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La Cina estende la sua influenza in Africa
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E’ stata Mosca la meta della prima visita ufficiale del nuovo presidente cinese. Il viaggio di Xi Jinping è indicativo di un asse determinante per gli equilibri geopolitici presenti e futuri. Legami economici e interessi strategici comuni avvicinano i due Paesi.

Gli scambi energetici e commerciali si rafforzano, mentre Pechino e Mosca, entrambi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu con diritto di veto, condividono l’approccio su molte questioni di politica internazionale, tra cui, com‘è noto, la situazione in Siria.

Il presidente cinese lo sottolinea: “Viviamo in un’era di trasformazione. La pace, lo sviluppo, la cooperazione e l’interesse comune sono le tendenze di quest’epoca. Il vecchio sistema coloniale è stato abbattuto, lo scontro tipico della Guerra Fredda non potrebbe esistere. Il mondo non sarebbe dominato da nessun singolo Paese o blocco.”

Pechino punta ad accrescere il proprio ruolo, economico e politico, nello scenario globale e per farlo incrementa la sua presenza in Africa. In quest’ottica si colloca la visita di Xi Jinping in Tanzania. La Cina, accusata di accaparrarsi a buon mercato terre africane per produrre biocarburanti, replica sottolineando di impegnarsi negli investimenti per lo sviluppo dell’agricoltura locale.

Il continente dispone di enormi risorse naturali, in particolare minerali, di cui Pechino ha bisogno, ed è un mercato di sbocco per le merci “made in China.” Il commercio tra la Cina e l’Africa è in costante aumento.

Le cifre degli scambi sono passate da 7,7 miliardi di euro nel 2000 a 128 miliardi di euro nel 2011.

Per il presidente della Tanzania, Jakay Mrisho Kikwete, il rapporto con la Cina è vincente per entrambe: “Usiamo ancora sistemi tradizionali, come le zappe. Non possiamo sviluppare l’agricoltura. Non abbiamo fertilizzanti. Non usiamo semi ad alto rendimento. Non irrighiamo le nostre fattorie. Abbiamo bisogno di tecnologia. E’ questa che ci aiuterà a crescere.”

Simbolo di questa amicizia con la Tanzania, la linea ferroviaria che collega il Paese allo Zambia, costruita con l’aiuto della Cina tra il 1970 e il 1976, subito dopo l’indipendenza dei due Paesi nel 1964.

Marina Ostrovskaya, euronews

Il nuovo Presidente della Cina ha iniziato il suo primo viaggio ufficiale da capo di Stato dalla Russia per poi spostarsi in Africa. Xi Jinping visita una serie di Paesi, tra cui il Sudafrica, dove a Durban partecipa al vertice dei Brics. Con Dimitri Mosyakov, responsabile del centro dell’Asia Sudorientale a Mosca cerchiamo di capire gli aspetti evidenti e quelli nascosti della politica cinese di oggi.

È chiaro che l’itinerario e i Paesi scelti dalla leadership cinese per il primo viaggio all’estero non sono casuali. Cosa signigica questo secondo Lei?

Dimitri Mosyakov

L’itinerario dice chiaramente quali siano le priorità stabilite dalla Cina di oggi e dal nuovo governo cinese. Ci fa capire quali siano le priorità della politica estera con uno sguardo al futuro. Dal punto di vista delle nuove autorità cinesi, la Russia si sta muovendo verso la creazione di un’alleanza molto stretta. Per quanto riguarda l’Africa è diverso. Non è un segreto che l’Africa oggi rappresenti il fulcro degli interessi economici. È qui che Pechino sta cercando di rafforzare la propria influenza.

Lo sviluppo della Cina passa da un lato dalla necessità di garantire la sicurezza a nord – e questo si può realizzare a livello globale attraverso il rapporto tra Russia e Cina – dall’altro passa attraverso il mercato delle risorse minerarie, e gran parte di questo mercato si trova in Africa.

euronews

Il presidente Vladimir Putin ha definito la visita di Xi Ginping “un gesto simbolico”. Che tipo di rapporto vede oggi tra la Russia e la Cina?

Dimitri Mosyakov

Credo che questo rapporto sarà migliorato. È chiaro che i due Paesi hanno interessi comuni nel mondo. Se parliamo della Cina, è sempre più chiaro che il suo rapporto con gli Stati Uniti è entrato in una fase molto complicata, con gli Stati Uniti che cercano in ogni modo di arrestare la crescita della Cina, di arrestare l’espansione cinese nel sudest asiatico e nei Paesi del Pacifico.

A questo si aggiunge un rapporto molto difficile tra Cina e Giappone, alleato degli Stati Uniti. In questa situazione la Russia ha un interesse immenso nel consolidare le relazioni con la Cina. Non sembra solo un’alternativa economica, ma anche politica. Un rapporto più stretto con la Cina rafforzerebbe di sicuro la posizione della Russia, soprattutto nel caso di negoziati con l’Unione europea e gli Stati Uniti.

euronews

Ha già menzionato l’Africa. Un giornale russo ha chiamato il continente nero il jolly in una partita globale, giocata con discreto successo in modo particolare dalla Cina. Pechino ha dei rivali in questa partita?

Dimitri Mosyakov

Certo. Questa lotta è evidente e la si può vedere in diversi ambiti. I media cinesi, per esempio, non nascondono l’atteggiamento completamente diverso del Paese nei confronti dei problemi in Mali. Nei media russi, e in quelli occidentali in genere, il punto di vista più diffuso riguarda la lotta agli islamisti, ai radicali, agli estremisti e la lotta contro il loro tentativo di conquistare il Paese.

Guardate invece la stampa cinese. Scrive che l’obiettivo di questa operazione militare era un altro, ossia di cacciare la Cina, di tagliare fuori la Cina dalle riserve minerarie, specialmente dalle terre rare in Mali e che Pechino vuole sfruttare. Dunque sembra che lo scopo principale di questa operazione militare sia quello di cacciare la Cina dai Paesi a sud del Sahara.

L’Africa sta diventando terra di molte lotte. Le ex potenze coloniali come la Francia, o gli Stati Uniti – che non hanno una storia coloniale ma hanno comunque immensi interessi in Africa – non accettano una situazione nella quale l’Africa diventa la fonte di risorse minerarie per alimentare la crescita della Cina.

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