Gli scambi tra il Regno Unito e l’Europa sono stati plasmati dalla geografia, da catene di approvvigionamento condivise e da decenni di integrazione economica. Nonostante l’alternarsi dei governi, i legami commerciali tra le due sponde sono rimasti profondi e strutturalmente rilevanti.
Oggi, mentre entrambe le parti si muovono in un contesto globale più instabile, l’attenzione è puntata sul rafforzamento della cooperazione.
Ceri Morgan, Commissaria per il Commercio di Sua Maestà per l’Europa, ha parlato a Euronews del prossimo capitolo delle relazioni tra il Regno Unito e l’Europa e del perché ritiene che l’attuale fase sia di consolidamento più che di reinvenzione.
Il rapporto parte da «una base molto solida», spiega, con l’Europa che resta il principale mercato di sbocco per le esportazioni britanniche, e un mercato che «continua a crescere in diversi settori». Le esportazioni del Regno Unito verso l’UE valgono 388 miliardi di sterline, pari al 42% del totale delle esportazioni britanniche.
Questo «trade reset», cioè il riassetto degli scambi, è uno sforzo rinnovato per ridurre gli attriti commerciali, rafforzare la cooperazione regolatoria e approfondire i partenariati bilaterali con le principali economie europee. L’obiettivo è creare quadri pratici che rendano più semplice per le imprese investire e collaborare oltre confine.
Ma, sottolinea Morgan, questo reset non riguarda solo i volumi degli scambi. Mira anche a creare un contesto più stabile e prevedibile per investitori ed esportatori. A suo avviso l’ultimo anno ha visto un netto miglioramento del clima politico, che ora si sta riflettendo sulla fiducia delle imprese.
Un esempio: le imprese francesi hanno investito oltre 1 miliardo di sterline nel Regno Unito il giorno in cui, al vertice Regno Unito–Francia del luglio 2025, è stata annunciata la Industrial Strategy Partnership (partenariato per la strategia industriale).
Quell’ottimismo non si ferma alle sale dei vertici, ma si riflette sempre più spesso anche nei consigli di amministrazione. Le imprese europee, racconta, «stanno recependo il messaggio di una relazione solida che guarda avanti. Questo è positivo per la fiducia degli investitori. Ed è positivo anche per le decisioni imprenditoriali di lungo periodo».
Per le aziende che valutano un’espansione o una riorganizzazione, la prevedibilità politica e la chiarezza regolatoria sono fondamentali. Morgan cita i negoziati in corso sull’allineamento normativo e su quadri più chiari in settori come l’energia e le tecnologie avanzate, come esempi di come il reset stia assumendo una dimensione sempre più concreta.
La strategia industriale del Regno Unito
Alla domanda su dove si concentrino le opportunità, Morgan rimanda alla strategia industriale del Regno Unito e ai settori in cui Gran Bretagna e Irlanda del Nord intendono concentrare investimenti e capacità di esportazione. Tra questi ci sono le scienze della vita, la tecnologia e il digitale, ambiti in cui «stiamo sviluppando alcune delle infrastrutture più solide d’Europa».
L’attrattiva non riguarda solo le infrastrutture, ma anche il finanziamento, gli investimenti e una forza lavoro altamente qualificata. A completare l’offerta contribuiscono la base di ricerca del Regno Unito e le sue reti accademiche.
Il messaggio è chiaro: il Regno Unito si sta proponendo come un ambiente affidabile, fondato su regole certe, con mercati dei capitali profondi e solidi legami tra mondo accademico e industria. Risorse su cui le aziende europee possono fare leva mentre crescono.
Il Regno Unito come porta d’accesso ai mercati globali
Oltre ai vantaggi di approvvigionarsi di beni e servizi di alta qualità dal Regno Unito, Morgan sottolinea il ruolo crescente del Paese come piattaforma per il commercio globale.
«La rete di accordi di libero scambio modernizzati e liberalizzati del Regno Unito rappresenta una grande opportunità per le imprese che vogliono insediarsi nel Paese e sfruttarne il ruolo di porta d’accesso verso il resto del mondo».
Questi accordi non si limitano a ridurre i dazi sul commercio di beni fisici, ma si estendono anche ai servizi e al commercio digitale, ambiti sempre più centrali per la competitività europea.
L’adesione al Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (accordo globale e progressivo di partenariato transpacifico, CPTPP) aggiunge un ulteriore vantaggio, offrendo accesso ai mercati a più alta crescita dell’area Asia-Pacifico.
In pratica ciò significa che le aziende europee che si insediano nel Regno Unito possono combinare l’accesso al mercato britannico con corsie preferenziali verso le economie in rapida crescita al di fuori dell’Europa.
Più collaborazione e meno rischi
Questo nuovo slancio si traduce anche in partenariati mirati in tutta Europa, compresi nuovi accordi con Francia, Germania, Spagna e con i Paesi del Mare del Nord.
Secondo Morgan, questi accordi servono a tracciare percorsi più chiari per la collaborazione, dai partenariati di ricerca alla cooperazione nelle catene di approvvigionamento, fino ai progetti per la transizione energetica.
Ma gli accordi commerciali, da soli, non garantiscono la conclusione degli affari. L’accesso ai finanziamenti e la mitigazione dei rischi sono essenziali per far decollare i partenariati commerciali, ed è qui che entra in gioco l’agenzia di credito all’esportazione del Regno Unito, UK Export Finance (UKEF).
UKEF sostiene le aziende britanniche che esportano beni e servizi fornendo finanziamenti, garanzie e coperture assicurative, così da ridurre i rischi per gli esportatori e per i loro clienti internazionali.
Morgan spiega: «Quando le imprese europee scelgono di collaborare con un’azienda britannica sostenuta da UK Export Finance, sanno di lavorare con un’impresa che dispone di finanziamenti competitivi, buone coperture assicurative e solide garanzie di capitale».
Per acquirenti e investitori internazionali, questa garanzia è determinante.
Questo reset non riguarda gli annunci, ma i risultati: rafforzare i legami commerciali esistenti, consolidare la cooperazione regolatoria e sostenere i partenariati d’affari con strumenti finanziari e competenze specialistiche.