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Davos: l'Oxfam chiede un sistema fiscale globale contro le disuguaglianze

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Davos: l'Oxfam chiede un sistema fiscale globale contro le disuguaglianze

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L’epidemia di ebola sta mettendo a dura prova le economie di Sierra Leone, Liberia e Guinea, i tre Paesi in cui il virus ha causato il maggior numero di vittime.

Al Forum economico mondiale di Davos, in Svizzera, si è parlato sia dell’emergenza alimentare, scatenata dal mancato raccolto del 2014, sia della risposta della comunità internazionale al contagio.

Secondo Guy Ryder, capo dell’Organizzazione internazionale del lavoro, la perdita economica causata dall’epidemia nei tre Paesi si aggira intorno al 12% del reddito nazionale.

L’economia dell’Africa sub-sahariana dovrebbe però continuare a crescere nel 2015: del 4,6% secondo la Banca mondiale. Poco sotto le attese, a causa dell’ebola, ma anche del calo dei prezzi del petrolio.

L’inviata di euronews a Davos ha incontrato Winnie Byanyima, direttrice di Oxfam International, una confederazione di 17 organizzazioni non governative che si battono contro la povertà.

Isabelle Kumar, euronews: “Winnie Byanyima, molte grazie per essere con noi. Oxfam ha appena pubblicato un rapporto in base al quale l’1% della popolazione guadagna più del 50% della ricchezza mondiale. C‘è la possibilità di invertire questa tendenza?”

Winnie Byanyima, Direttrice esecutiva di Oxfam International e co-presidente del World Economic Forum 2015: “Sì, è possibile invertire questa tendenza perché la diseguaglianza estrema non è casuale, è il risultato di scelte. Scelte politiche giuste possono invertire la tendenza”.

euronews: “Pensa che qui a Davos le daranno ascolto?”

Winnie Byanyima: “Sì, devono. Perché imprenditori e leader politici sono interessati ad una società stabile, dove è possibile fare profitti e governare bene. Imprenditori e leader politici hanno ricevuto il messaggio. Sanno che la disuguaglianza cresce rapidamente e, se non si inverte la tendenza sarà un disastro per la crescita globale. Non sradicare la povertà rappresenta un male per la governance e per il benessere delle società”.

euronews: “Se guardiamo all’epidemia di Ebola nell’Africa occidentale, è una tragica ironia il fatto che poche persone producano enormi profitti. Profitti che potrebbero essere spesi per aiutare Sierra Leone, Liberia e Guinea”.

Winnie Byanyima: “Assolutamente. Uno dei modi per ridurre la disuguaglianza estrema è quello di immaginare un sistema fiscale globale. Fino a quando le aziende minerarie in Liberia e in Sierra Leone non pagheranno la loro giusta quota di tasse, questi Paesi non avranno mai le risorse necessarie per costruire sistemi di sanità pubblica in grado di prevenire epidemia come Ebola”.

euronews: “Le persone riunite qui discutono sul fatto di destinare fondi a queste tre nazioni?”

Winnie Byanyimal: “Non è una questione di elemosina. Il World Economic Forum non è una conferenza di donatori, è un network. Possiamo lavorare alla costruzione di un consenso di massima su certi temi, come quello di organizzare un vertice mondiale sulla tassazione in cui la comunità internazionale possa concordare misure per riparare il sistema fiscale globale. In una conferenza del genere si può trovare un accordo per destinare più risorse alla sanità e all’istruzione pubblica che sono gratuite per tutti. Temi su cui devono trovare un accordo imprese e governi”.

euronews: “Un’ultima domanda riguarda l’Africa nel suo complesso. Quale area del continente la rende più ottimista e quale, al contrario, quella su cui nutre meno speranze?”

Winnie Byanyima: “Sono ottimista perché l’Africa sta virando verso una fase di crescita solida. Questo è un bene. È un fatto positivo e spero che continui. Ma non sono molto ottimista quando vedo che la crescita viene imprigionata da un‘élite politica che lavora a stretto contatto con le multinazionali. Questa ricchezza, una volta creata, non viene distribuita e non produce effetti nella vita delle persone, nella creazione di posti di lavoro, nella salute e nell’istruzione. Dobbiamo fare di più per portare le risorse a tutte le persone”.