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A Palermo Orlando riparte dai cittadini

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A Palermo Orlando riparte dai cittadini

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Leoluca Orlando torna a Palermo da sindaco.
In occasione delle ultime amministrative è stato eletto primo cittadino di Palermo con il 72% delle preferenze.

Già sindaco del capoluogo siciliano per tre volte negli anni Ottanta e negli Novanta, Leoluca Orlando si trova di fronte una città in ginocchio.

E contro crisi e mafia punta sui cittadini. Quelli onesti.
Leoluca Orlando sorride e afferma con un certo piglio di sicurezza:“Sono gasatissimo, spero di scrivere una pagina di storia, un anemico ministro non scrive pagine di storia”.

Euronews¨:“Come spiega il suo grande successo?”

Leoluca Orlando:“Io credo che la mia candidatura sia stata interpretata come una vittoria dell’anticasta. Credo che in questo momento sia molto più importante dare risposte a realtà difficili come Palermo, piuttosto che restare posteggiato in posti di privilegio”.

Euronews:“Il crollo dei grandi partiti alle ultimi amministrative che fase politica preannuncia per l’Italia?”

Leoluca Orlando: “È stato il crollo di tutti i partiti non soltanto dei grandi partiti. L’Italia dei Valori, il partito che generosamente mi ha sostenuto, il mio partito, qui a Palermo ha preso solo l’11% dei voti. Pd e PDL oscillano tra 8 e 9%. C’è una crisi complessiva dei partiti di interpretare i bisogni della gente”.

Euronews:“Palermo città di speranza e città di mafia. Vent’anni fa, dopo la strage di capaci, sono partite le trattative tra stato e mafia,secondo lei queste trattative sono sono ancora in corso?”.

Leoluca Orlando: “Per fortuna ci sono trattative tra Stato e mafia. Prima della primavera palermitana, prima del risveglio delle coscienze, non c’erano trattative, c’era identificazione. In questa sedia dietro di me sedeva Vito Ciancimino. Lui non trattava con la mafia perché era la mafia C’era identificazione tra stato e mafia. Quando da questo palazzo, dal palazzo di giustizia, dal palazzo arcivescovile, dalla società civile iniziarono segni di reazione e di resistenza alla Mafia, Cosa Nostra fu costretta a aprire le trattative. Quindi l’esistenza di trattative o i tentativi di trattative tra stato e mafia è la conferma stessa che lo stato combatte la mafia”.

Euronews:“C’è stato un tempo in cui il ruolo del mafioso era legittimato dalla società siciliana, oggi questi tempi sono finiti. Eppure la mafia c’è ancora, esiste ancora una cultura mafiosa e non solo in Sicilia. Che cosa ci vuole per vincere la mafia oggi?”.

Leoluca Orlando:“Oggi combattere la mafia è meno pericoloso in termini fisici ma è più difficile. Oggi la mafia non cerca piu il vecchio controllo fisico del territorio, ma cerca il controllo immateriale che è il controllo finannziario e mediatico. Se le banche non capiscono, se i finanzieri non capiscono, se gli stati non capiscono che anche il denaro ha un odore, è evidente che per i rami della società discende nel tessuto civile di un Paese e di un continente come l’Europa , la convinzione che lo fa la grande banca che mi dà i soldi per fare impresa, che mi dà i soldi per comprarmi la casa, beh, allora lo posso fare anch’io”.

Euronews:“Perché un politico italiano indagato per reati quale concorso esterno e voto di scambio politico mafioso non si dimette e nel resto d’Europa il solo sospetto di aver copiato la tesi di laurea porta alle dimissioni?”.

Leoluca Orlando:“Questa è la ragione per cui l’Italia è un Paese non in sintonia con il resto d’Europa. Noi non siamo un Paese abbastanza civilizzato, perché quando un politico frequenta un mafioso e viene raggiunto da un’informazione di garanzia perché un magistrato ritiene che in quel frequentare un mafioso possa esserci un possibile reato, va davanti alle telecamere, dichiara: “sì è vero ho frequentato mafiosi ma non ho commesso nessun reato, nutro piena fiducia nella giustizia”. Ma che nutri fiducia! Te ne devi andare! Perché la Costituzione impone oltre al rispetto della legge, cioè la non commissione di reati, impone disciplina e onore. Quello che manca in Italia è un codice etico tra i partiti: io mi vergogno. Mi vergogno: ho presentato una legge in Parlamento per escludere dal Parlamento i condannati per reati gravi. Ma ci vuole una legge per fare questo?”

Euronews:“Nel 1996 viene indagato per corruzione. Secondo le rivelazioni di un pentito Tullio Cannella, lei ricevette una tangente in odore di mafia. La vicenda non ebbe alcun seguito giudiziario per lei. Le è mai capitato di avere contatti con la mafia personalmente?

Leoluca Orlando:“Io non sono mai stato indagato. Io non ho mai avuto rapporti con mafiosi. Secondo passaggio, io dall’inizio della mia attività politica ho dichiarato con forza di essere altro rispetto alla mafia che neanche si avvicinavano i mafiosi. Pensi che nel 1985 appena eletto sindaco di Palermo ho costruito l’aula bunker per il maxiprocesso e mi sono costituito parte civile per chiedere la conferma della condanna dei mafiosi in giudizio. Io ho una storia che porta il mafioso a non avvicinarmi, non sto dicendo che il mafioso non cerchi di avvicinarsi nei luoghi dove opero, è evidente che il mafioso non tenti neppure di avvicinarsi, ma non posso escludere che il mafioso cerchi di entrare anche in questo palazzo.

Euronews: “È successo?”

Leoluca Orlando: “Guardi è successo parecchie volte ma l’abbiamo risolto in maniera molto semplice, tagliando le unghie dei mafiosi. Ho revocato tutti gli appalti di imprese che erano in odore di mafia”.

Euronews:“Palermo città di mafia e città di speranza. Che cosa spera per il futuro di Palermo?

Leoluca Orlando:“Poter dire che Palermo è nostra e non di Cosa nostra. Io per quel che mi riguarda, ho deciso di mettere al servizio della mia città, e solo della mia città, i miei rapporti nazionali e internazionali, nel mondo culturale, nel mondo politico-economico e finanziario e far sì che Palermo torni ad essere visibile. Perché in questi anni Palermo è diventata invisibile, anche per la mafia. La mafia ha sospeso non le attività criminali, ma le scelte importanti che rendono visibile Palermo. Io voglio che Palermo torni a essere visibile per grandi cose e non per la mafia”.