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Social Media alla ribalta tra i banchi di scuola

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Social Media alla ribalta tra i banchi di scuola

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Facebook, Twitter… sono rimasti in pochi a non usare i social media nella propria vita privata e anche per lavoro. Ma come sarebbe se i social media entrassero a pieno titolo anche negli istituti scolastici, come un ufficiale strumento didattico usato dagli insegnanti per rendere le proprie lezioni più efficienti e seguite dagli studenti?

A Singapore, che vanta un’economia tra le dieci maggiori del mondo, il governo sta sperimentando l’introduzione dei social media come strumento di insegnamento. Gli insegnanti della scuola media Ngee Ann, ad esempio, rivolgono domande alla classe e gli studenti possono rispondere via Twitter (che qui viene usato dal 2009), mentre le lezioni di economia ed arte si tengono condividendo immagini online e siti di infografica.

Tra i maggiori esperti di New Media, Sreenath Sreenivasan, Chief Digital Officer della Columbia University di New York City, sostiene che la più grande innovazione in corso si chiami “social media”, un fenomeno che ha contagiato non solo i giovani ma anche i più attempati surfisti della rete.

“I social media promuovono più interazione e scambio di conoscenze in classe. Un passo avanti rispetto al modello tradizionale dove i docenti insegnano e gli studenti ascoltano, e si annoiano”, dice il professore.

E’ comprensibile che i più scettici sull’uso dei social media in classe siano i genitori. Facebook può davvero far imparare qualcosa di utile agli studenti? Che dire poi delle questioni inerenti la sicurezza e riservatezza dei minorenni che usano i social media?.

Ebbene in Colombia, nel Collegio Bilingue di Richmond, gli studenti ed i propri genitori sono al centro di un progetto innovativo: a 12 bambini, tra i 9 e i 12 anni, viene insegnato l’uso di tecnologie, come Facebook e Prezi, e a loro volta poi condividono ciò che hanno imparato con genitori ed amici.

Il risultato è stato un successo tale che il progetto è stato integrato nei programmi scolastici di IT.

“Questo aiuta a migliorare la comunicazione al’interno della famiglia, ma anche quella tra i genitori e la scuola, così in qualche modo i genitori possono essere parte del processo formativo” dice Daniel Hernàndez, del Consiglio Superiore del Comitato di Controllo sulla Tecnologia del Collegio Bilingue di Richmond.