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Denis Sassou Nguesso, presidente Congo: Il Mediterraneo non può essere il cimitero dei giovani africani

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Denis Sassou Nguesso, presidente Congo: Il Mediterraneo non può essere il cimitero dei giovani africani

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François Chignac, euronews:
“Signor Presidente benvenuto. Grazie per aver accettato di rispondere alle domande di euronews mentre è in corso il summit tra Unione europea e Africa, un summit che va in scena sette anni dopo quello di Lisbona. Di recente Lei ha scritto su Geopolitique Africaines che l’Europa ha bisogno dell’Africa tanto quanto l’Africa ha bisogno dell’Europa e ha chiesto una revisione dei legami tra Africa e Europa alle luce delle nuove realtà del ventunesimo secolo. Lasciamo Bruxelles e andiamo in Africa, in una terra di frontiera, drammatica e tragica, quella della Repubblica Centrafricana. L’Unione Africana si è impegnata abbastanza su questo dossier?”

Denis Sassou Nguesso, presidente della Repubblica del Congo:
“Oggi in Centrafrica, l’organizzazione dello Stato lascia a desiderare. È una sfida politica e istituzionale importante”.

euronews:
“L’Europa deve impegnarsi di più in Centrafrica o Lei crede che gli africani dovrebbero assicurare da soli la sicurezza?”

Denis Sassou Nguesso:
“Oggi ci sono seimila uomini dell’Africa centrale presenti nella Repubblica Centrafricana. Con una presa di posizione dei dirigenti africani che per lo meno ha fermato delle situazioni che avrebbero potuto trasformarsi in disastro. Inoltre l’Unione Africana ha preso il testimone attraverso la MISCA (Missione internazionale di sostegno in Centrafrica) e anche con il sostegno dell’Unione europea e la presa di posizione del consiglio di sicurezza dell’ONU”.

euronews:
“Signor presidente, ma le forze africane, le forze europee o, nel futuro, un mandato dell’ONU permetteranno di evitare una scissione della Repubblica Centrafricana?”

Denis Sassou Nguesso:
“Penso sia proprio questo che occorra evitare. Perché in questo momento l’Europa è formata da 28 Stati, mentre l’Africa è da troppo tempo frammentata. In Africa occorre parlare di più di integrazione, di accorpamenti subregionali. Non so a cosa potrebbe portare una nuova frammentazione di piccoli Stati che erano già stati fatti a pezzi, a dispetto del buon senso. Penso che con il sostegno dei partner, e parlo di sostegno logistico e finanziario alla MISCA, e parlo anche del sostegno finanziario e tecnico direttamente al governo centrafricano, si eviterà la divisione del Paese per andare verso la normalizzazione della situazione in tutto il territorio e quindi verso una stabilizzazione che apra la via al dialogo”.

euronews:
“Parliamo di politica interna, signor Presidente. Lei ha già capito la mia domanda, Lei verrà eletto alle prossime elezioni?”

Denis Sassou Nguesso:
“Nel Paese il dibattito è aperto. Io ascolto le forze politiche, quelle sociali. Il fatto di ripresentarsi non può essere soltanto dettato dal desiderio di potere, da una volontà di restare”.

euronews:
“Quindi non ha ancora preso una decisione…”

Denis Sassou Nguesso:
“Non ancora. Preferisco ascoltare il popolo perché non è una scelta che si possa fare senza il popolo”.

euronews:
“Lei sa che alcune associazioni hanno depositato in Francia una denuncia sulla questione del maltolto”

Denis Sassou Nguesso:
“In realtà avevo deciso di non parlare più di questa storia…”

euronews:
“Tuttavia che risposta dà a queste associazioni, ai magistrati che indagano su questo dossier?”

Denis Sassou Nguesso:
“Ci sono persone che pensano di poter calpestare la sovranità di altri Stati, di altri popoli…sto osservando per capire fin dove si possa arrivare con l’oltraggio e la provocazione”.

euronews:
“Rimaniamo sulla questione giudiziaria. Di recente in Costa d’Avorio abbiamo assistito a un’estradizione. La Corte penale internazionale ha chiesto un’estradizione. Alcuni Paesi africani, nella fattispecie alcuni membri dell’Unione Africana, si sono sollevati contro una politica giudicata, tra virgolette, razzista dalla Corte Penale Internazionale. Anche se il procuratore generale Fatou Bensouda è africano. Vorrei sapere: cosa ne pensa di questa politica della Corte Penale Internazionale?”

Denis Sassou Nguesso:
“L’Africa vede che in tutto il mondo avvengono drammi e che la Corte Penale Internazionale non fa nulla. Mentre ogni giorno trova in questo o quel Paese africano qualcuno da giudicare. Questo per noi è inaccettabile”.

euronews:
“Il Kenya, qualche mese fa, si è scagliato contro questa politica. Anche Lei la giudica oltraggiosa o trova che di fatto sia legittima?”

