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In Grecia una barriera contro gli immigrati

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In Grecia una barriera contro gli immigrati

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Più dell’80% di immigrati che attraversano il confine greco-turco lo fanno per entrare nell’Unione europea. La Grecia è incapace di gestire questa situazione. La Turchia si rifiuta di farli rientrare. È per questo motivo che la Grecia ha iniziato a costruire delle barriere al confine.
Un gruppo di stranieri spunta dalla fredda notte di primavera, camminano lungo una strada accidentata a Nord-Est della Grecia. Ci fermiamo.
Un ragazzo ventenne, Islam parla con noi. È per strada con altri compagni di viaggio. Due di loro sono algerini. Il terzo viene da Casablanca, in Marocco.

Islam, clandestino: “La situazione in Algeria è molto difficile: si guadagna poco, la vita quotidiana è molto cara. È per questo che andiamo in Belgio o in Francia, per trovare un lavoro. Con noi abbiamo solo un poco di denaro per mangiare, non siamo dei ladri. Camminiamo da due ore e continueremo fino ad Alexandroupoli”

È una lunga camminata, Alexandropouli è a ottanta chilometri più a sud. Gli Algerini si stanno dirigendo verso un paese di lingua francese, il sogno dell’immigrato marocchino è la Germania.
E i tedeschi sono proprio dietro l’angolo. Due uomini della sicurezza, Heidi e Ben, nascosti in un piccolo furgone, sono stati mandati dalla polizia tedesca tra le forze Frontex, per aiutare i colleghi greci a tutelare la sicurezza dei confini dell’Unione europea. Con un dispositivo di controllo notturno sorvegliano un tratto di tre chilometri, più giù una pattuglia bulgara da il cambio
Ogni notte, Heidi and Ben, individuano 70 fuggitivi illegali lungo la frontiera. Arrotondando per eccesso, degli immigrati che sono di fronte alla stazione l’80% attraversa la frontiera perché diretto in Europa. Dal 2002, tra Grecia e Turchia esiste un accordo di riammissione, puntualizza il capo della stazione di polizia, responsabile della parte settentrionale della regione di Evros.

George Salamangas, capo della polizia, Orestiada: “Quando i nostri arrestano i clandestini, il versante greco avanza a quello turco la richiesta di conformarsi all’accordo di riammissione. Nel 2011 per esempio qui, nella regione di Evros, abbiamo arrestato 55mila irregolari. I Turchi ne hanno ripresi solo 731, la Turchia non rispetta l’accordo di riammissione” Marocchini e Algerini per prendere l’aereo per Istambul non hanno bisogno di permesso. Dei piccoli furgoni li conducono a Edirne, dove i trafficanti li portano clandestinamente sul lato greco, a piedi lungo il piccolo tratto di terra o attraversando pericolosamente il fiume.

George Salamangas: “Abbiamo iniziato una cooperazione con la polizia turca a metà 2011 al fine di rintracciare i trafficanti. Ma al momento non posso dire che i risultati siano incoraggianti. Quello che vediamo è che i trafficanti attualmente stanno sul loro lato del fiume, caricano i clandestini sulle barche, spingendoli fuori e poi rimanendo sulla loro sponda in tutta sicurezza e come risultato vediamo barche che si capovolgono, persone bloccate nelle piccole isole in mezzo al fiume e gente che a causa di questo muore”.

Mentre il fiume Evros è una sorta di barriera naturale, un ostacolo difficile da superare…
Il terreno di questo contadino greco tocca direttamente il confine. Mentre suo figlio coltiva semi di trifoglio, Thanasis ci racconta le sue esperienze quotidiane.

Thanasis Bellias, agricoltore greco: “Una delle storie più toccanti, più scioccanti l’ho vissuta io stesso in un campo poco più giù dove coltiviamo grano, quando era tempo di raccolta mi spostavo lì con la macchina, era ancora mattina presto e d’un tratto, in mezzo al campo di grano, ho visto un gruppo di cinque o sei clandestini dormire. Avevano con loro molti bambini, avevano trascorso la notte nel campo, cercando di nascondersi”

Pochi metri più in là arrivano dei materiali da costruzione per un recinto di filo spinato. I dieci chilometri di terra confinante verranno chiusi entro la fine dell’estate. Atene ha chiesto a Bruxelles un contributo economico, ma la Commissione europea si è rifiutata. Alle finanze pubbliche greche costerà tre milioni di euro. Frontex, l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne, ha inviato elicotteri, squadre cinofile, esperti di immigrazione clandestina dai 26 paesi dell’Unione europea al fine di rafforzare la presenza della polizia in questa problematica frontiera esterna. Uno di loro è il 24enne olandese Patrick. Solo poche ore fa ha intercettato un gruppo di dieci clandestini.

