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La sfida di Al-Abadi: ricompattare l'Iraq e negoziare coi curdi

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La sfida di Al-Abadi: ricompattare l'Iraq e negoziare coi curdi

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E’ un Paese segnato dalla guerra, alle prese con un’ermegenza umanitaria senza precedenti e il dissesto economico, quello che sta per ereditare il prossimo primo ministro iracheno. Il compito di Haidar Al-Abadi e del governo di unità nazionale che sta per vedere la luce si annuncia tutt’altro che semplice.

Molti osservatori dubitano che saranno effettuati i passi necessari per riconciliare le diverse forze politiche. Quel che è certo è che Al-Habadi ha ricevuto il sostegno della comunità internazionale e dei ministri curdi.

Il suo predecessore, Nouri Al-Maliki, dopo otto anni alla guida dell’Iraq, ha dilapidato tutta la sua credibilità politica. Primo capo del governo eletto democraticamente in Iraq, ha fatto poco e niente per allentare le tensioni intercomunitarie, specie con i sunniti.

Tra le cariche di maggior peso nel prossimo governo c‘è senz’altro quella di ministro degli Esteri: dal 2003, la poltrona è stata occupata dal politico curdo Hoshyar Zebari.

Daleen Hassan, euronews: Approfondiamo il quadro politico in Iraq parlando con il ministro degli Esteri uscente, Hoshyar Zebari, in collegamento con noi.
La guerra contro lo Stato Islamico ha per obiettivo la difesa dei territori curdi o nasce dalla decisione del nuovo governo di sradicare questo gruppo estremista?

Hoshyar Zebari: “Oggi si combatte non soltanto per difendere il Kurdistan e il territorio dei curdi, ma anche per difendere l’intero popolo iracheno e le minoranze. Questa guerra serve a difendere l’intera regione e l’umanità”.

euronews: Il presidente del Kurdistan, Massoud Barzani, dice di aver ripetutamente avvertito che i gruppi estremisti si stavano rafforzando. Lei è stato ministro degli Esteri dal 2003. Perché avete aspettato che la situazione vi sfuggisse di mano?

Zebari: “Ci sono diverse ragioni: la crisi in Siria, di cui lo Stato Islamico ha saputo approfittare, i problemi tra i politici iracheni, e anche il risentimento dei sunniti, che si sono sentiti marginalizzati dalle scelte del governo. Gli estremisti si sono impadroniti di armi in quantità, di tecnologia avanzata e di denaro. Tutti questi fattori non sono stati presi in considerazione dai servizi di intelligence e dai leader iracheni, come sarebbe stato necessario”.

euronews: Perché Obama ha deciso di colpire lo Stato Islamico quando era vicino a Erbil e non quando si trovava alle porte di Baghdad?

Zebari: “Penso che non ci siano dubbi a riguardo. Non è soltanto perché c’era una minaccia diretta contro gli interessi americani a Erbil, ma anche per via dell’emergenza umanitaria. Gli Stati Uniti hanno fornito assistenza, sia a livello tecnico, che di intelligence e in fatto di armi. Il pericolo a Erbil era enorme e richiedeva una risposta immediata per fermare l’avanzata dello Stato Islamico”.

euronews: Ci sono molte domande aperte sull’IS e su chi lo sostenga. Nel suo libro, Hillary Clinton sostiene che gli Stati Uniti siano parzialmente responsabili per non aver affrontato l’IS fin dalla sua nascita. Come faranno ad affrontarlo d’ora in avanti?

Zebari: “Non sono d’accordo e ho letto il libro. Non ha detto questo. Forse è un’interpretazione dei media?”

euronews: Ma ha detto che non aver contrastato l’IS fin dall’inizio è stato un errore di calcolo da parte di Washington. Un errore che ha finito per rafforzare gli jihadisti.

Zebari: “Questo è un altro tema: tutti i Paesi che hanno sostenuto l’opposizione siriana e l’Esercito libero siriano e i gruppi estremisti in Siria hanno alimentato il fenomeno dello Stato Islamico.
Chiunque abbia aiutato l’IS, ora le cose sono fuori controllo. Lo Stato Islamico possiede armi in quantità e molto sofisticate. E’ forte, sa finanziarsi da solo ed è fuori controllo”.

euronews: Tra Baghdad e Erbil c’erano diversi problemi politici, soprattutto riguardo i peshmerga e il petrolio. Pensa che questi problemi scompariranno con il nuovo governo Abadi?

Zebari: “Avvieremo dei negoziati tra Abadi e i curdi. Il Kurdistan ha formato una delegazione. Quel che è accaduto è che le forze peshmerga si sono trovate male equipaggiate rispetto all’IS e la ragione è che il governo iracheno aveva rifiutato di finanziare e sostenere i peshmerga. Riguardo il petrolio, il nuovo governo dovrà approvare nuove norme in tema di risorse energetiche”.