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Nelli Feroci: "Serve chiarezza su direzione di marcia del progetto europeo"

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Nelli Feroci: "Serve chiarezza su direzione di marcia del progetto europeo"

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Euronews ha incontrato a Bruxelles l’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, che rappresenta l’Italia presso le istituzioni europee.
 
Enrico Bona, euronews: Cominciamo con la crisi dell’eurozona, una crisi che negli ultimi mesi è sembrata quasi accelerare. La Grecia, ad esempio: prima, una sua eventuale uscita dall’euro era soltanto ventilata; adesso c‘è chi ne parla apertamente. Italia e Spagna, pur avendo fatto diverse riforme, continuano a pagare interessi altissimi per finanziarsi sui mercati. Insomma, la disgregazione della zona euro ora è uno scenario possibile, forse pessimistico, ma sembra possibile. Che cosa si può rispondere a chi, leggendo i giornali, ha questi timori?
 
Ferdinando Nelli Feroci, Rappresentante Permanente d’Italia all’UE: Lo slogan “too little, too late” è stato utilizzato molto spesso per commentare le decisioni che sono state prese nell’infinito numero di vertici che si sono tenuti dalla primavera del 2010 a oggi, e purtroppo in parte è vero. Questo essere arrivati sempre un po’ troppo tardi e con misure che sono state valutate il giorno dopo dai mercati come non sufficienti è un fattore che ha aggravato la dimensione della crisi. Ma io credo che dobbiamo anche essere ottimisti, nel senso che, in ogni possibile occasione, i leader hanno confermato la determinazione a garantire la stabilità dell’euro, la governabilità della zona euro, e soprattutto a non consentire passi indietro che rimettano in discussione, non solo la nostra moneta comune, ma anche tutta la costruzione europea. Resta ancora da fare qualcosa, spero che lo si faccia nei tempi giusti, dovuti, e non troppo tardi.
 
euronews: Parliamo di quello che resta da fare. Nell’ultimo Consiglio europeo, è stata espressa la volontà di andare verso una maggiore integrazione: economica, monetaria, bancaria, fiscale, politica. Il presidente del Consiglio europeo Herman Von Rompuy e il presidente della Commissione Barroso sono stati incaricati di formulare delle proposte entro la fine dell’anno. Che cosa c‘è in cantiere?
 
Nelli Feroci: Uno dei motivi di debolezza della moneta comune, ma soprattutto uno dei motivi che spingono gli investitori a speculare, oggi su questo domani sull’altro paese, è l’assenza di chiarezza sulla direzione di marcia del progetto comune. La road map, la visione più a lungo termine sulla quale dovremo confrontarci a partire dal mese di settembre, prevede tre grandi piste di riflessione: una è quella che concerne l’unione bancaria, la seconda è quella che riguarda la cosidetta unione fiscale, la terza è l’unione economica. Intanto premetto che sull’unione bancaria si accelererà la trattativa molto rapidamente perché c‘è già una decisione di principio che è estremamente importante e che riguarda la creazione di un’autorità europea di vigilanza sulle banche. La Commissione presenterà una proposta già il 12 settembre. A partire da quella data ci confronteremo su un testo legislativo: è previsto che compiti di vigilanza vengano affidati alla Bce. Ci sono non pochi dettagli da definire, non pochi problemi da risolvere, ma ci si muove verso la direzione di un autentico sistema europeo di vigilanza sulle banche. A fianco, dovremo affrontare il tema molto politicamente sensibile di più unione fiscale, che vuol dire più controlli sui bilanci nazionali, in cambio, ci auguriamo, di una qualche forma di mutualizzazione del debito, e di più coordinamento delle scelte di politica economica: insomma, una direzione di marcia che ci porta verso qualcosa che assomiglia all’unione politica.
 
euronews: Tra le varie fasi di questo processo di avvicinamento all’unione politica, una passa attraverso il nuovo fondo ESM, che sostuituirà l’attuale fondo, cosidetto salva stati. Il presidente del Consiglio italiano Monti ha detto più volte che maggiori sono i mezzi finanziari a disposizione del fondo, minore sarà la probabilità di doverli davvero utilizzare. Sappiamo però che questo fondo non avrà una capacità di fuoco sufficiente per proteggere la Spagna, e eventualmente anche l’Italia. Questo rischia di diminuirne il potere deterrente?
 
