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Guinea Equatoriale: più investimenti stranieri per un maggiore sviluppo

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Guinea Equatoriale: più investimenti stranieri per un maggiore sviluppo

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François Chignac, euronews:
“Secondo un rapporto dell’ONU, nel 2014 la maggior parte dei Paesi africani dovrebbe registrare una crescita economica superiore alla media mondiale. Ma i contrasti persistono soprattutto nei Paesi in forte sviluppo come Nigeria o Guinea Equatoriale dove il PIL pro capite è il più alto d’Africa ma l’indice di sviluppo umano resta al 136esimo posto. Perché simili disparità? Lo abbiamo chiesto agli uomini d’affari e ai politici riuniti qui a Malabo”.

Dalla metà degli anni Novanta la Guinea Equatoriale è uno dei maggiori produttori di petrolio. Finora però la ricchezza è rimasta nelle mani di pochissimi. Ma c‘è chi crede che sia solo una questione di tempo prima che tutti possano trarne beneficio.

Michael Lamaswala, amministratore delegato di Blue Square Oil & Gas Limited: “Se si guarda ai Paesi europei, conosciamo la storia europea e quanto tempo c‘è voluto, vediamo come numerosi cambiamenti siano diventati realtà. L’Africa, se guardiamo al periodo
di tempo intercorso tra la colonizzazione e adesso, sta progredendo molto rapidamente. In Paesi come la Guinea equatoriale, la Nigeria, le amministrazioni cercano di fare in modo che la ricchezza filtri verso il basso grazie a investimenti esteri e anche cercando di concedere maggiori poteri ai cittadini. Con la ricchezza dovuta allo sfruttamento del sottosuolo, aziende come la nostra stanno installandosi qui. Si possono già vedere miglioramenti nell’istruzione, e se la popolazione è più istruita, le sue condizioni migliorano”.

Il regime della Guinea Equatoriale ha una pessima reputazione internazionale. Ed è forse per migliorarla che Malabo tenta di attrarre investimenti dall’estero. Secondo molte ONG il Paese detiene il record negativo, in tutta l’Africa, del rispetto dei diritti umani. Con una minuscola elite che si sta intascando tutta la ricchezza proveniente dal greggio.

Il governo centrale continua a cercare di ottenere denaro straniero, mentre c‘è chi vede in questo tentativo un nuovo spirito d’apertura, come Michele Carlsson, capo del Dipartimento sviluppo per il Medioriente e l’Africa di Nasdaq OMX Group INC: “Il messaggio che riceviamo dal governo locale, dopo questa conferenza, è che davvero vuole fare un passo in avanti e migliorare. Se sei un consulente mordi e fuggi, l’Africa non è un posto per te, perché occorre del tempo. Mentre direi che questo è il posto ideale per gli investitori seri che guardano davvero allo sviluppo economico e sociale del Paese, oltre naturalmente al loro profitto”.

Nel 1968, anno dell’indipendenza dalla Spagna, la Guinea Equatoriale era uno dei Paesi africani più poveri. Terzo maggior produttore di petrolio in Africa, dopo Nigeria e Angola, oggi questa dittatura è in pieno boom economico. Ma più della metà della popolazione vive ancora sotto la soglia della povertà. E se le infrastrutture sono migliorate, la situazione sociale resta drammatica.

“Siamo un Paese – sostiene Marcelino Owono Edu, ministro delle Finanze – che parte da zero ma che si vuole sviluppare. Poco a poco. Credo che ora una delle priorità del governo sia quella di sviluppare le capacità umane. Il che significa istruzione e sanità. Quest’anno abbiamo destinato il 35% del totale del bilancio per il settore sociale”.

Il governo della Guinea Equatoriale assicura che la diversificazione economica resta una delle sue priorità. La speranza è che investimenti stranieri a lungo termine, in settori diversi da quelli energetici, possano condurre il Paese verso uno sviluppo sostenibile e una più equa distribuzione del reddito. Come chiesto più volte dalle Nazioni Unite.

“Dopo aver sviluppato le infrastrutture – dice Lucas Abaga Nchama, governatore della Banca centrale dell’Africa centrale – il Paese organizza un simposio per impegnarsi nella diversificazione che dovrebbe farlo uscire dall’emergenza. Perché l’avvenire, il vero polo di crescita del futuro è l’Africa Centrale. L’obiettivo è raggiungere un livello sostenibile che duri nel tempo al fine di andare oltre l’emergenza”.