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In Andalusia conferma socialista, ma Podemos segna la fine del bipartitismo

Il voto regionale in Andalusia stravolge il panorama politico spagnolo:il partito Socialista si conferma in un quadro politico totalmente inedito, segnato dall'irruzione di Podemos e dal crollo del pa

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In Andalusia conferma socialista, ma Podemos segna la fine del bipartitismo

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Siviglia, la capitale dell’Andalusia, la regione più popolata della Spagna, con quasi 8 milioni e mezzo di abitanti. Il partito socialista, che governa ininterrottamente sin dal ritorno alla democrazia, ha ottenuto una nuova vittoria. L’Andalusia rappresenta appena il 5% del PIL spagnolo e il suo tasso di disoccupazione, al 34,2%, è il più alto tra tutte le regioni d’Europa.

Point of view

Il partito Socialista reagisce, produce gli anticorpi per lottare contro Podemos e sopravvivere. Il Partito Popolare no, il suo sistema immunitario non esiste, non funziona

Una grande sfida per il governo locale, perché la piaga del lavoro riguarda soprattutto i giovani: il 59% degli under 25 non ha un lavoro.

“In questo momento sono disoccupata da due mesi – spiega la sivigliana Cristina Ortega – Da quando sono tornata dall’Italia nel 2009, non ho mai smesso di cercare un lavoro. In particolare a partire dal 2010, ho ottenuto solo contratti a tempo determinato, 3, 4, 5 mesi, 7 al massimo”.

Specializzata nella gestione delle Risorse Umane, Cristina Ortega ha approfondito i suoi studi in Italia, con una borsa di studio Erasmus. Ma, al suo ritorno a Siviglia, ha compreso che la situazione era disperata.

“Non ho trovato nessuna offerta relativa alla gestione delle risorse umane, il ramo in cui mi sono laureata – ricorda Cristina – Le uniche offerte ricevute riguardavano tirocini non retribuiti. Ma io devo pagare le bollette, lavorare senza compenso non rientra nei miei piani”.

Cristina divide l’appartamento con dei coinquilini e paga 425 euro di affitto al mese. Tra la disoccupazione o qualche lavoro part-time, guadagna al massimo 800 euro al mese.

“Mi sento una povera con il lavoro quando ne ho uno – conclude Cristina ortega – La mia aspirazione è quella di avere un lavoro normale, andare a lavorare ogni giorno e guadagnare uno stipendio che mi permetta di vivere con dignità e avere una famiglia. Ora non mi viene nemmeno in mente, perché è economicamente impossibile”.

Elizabeth García è responsabile del dipartimento donne e giovani della Confederazione sindacale Commissioni Operaie dell’Andalusia. Ai microxfoni di euronews spiega perché, in questa regione già povera, la crisi ha colpito più duramente che altrove in Spagna e chiede nuove politiche economiche per combattere la disoccupazione strutturale.

“Si è mantenuta un’economia basata sui servizi e l’edilizia, che sono settori temporanei, e non si è investito in altri settori che per l’Andalusia possono essere fattori di sviluppo economico, come le energie rinnovabili, l’industria, l’agricoltura – spiega la sindacalista – Risorse permanenti di questa terra e che possono essere elementi di sviluppo permanente in futuro”.

“L’esperienza di Cristina è comune a quella di molti giovani andalusi disoccupati – conclude l’inviato di euronews a Siviglia, Francisco Fuentes – Un vero dramma sociale in una regione che ha tutte le risorse per sviluppare un’economia produttiva che sia capace di dare benessere a tutti i suoi abitanti”.

In Andalusia si conferma la storica egemonia del partito Socialista spagnolo, ma in un quadro politico totalmente inedito, segnato dall’irruzione di Podemos e dalla sorpresa del partito moderato Ciudadanos. Un chiaro avvertimento al primo ministro spagnolo Mariano Rajoy.

Il giornalista di euronews, Francisco Fuentes, ha chiesto un’analisi dei risultati elettorali a Javier Pérez Royo, professore di Diritto Costituzionale dell’Università di Siviglia, conoscitore della realtà andalusa ed esperto analista politico spagnolo.

Javier Perez Royo, professore di Diritto Costituzionale dell’Università di Siviglia: “Improvvisamente scopriamo che il partito Popolare è in caduta libera: ‘il re è nudo, il re è nudo’, così hanno detto gli elettori. E una volta che le persone stabiliscono che il re è nudo, allora questo re deve lasciare. Se a maggio la tendenza sarà confermata, Rajoy sarà costretto a lasciare. Dovrà prendere la sua strada e lasciare, perché la bocciatura e la delegittimazione sono così brutali che dilagheranno in tutte le 8.000 amministrazioni comunali del Paese e il potere del Partito Popolare potrebbe crollare”.

Se tre anni fa, in Andalusia socialisti e popolari sommavano l’80% dei voti, oggi non superano il 60%. Le elezioni regionali non segnano la fine della tradizionale alternanza bipartitica, ma confermano una tendenza alla frammentazione che è iniziata con le elezioni europee.

“Questo cambiamento fondamentale ha avuto luogo a maggio – spiega Javier Perez Royo – Ma oggi vediamo che c‘è, in qualche misura, un consolidamento di questo mutamento che si è prodotto a maggio dell’anno scorso. Assisteremo al progresso di questo cambiamento in tutte le elezioni che si terranno quest’anno in Spagna”.

Il voto andaluso ha certificato il crollo dei Popolari, ma anche una certa capacità rigenerativa del partito Socialista che conferma alla presidenza Susana Díaz.

“Il partito Socialista reagisce, produce gli anticorpi per lottare contro Podemos e sopravvivere – sostiene Perez Royo – Il Partito Popolare no, il suo sistema immunitario non esiste, non funziona”.

Il partito Popolare affronta questa emorragia di consensi di fronte a calendario elettorale molto fitto con le elezioni comunali e regionali a maggio, quelle catalane a settembre e, entro la fine dell’anno, le legislative.

“Il Partito Popolare come affronterà il mese di maggio? I suoi candidati saranno in grado di fare campagna elettorale e tenere discorsi? I suoi elettori lotteranno o abbaseranno le braccia e diranno: questo è quello che ci rimane”, conlude Javier Perez Royo.

Il nuovo panorama politico spagnolo sarà probabilmente segnato da alleanze inedite che, dal laboratorio andaluso, potrebbero riprodursi a livello nazionale.