Nelli Feroci: Il problema delle dotazioni, prima di Efsf, poi di ESM, è un problema reale. La “lending capacity” di questi strumenti è tarata per interventi di assistenza a paesi delle dimensioni di Grecia, Portogallo, Irlanda. Quando si comincia a parlare di volumi di debito del tipo di quelli di Spagna e Italia, evidentemente la potenza di fuoco, oggi di Efsf, domani dell’ESM, potrebe non essere sufficiente. Anche soltanto in funzione di deterrenza, disporre di maggiori risorse ci rassicurerebbe e rassicurerebbe i mercati. Maggiori risorse però vogliono dire maggiori esborsi a carico degli stati dell’euro. Una soluzione potrebbe essere quella su cui finora non siamo riusciti a trovare un accordo, ma che probabilmente tornerà di attualità nei prossimi mesi e che è quella di riconoscere all’ESM la licenza bancaria, quindi la possibilità per l’ESM di approvvigionarsi sui mercati del credito, anche magari direttamente attraverso la Bce. Questo sarebbe un segnale forte della volontà di usare tutte le risorse disponibili, oltre a quelle di cui, sulla carta, dispone oggi l’ESM
 
euronews: Sempre riguardo la nascita di questo fondo ESM, sappiamo che è legata a una decisione della Corte costituzionale tedesca, che si pronuncerà a settembre. A leggere i commenti politici, si avverte una sorta di insofferenza per i tempi lunghi della corte. Sappiamo però anche che questi temi su cui si dibatte a Karlsruhe sono temi di grande interesse per tutti i cittadini europei. Si tratta di capire se gli accordi che vengono presi a Bruxelles siano o meno compatibili con il principio di rappresentanza democratica e di sovranità popolare.
 
Nelli Feroci: Non c‘è dubbio che la corte ha posto, con alcune sue sentenze, l’attenzione su un nodo delicatissimo che è quello del rapporto tra decisioni e responsabilità di istituzioni nazionali e responsabilità che appartengono al mondo delle istituzioni sovranazionali. Un problema che evidentemente si riproporrà se si dovrà, come mi auguro, procedere nel rafforzamento dell’unione economica e monteraia. E non solo per la Germania, ma per tutti i paesi che decideranno di aderirvi.
 
euronews: Tutti questi accordi che stanno avvenendo tra i dirigenti europei sono compatibili con quei principi di rappresentanza democratica, di sovranità popolare, di cui sta ragionando anche la Corte costituzionale tedesca, oppure, nel futuro molto prossimo, saranno necessari un nuovo quadro giuridico, un nuovo quadro costituzionale per l’Unione?
 
Nelli Feroci: Finora abbiamo operato al limite di quello che si poteva fare sotto il profilo dei trasferimenti di sovranità. E, secondo me, abbiamo fatto molto in questi due anni, senza dirlo troppo apertamente. Ulteriori passaggi verso ulteriore integrazione fiscale, economica, di bilancio, molto verosimilmente richiederanno delle modifiche dei trattati. Siamo anche cosapevoli che questo è un passaggio non indolore, è un passaggio che comporterà complicazioni possibili, sia perché dovremo verificare quanti saranno disponibili a seguire questo percorso, e poi tutte le complessità a cui abbiamo assistito in passato per le procedure nazionali di ratifica. Se il progetto è condiviso, come io ritengo che sia, probabilmente irreversibilie, come sono altrettanto convinto che sia, bisogna che prepariamo le nostre opinioni pubbliche ad accettare fino in fondo tutte le implicazoni di un ulteriore passaggio nel senso di maggiore integrazione.
 
euronews: Quello di un’Europa federale è un progetto a lungo termine, naturalmente non ci si arriva domani. Secondo lei, però, potrebbe essere utile fissare una scadenza, come è stato fatto per l’adozione dell’euro?
 
Nelli Feroci: Andrei cauto con le scadenze. In questa fase, credo che sia più utile confrontarci in maniera molto aperta sul grado di condivisione di un progetto di maggiore integrazione; vedere fino a che punto si sia davvero disposti, ad esempio su un tema molto sensibile come quello di ulteriori maggiori controlli sulle politiche di bilancio in cambio di una qualche forma di mutualizzazione del debito. Sono due passaggi entrambi estremamente critici: c‘è chi ritiene che si sia fatto tutto quello che era ragionevole fare sotto il profilo dei bilanci nazionali, c‘è invece chi ritiene che si debba fare ancora di più, c‘è chi ritiene che anche soltanto evocare la nozione di mutualizzazione del debito sia un anatema. Quindi dobbiamo costruire un terreno condiviso per procedere su un percorso di questo tipo. Poi, dopo, fisseremo le scadenze.