Patrick, agente Frontex: “Siamo attivi su tutta l’Unione europea, è un confine europeo e noi lo stiamo proteggendo, è il motivo per cui siamo qui e stiamo aiutando la popolazione greca, perché essere qui è essere nell’Unione europea. Dobbiamo aiutarci tra di noi”

Molti di quelli che attraversano il confine via terra durante la notte arrivano nel piccolo villaggio greco di Nea Vyssa. Come questo gruppo misto composto prevalentemente da immigrati magrebini, ma tra di loro ci sono anche rifugiati pakistani e afgani. Mohammed, Rachid and Sofiane vengono dall’Algeria. Chiediamo se sia stato difficile attraversare questa frontiera molto controllata

Sofiane Kibouh, clandestino: “Molto difficile. Inoltre mi sono riempito di fango, abbiamo attraversato dei fiumi profondi, fangosi”

Rachid Mohammedi, clandestino: “Faccio il meccanico dal 2003. Ma in Algeria lavorare non serve a niente: o lo fai o non lo fai è la stessa cosa”

Mohamed Boudebba, clandestino: “Ho appena lasciato la Turchia. Guardate in che stato sono, la mia stanchezza, i miei vestiti, è molto difficile attraversare la frontiera da qui. Chi non l’ha visto con i propri occhi fa fatica a capirlo. Ci sono persone che muoiono, giovani che non sanno nuotare e che cadono in acqua o altri che si perdono lungo la strada. Ci sono quelli che non ritornano più, persone che annegano e i genitori non sanno nemmeno dove sia il figlio”.

Chryssi lavora a Nea Vyssa dal 1977. Dice che il massiccio afflusso di immigrati è iniziato sette anni fa. La mattina presto, quando apre la stazione, si radunano gruppi di 60 immigrati. Da quando le guardie di Frontex sorvegliano il confine tuttavia il numero è diminuito.

Chryssi Kanidou, titolare stazione di servizio: “Ho visto molte vittime di incidenti violenti: persone insanguinate, picchiate, donne violentate. Negli anni ho visto tutto ciò. La cosa che mi ha veramente scioccata è stata la storia di una coppia: la moglie fu violentata davanti agli occhi del marito”

Una volta giunti in territorio greco, territorio europeo, gli immigrati chiamano la polizia. Sanno che la Turchia non li vuole indietro. E la Grecia non ha né mezzi né denaro per rimandarli in patria. Più volte al giorno un autobus della polizia attraversa i villaggi lungo il confine raccogliendo i clandestini. L’autobus li conduce a Fylakio,il più grande campo profughi di Evros, nei pressi della frontiera greco-bulgara. Avendo avuto seri problemi di affollamento, il centro di accoglienza Fylakio ed altri sono attualmente in fase di ristrutturazione, finanziata dall’Unione europea. La Grecia è un paese di undici milioni di abitanti. Più gli immigrati, stimati intorno al milione. Il consenso verso i partiti di estrema destra è in aumento. Molti abitanti locali nella regione di Evros sono a favore della costruzione di recinzioni.

Dimitris Tsounis, titolare vivaio, Orestiada: “Sono completamente d’accordo con la costruzione di un recinto che tenga gli immigrati fuori perché non dovrebbero entrare illegalmente nel nostro paese. Non è giusto che prendano i nostri posti di lavoro o che ci facciano del danno economico o di altro tipo. Queste sono le ragioni per cui la recinzione dovrebbe essere costruita, per tenerli fuori”

La maggior parte dei clandestini, dopo il rilevamento delle impronte e la registrazione viene rilasciato. Ottengono una carta che li invita a lasciare la Grecia e il territorio europeo entro 30 giorni. Fuori dal campo, la compagnia di autobus Ktel vende i biglietti per Atene, mille chilometri a sud. Il prezzo per una notte di viaggio è aumentato, passando dai 60 euro dell’anno scorso ai 70 attuali. L’autobus arriverà ad Atene alle cinque di mattina. Alcuni cercheranno di partire per l’Italia, per la Francia, il Belgio o la Germania. Gli altri si fermeranno in Grecia. Altri ancora non ce la faranno mai perché in questo viaggio hanno trovato la morte come ci racconta il mufti della regione di Evros. Per queste morti al confine il mufti ha realizzato un cimitero per i clandestini mussulmani. Nessuno, dice, dovrebbe correre rischi mortali, il confine greco-turco invece è molto rischioso, è una barriera mortale, un suicidio.

Mehmet Serif Damadoglou, Mufti, regione Evros: “La religione vieta di assumersi rischi smisurati o di suicidarsi. Non si deve fare una cerimonia di sepoltura per le persone che si sono uccise. Ma qui, recitiamo comunque una preghiera per quelli che sono morti attraversando questa frontiera letale. L’hanno fatto perché hanno perso la testa…Se avessero saputo che sarebbero annegati non ci sarebbero venuti”.