruislip, dove corre anche il sindaco di Londra Boris Johnson. E a proposito di ciò ha commentato “spero che gli elettori facciano fatica a distinguere chi sia il vero pazzo”.

Il manifesto elettorale del partito include proposte come mettere l’aria condizionata all’esterno degli edifici per combattere il riscaldamento globale e installare air bag alla Borsa di Londra, per prevenire gli effetti del prossimo crollo.

Pagliacciate? Senz’altro (d’altra parte nessuno nel Partito dei pazzi si propone di essere serio), ma altre proposte passate di Hope e soci, che una volta venivano derise, sono poi diventate realtà, come i passaporti per gli animali da compagnia e pub aperti 24 ore.

L’eterna lotta di ‘capitan fagiolo’

Non meno eccentrica è la candidatura, ad Aberavon, nel sud del Galles, dell’indipendente Barry Kirk. Più noto come Captain Beany, che di solito va in giro con un costume da supereroe e la faccia dipinta color “fagiolo al pomodoro”. Tenta da 25 anni di guadagnarsi un seggio costantemente vinto dai laburisti.

Che, questa volta, gli hanno probabilmente dato una mano a guadagnarsi qualche voto in più, avendo paracadutato su un seggio arcisicuro Stephen Kinnock, figlio dell’ex leader progrtessista Neil Kinnock e marito del primo ministro danese Helle Thorning-Schmidt.

“Uno schiaffo in faccia alla popolazione locale” ha affermato il ‘supereroe’, che ha aggiunto “incontro tanta gente che mi dice ‘almeno tu sei di qui e hai fatto tanto per la comunità, perché dovrei votare per questo intruso?”.

Kirk, che per questa campagna elettorale si è ‘dato un tono’ indossando un completo (pur con gli stessi vistosi colori) invece del solito costume, al di là dell’appuntamento elettorale è costantemente impegnato in raccolte fondi per motivi umanitari.

Gli sfidanti di Farage

Fondare partiti pare essere roba da musicisti nel regno di Sua Maestà. Lo ha fatto di recente Mark Berry, ballerino e percussionista, membro del gruppo alternative rock degli Happy Mondays. Il suo si chiama Reality Party. Che si schiera contro l’austerità e il “fracking”, ovvero la fratturazione idraulica, tecnica di estrazione dei gas di scisto dal sottosuolo.

Si presenta in una circoscrizione dell’ex operaia Manchester, con lo slogan bizzarro “Scuotete le maracas se siete contro i frackers”.

Non è l’unico candidato del Reality Party, che ne presenta quattro. Uno dei quali nella stessa circoscrizione del leader dello Ukip Nigel Farage. Per giunta suo omonimo. Si tratta di Nigel Askew, ben lontano dalle posizioni del leader ultranazionalista, tanto che per la sua campagna elettorale si è spesa la locale moschea.

Quello di South Tanet è un collegio davvero affollato. A sfidare Farage nel suo feudo c‘è anche il comico Al Murray. Quello è il nome che appare sulla scheda, ma gli elettori avranno in mente soprattutto “Pub Landlord”, un proprietario di pub xenofobo e reazionario, nato come una sorta di caricatura del leader dello Ukip.

Murray fa proclami elettorali del tipo “mettiamo i disoccupati in prigione e muriamo il tunnel della Manica per fermare l’immigrazione. Con mattoni britannici, ovvaimente”. Non è del tutto da escludere che qualcuno lo prenda sul serio.

462 simboli in giro per il Regno Unito

Si tratta di casi tra i più curiosi, ma non isolati. Sono 462 i partiti registrati. Tolti i principali, molti appariranno in pochissimi collegi o, addirittura, in uno soltanto. Con la sostanziale certezza di perdere le 500 sterline di cauzione necessarie, per ogni circoscrizione alla quale si partecipa, a iscriversi. Nonché le 150 pagate alla commissione elettorale per la registrazione, alle quali si aggiunge un obolo annuale.

Tra questi c‘è l’intraducibile Al-Zebabist Nation of Ooog, insieme partito e movimento religioso. I cui membri, “nemici dell’uomo bianco”, ricevono istruzioni direttamente dal “celeste Ooog”. Se ci siano o ci facciano, probabilmente stanno ancora cercando di capirlo anche loro.

Non è l’unico partito di ispirazione religiosa. Una (esigua) minoranza cristiana nel Regno Unito ha creato Proclamando la supremazia di Cristo. Ogni punto del programma è introdotto da un passo delle sacre scritture. Sono in buona compagnia, comunque: i partiti “cristiani” sono ben cinque. Comunque meno di quelli “indipendenti” (otto).

Di carattere non certo progressista appare il Partito dei veterani di guerra per la famiglia tradizionale. Alla quale sembra tenere ben poco, invece, un altro partito che evoca la guerra nel nome. Quella di classe, per la precisione. Il leader di Class war, Adam Clifford, si è infatti presentato all’intervista alla Bbc con parrucca biondo platino e stivaloni di pelle col tacco alto. Lo slogan del suo movimento non lascia grande spazio all’ipotesi di apparentamenti: “perché tutti gli altri candidati sono feccia”.

Nel Paese più scettico verso le istituzioni comunitarie dell’Unione Europea, solo degli immigrati potevano dare vita al Partito Europeo.

Non è britannico di molte generazioni nemmeno Waleed Ghani, che ha scelto un’altra via, quella di rifondare il “Whig party”, fino al 19mo segolo antagonista dei conservatori. Corre a Vauxhall, tradizionale feudo laburista nel sud di Londra. Secondo lui i partiti sono addirittura troppo pochi: “non capisco perché la gente non ne fondi di più. Ci sono 650 ottimi posti di lavoro a disposizione (i seggi alla Camera dei comuni ndr) e la gente dovrebbe competere per ottenerli. Ma mentre il sistema è buono, le persone che vi appartengono sono sempre politici di professione. Dovremmo alzare gli standard del discorso politico”.

Dal partito contro gli avvocati (disonesti) ai fautori dell’impero

E ancora ci sono l’Alleanza per la preservazione dell’ecosfera terrestre profonda, gli Scozzesi contro gli avvocati disonesti, e perfino il Party Party (Partito Partito). Gli Apolitici democratici e il Partito per il benessere degli animali, il Partito “Sensibile” e quello “Meritorcratico”.

Ci sono partiti particolarmente di nicchia già dal nome, come Il vero partito inglese della poesia, dalla comunicazione web, visto il sito, alquanto datata. Alla ‘potenza della rete’ ha provato senza troppo successo ad accedere il Commons sense party, che su twitter vanta la bellezza di dieci follower e ha smesso di cinguettare il 27 marzo, quando si appellava agli elettori affermando “votate le idee, non le persone”.

C‘è chi pensa di poter ricostruire l’impero britannico su facebook e chi è convinto la soluzione di tutti i problemi del mondo passi dall’eliminazione del denaro: il Money free party.

C‘è anche chi ritiene di avere davvero qualcosa da dire per rivoluzionare il panorama politico britannico e si lamenta di restare “seppellito” sotto questa marea di piccoli partiti, che perpetuano di fatto la netta prevalenza mediatica di quelli tradizionali.

Come Clive Peedell, cofondatore del National healt action party, oncologo che ha messo la sua carriera da parte per tentare quella politica. La maggior parte dei 12 candidati portati a queste elezioni sono dottori. Un po’ di notorietà l’ha guadagnata perché sfida David Cameron nel suo seggio strasicuro di Witney. “Ma – borbotta – se chiedete in giro alla gente comune pochissimi hanno sentito parlare di noi”.