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La rivoluzione siriana un anno dopo

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La rivoluzione siriana un anno dopo

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La rivoluzione siriana un anno dopo: 8mila morti e Bashar Al Assad ancora al timone del Paese. Dallo scorso 15 marzo quando è divampata la protesta, il braccio di ferro tra il regime di Damasco e i suoi oppositori non si ferma.

Prima il dissenso a Daraa poi i carri armati a Homs, e la lotta senza quartiere per sottrarre al regime di Damasco il controllo sul terzo centro industriale del Paese. Centinaia di morti e un mese dopo la roccaforte tornerà in mano alle forze fedeli a Bashar Al Assad.
Un anno di sangue, e un anno di fallimenti diplomatici e politici. La Comunità internazionale non riesce a parlare con una sola voce per condannare le violenze del regime siriano. Russia e Cina si sono opposte nel febbraio scorso alla risoluzione sottoposta al voto del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Nulla di fatto anche per la missione della Lega Araba. A gennaio, i 165 osservatori avrebbero dovuto presentare il rapporto sulla situazione: ma dissociazioni e rivalità tra gli Stati membri hanno reso impossibile il compito. Un paese impermeabile alla mediazione e al racconto della stampa, chi ha cercato di fornire notizie sul campo ha pagato questo coraggio con la vita. Tre i giornalisti occidentali morti in Siria dall’inizio della repressione. Un conflitto raccontanto invece come fosse un gioco, nel video in cui Assad mette in scena come l’esercito ha beffato gli osservatori della Lega Araba nascondendo i carri armati durante l’assedio di Homs. Immagini rubate alla corrispondenza del leader siriano e fornite da una talpa alla stampa britannica. Un altro volto inedito del conflitto.

Adel Dellal, euronews
Con noi, da Parigi, Moundir Makhos, membro del Consiglio Nazionale Siriano, responsabile delle relazioni con l’Europa. Moundir Makhos, benevenuto a Euronews.

Moundir Makhos, responsabile delle relazioni con l’Europa del CNS
Buongiorno e grazie.

euronews
L’opposizione siriana celebra il primo anniversario dei fatti di Derâa, che si sono trasformati in una vera rivoluzione contro il regime di Assad. Come sta evolvendo questa rivoluzione, secondo lei?

Makhos
La rivoluzione entra in una fase decisiva e finora ha avuto risvolti drammatici, nel vero senso della parola. È una vera guerra, un genocidio orchestrato dal regime contro il suo stesso popolo, ma politicamente la situazione resta complessa. Ci sono segnali di qualcosa di nuovo che si prepara nell’ombra. Penso alla missione di Kofi Annan, alla posizione della Russia. Il discorso del ministro degli esteri russo Lavrov alla Duma contiene molti indizi. Leggendo tra le righe, si può arrivare alla conclusione che la posizione russa sia cambiata.

euronews
Ma il Consiglio Nazionale, che rappresenta l’opposizione siriana, sembra diviso. Che impatto può avere questa situazione sul Consiglio stesso e sull’opposizione in generale?

Makhos
Senza dubbio quello che sta succedendo attualmente in seno al Consiglio ha un impatto negativo sull’opposizione e anche sulla rivoluzione. Ma se facciamo un bilancio della situazione sul campo, constatiamo che quello che accade è normale. Tutte le opposizioni, nel mondo, hanno conosciuto divisioni e divergenze.

euronews
I dati regionali e internazionali non sono a favore dell’opposizione siriana. Che cosa vi aspettate dalla comunità internazionale, sul piano politico e militare?

Makhos
Ci sono dei problemi, certamente, ma quel che conta sono la sollevazione popolare e l’Esercito Siriano Libero. Questi, che sono i due rami della rivoluzione, attraversano un periodo difficile e c‘è uno squilibrio nelle forze in campo. Ma se torniamo un po’ indietro nel tempo, vediamo che la resistenza del popolo siriano è leggendaria, la dinamica interna del paese risolverà tutte le equazioni.

euronews
Per quanto riguarda l’approvvigionamento in armi dell’Esercito Siriano Libero, le cose funzionano?

Makhos
Sì, l’Esercito Siriano Libero si lamenta di non aver abbastanza armi, sostegno logistico e mezzi di comunicazione. Ma oggi, e non è un segreto, ringraziamo alcuni paesi arabi per il loro aiuto. Hanno l’intenzione di fare il loro dovere, morale e umanitario. L’Esercito Siriano Libero potrà contare su un vero sostegno e diventerà un elemento chiave nella lotta contro il regime e contro la sua banda di criminali.