Denis Sassou Nguesso:
“Nel mondo stanno accadendo drammi e cose molto gravi che non starò a citare ma che chiunque conosce. Ma la Corte Penale Internazionale tace. Nessuno dice qualcosa. E invece sembra essere diventata una moda: venire a sapere, ogni due mesi, che un’autorità, perfino Capi di Stato in carica, viene trascinata davanti alla Corte. Questo è inaccettabile. E questo è il punto di vista odierno dei dirigenti africani. Il che non significa che neghiamo il diritto della Corte di esercitare i suoi poteri. Ma vogliamo che vengano esercitati nello stesso modo con tutti gli Stati, con tutti i dirigenti mondiali”.

euronews:
“Torniamo a parlare di economia. Undici milioni di giovani africani ogni anno approdano sul mercato del lavoro africano. Tuttavia molti di questi giovani tornano all’economia sommersa per mancanza di opportunità. Come fare per garantire una migliore integrazione della gioventù africana?”

Denis Sassou Nguesso:
“Se invertissimo il rapporto attuale che abbiamo con i nostri partner, sono persuaso che l’Africa avrebbe i mezzi per far lavorare i propri giovani in Africa e per non farli annegare nel Mediterraneo.
Il Mediterraneo, che dovrebbe essere luogo di cooperazione tra Europa e Africa, è diventato un cimitero. Ed è un vero dramma, una
sfida che l’Africa deve affrontare”.

euronews:
“Lei pensa che l’Africa debba rivedere le relazioni con l’Unione europea in prospettiva di una crescita africana? Occorre, nello specifico, implementare una nuova partnership commerciale tra Unione europea e Africa alla luce dei nuovi di tassi di crescita africani?”

Denis Sassou Nguesso:
“Creare del valore aggiunto, dei posti di lavoro, formare le persone nel nostro continente, aumentare lo sviluppo dell’Africa per scambi che aumenteranno di volume. Tutto questo è interesse sia dell’Europa che dell’Africa. Penso che a Lisbona si fosse già discusso di tutto questo. Ora manca soltanto l’implementazione”.

euronews:
“A Lisbona abbiamo assistito a molte dichiarazioni d’intenti. Occorre eliminare la distanza tra le dichiarazioni d’intenti e i fatti?”

Denis Sassou Nguesso:
“L’Africa non può solo accontentarsi di aprire i propri mercati per ricevere i prodottti senza essere in grado anch’essa di esportare”.

euronews:
“Quindi una relazione tra pari piuttosto che una relazione unilaterale
come è stato finora…”

Denis Sassou Nguesso:
“Come è stato fin dall’epoca della colonizzazione e forse come lo è tutt’ora! Dunque ottenere che l’Europa si impegni a fornire all’Africa,
a un partner che ne ha bisogno, un appoggio sufficiente per accrescere il livello di sviluppo. Avere dunque un partner solido e credibile come l’Europa ma anche altri partner, in Asia e in America, ad esempio”.

euronews:
“La conservazione della biodiversità in Africa è davvero una sfida per il futuro, che permetterà alle prossime generazioni di vivere meglio nel continente africano ma anche nel resto del mondo”.

Denis Sassou Nguesso:
“Abbiamo la responsabilità di proteggere il bacino del Congo che, dopo l’Amazzonia, è l’altro polmone della Terra. Lanciamo un appello agli altri partner perché gli incontri su questo tema non siano sempre fallimentari. Eravamo a Rio +20. I Paesi ricchi si sono riuniti in Messico 24 ore prima che iniziasse il summit di Rio. Dopo la loro riunione tutti i dirigenti di questi Paesi sono ripartiti, come se a Rio l’incontro fosse destinato solo ai Paesi più poveri. Noi eravamo là mentre i più ricchi se n’erano andati. A loro non interessava”.

euronews:
“Oggi tocca al vagone europeo riattaccarsi alla locomotiva africana. È questa oggi la storia, il futuro?”

Denis Sassou Nguesso:
“Sì, c‘è stata la tendenza…”

euronews:
“Quindi è il vagone europeo che deve attaccarsi alla locomotiva africana?”

Denis Sassou Nguesso:
“Non la metterei in questi termini. Forse sarebbe meglio dire che sono due forze che dovrebbero unirsi per avanzare. Anche tra noi, in Africa, la comunicazione si effettua in lingue europee e inoltre ci sono popoli che si conoscono da lungo tempo e i due continenti sono quelli più vicini. Possiamo progredire impegnandoci in azioni più concrete al posto di continuare a fare solo della retorica”.