ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Papa Francesco in Sri Lanka: "bene davanti all'odio per superare conflitti"

Prima tappa del viaggio asiatico che porterà il pontefice nelle Filippine.

Lettura in corso:

Papa Francesco in Sri Lanka: "bene davanti all'odio per superare conflitti"

Dimensioni di testo Aa Aa

Accoglienza festosa per Papa Francesco al suo arrivo in Sri Lanka, dove ha trovato ad attenderlo il cardinale arcivescovo della capitale Malcolm Ranjith e il neopresidente Maithripala Sirisena.

Le elezioni nelle quali si è imposto la scorsa settimana sono avvenute in un clima di minori violenze e tensioni rispetto al passato, sul quale ha influito la programmata visita del pontefice.

Grazie a questo scenario l’affluenza alle urne dei cingalesi, hanno sottolineato I media, ha superato nelle nove ore di votazioni il 70% dei 15 milioni di aventi diritto.

“Non è un compito facile – ha detto Bergoglio – superare l’eredità amara di ingiustizie, ostilità e sfiducia lasciata dal conflitto. Ciò può essere fatto solo vincendo il male con il bene”.

Il presidente uscente, Mahinda Rajapaksa, incontrato a ottobre da Bergoglio, è stato sconfitto giovedì scorso dal suo ex ministro della Sanità. Il 63enne Sirisena ha raccolto intorno alla sua candidatura sia l’opposizione del Partito nazionale unito (Unp), sia un nutrito drappello di ex deputati della governativa Alleanza per la libertà del popolo unito (Upfa).

Le eterne tensioni tra buddisti e musulmani in Sri Lanka hanno sostanzialmente lasciato in disparte la minoranza cattolica.

Nell’isola regna un grande caos etnico-religioso. Tutti i buddisti sono cingalesi, tutti gli indu sono tamil, ci sono cattolici sia tra i tamil che tra i cingalesi. I musulmani parlano la lingua tamil e hanno una organizzazione sociale dal modello matriarcale, sul modello di quella tamil, ma non si considerano parte di questa comunità. Vivono da musulmani.

Tra il 1975 e il 2009 il conflitto tra tamil e cingalesi è stato particolarmente intenso. Si stima siano morte oltre 140.000 persone solo negli ultimi otto mesi del conflitto.

L’ipotesi di una recrudescenza, dopo il risultato un po’ a sorpresa delle presidenziali, non è del tutto da escludere.

La seconda visita asiatica di Bergoglio proseguirà, poi, nelle Filippine, dove i cristiani sono, invece, la stragrande maggioranza della popolazione.

Ed è soprattutto qui che i timori per la sicurezza di Papa Francesco crescono. Il presidente Benigno Aquino ha approntato un servizio di sicurezza composto da 25 mila poliziotti e oltre 7 mila militari, con altri 6 mila riservisti pronti in caso di bisogno.

La giornata considerata più rischiosa è quella di domenica, quando ci sarà una messa al parco Rizal per la quale sono attesi sei milioni di persone, che la renderebbero la cerimonia religiosa più grande di sempre.

E difficile da gestire, perché Papa Francesco ha rinunciato alla “papamobile” antiproiettile proprio per stare più vicino ai suoi fedeli. Il luogo della celebrazione sarà sorvegliato anche da 100 cecchini, mentre in alcune strade della capitale sono già state erette barricate di cemento per contenere l’accalcarsi della folla.

A far crescere la preoccupazione sono anche i precedenti. Nel 1995 il protocollo di sicurezza di Papa Woityla fu cambiato all’ultimo istante, con uno spostamento in elicottero fuori programma per via delle strade intasate.

E, ancor peggio, nel 1970, Paolo VI scampò miracolosamente a un accoltellamento all’aeroporto da parte di uno squilibrato, grazie al provvidenziale intervento del vescovo Paul Marcinkus.