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New York: proteste per un altro caso "Ferguson"

Le ultime parole di Eric Garner “Non riesco a respirare”, sono diventate lo slogan dei manifestanti riuniti nella Grand Central Station di New York

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New York: proteste per un altro caso "Ferguson"

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Le ultime parole di Eric Garner “Non riesco a respirare”, sono diventate lo slogan dei manifestanti riuniti nella Grand Central Station di New York. Protestano perché il Gran Giurì ha deciso di non incriminare il poliziotto Daniel Pantaleo per la
morte dell’afroamericano il 17 luglio a Staten Island.
Eric Garner è rimasto soffocato da una stretta al collo dell’agente dopo aver opposto resistenza all’arresto. Vendeva illegalmente sigarette sfuse. La “stretta” è una manovra proibita dalla polizia di New York. Una residente di Staten Island:
“E’ sbagliato! Questo poliziotto è un assassino! Un assassino a sangue freddo. Non lo abbiamo detto noi, lo ha detto il Cardinale Dolan, un assassino a sangue freddo. E’ così, è omicidio!”.
Un altro residente:
“Uccidere un uomo per una sigaretta, una sigaretta che costa 50 centesimi, soffocarlo così, mentre grida che non riesce a respirare, c‘è un video c‘è l’audio e non si arriva a un’incriminazione? Di cos’altro c’era bisogno?”.

Il Procuratore Generale Eric Holder ha annunciato, in seguito alle proteste, che sul caso verrà aperta un’indagine per i diritti civili. Il Presidente Obama, dopo i disordini di Ferguson, seguiti a un’altra condanna mancata di un poliziotto bianco che uccise un 18enne nero, ha dichiarato che lavorerà per creare maggiore fiducia tra chi deve far applicare la legge e le minoranze.