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Quelle start-up di Dubai figlie della pandemia

Di Natalie Lindo
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Quelle start-up di Dubai figlie della pandemia
Diritti d'autore  euronews   -   Credit: Dubai
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Il Covid-19 ha cambiato molte vite e fatto perdere milioni di posti di lavoro. Ma molte economie hanno visto un aumento delle start-up. Incontriamo alcuni degli imprenditori che hanno approfittato della pandemia, tra abbigliamento per la casa e bricolage.

La fortuna di essere licenziata

Gli ultimi 18 mesi sono stati difficili per tutti, in tutto il mondo. La crisi provocata dal Covid-19 ha fatto perdere milioni di posti di lavoro. Ma la pandemia ha anche provocato un aumento delle start-up in molte economie, in Europa, negli Stati Uniti, in Giappone e negli Emirati Arabi Uniti

Lo scorso ottobre in Francia sono state registrate 84 mila nuove attività, un aumento record del 20 per cento rispetto al 2019. A Dubai la situazione non è molto diversa. Melody Mok, come molti altri, l'anno scorso ha perso il suo lavoro nel settore degli eventi e ha deciso di lanciare la sua attività.

"Mi sono sentita come se il mio mondo stesse crollando, ho pianto molto - confessa . - Ho pensato: che cosa farò di me stessa? Il giorno dopo ho deciso che potevo o continuare a piangermi addosso oppure alzarmi e fare qualcosa di positivo".

Da amante del buon cibo, ha deciso di darsi alla cucina fatta in casa, creando condimenti asiatici a base di peperoncino. Con la creazione di Curious Elephant dice di aver imparato molto e che è stato difficile ma anche molto gratificante: "Se non fossi stata licenziata - ammette -, probabilmente starei ancora facendo quel lavoro e forse sarei infelice. Almeno adesso mi sento realizzata. Non sono mai stata così felice".

Trasformare un bisogno in un'impresa

Poiché molti erano confinati nelle loro case tutto il giorno, è cresciuta anche la popolarità del bricolage. Il mercato mondiale del fai-da-te è stato valutato a 647 miliardi di euro nel 2020. Mostafa Elhrizi e la sua compagna hanno deciso di rinnovare il loro appartamento in affitto e hanno cercato soluzioni economiche e temporanee.

Hanno scoperto l'esistenza di piastrelle adesive, ma non sono riusciti a trovarne. Hanno visto quindi un'opportunità di mercato: "Alla fine le abbiamo installate noi e quando gli amici vengono e le vedono non riescono a credere che non sono vere. E noi abbiamo subito pensato: ok, questo ha il potenziale per essere un business", racconta Mostafa.

E quella che inizialmente era una microimpresa è diventata presto un'azienda molto più grande, che utilizza involucro architettonico in vinile per rinnovare cucine e sale da bagno.

Comodi ma belli

Durante i mesi di confinamento è cresciuta anche la domanda di abbigliamento per stare in casa. Brittany Sultani ha fondato il marchio di abbigliamento Azuki a Dubai, creando alternative comode, sostenibili, ecologiche ed eleganti.

"Ho indossato molta fast fashion nel corso degli anni, e a un certo punto ti accorgi che il tuo armadio trabocca. Ho voluto creare qualcosa che fosse sostenibile ed etico, e anche in grado di durare per sempre", spiega Brittany.

E Azuki è cresciuta così tanto nel giro di un anno che Brittany ha creato un'altra attività, L'Usturalia.

E non si ferma qui, assicura lei: "Ora stiamo andando avanti e stiamo diventando una piattaforma di e-commerce multimarca per marchi australiani e neozelandesi. Diversi marchi saranno presenti sul sito insieme ad Azuki e sosterremo anche alcune piccole imprese locali di proprietà di neozelandesi e australiani che vivono qui negli Emirati".