Trump e Xi si sono incontrati nella Grande Sala del Popolo a Pechino, dove entrambe le parti hanno concordato che lo Stretto di Hormuz deve restare aperto, richiesta chiave mentre la guerra con l’Iran entra nel terzo mese.
Le borse mondiali sono risultate per lo più in rialzo giovedì, dopo i nuovi record messi a segno da Wall Street, mentre gli investitori valutavano con attenzione le indicazioni emerse dal vertice a Pechino tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping.
Trump ha incontrato Xi nella Grande Sala del Popolo, dove hanno discusso dei rapporti tra Stati Uniti e Cina e della questione di Taiwan, anche se gli analisti non si aspettavano svolte significative. I future sui principali indici statunitensi sono saliti leggermente.
Nelle prime contrattazioni europee, il FTSE 100 di Londra era in rialzo dello 0,3% a 10.351,36 punti, dopo che il Regno Unito ha reso noto che la sua economia è cresciuta in marzo dello 0,3%, a un ritmo superiore alle attese, nonostante l’impatto della guerra in Iran.
Il CAC 40 di Parigi è salito dello 0,6% a 8.057,64 punti, mentre il DAX di Francoforte ha guadagnato l’1,4% a 24.462,22 punti.
In Asia, il Nikkei 225 di Tokyo ha ceduto l’1% a 62.654,05 punti, dopo aver toccato brevemente un nuovo record intraday oltre quota 63.700, sostenuto in parte da solidi risultati societari.
In Corea del Sud, il Kospi ha chiuso in rialzo dell’1,8% a 7.981,41 punti, un nuovo massimo storico trainato dai titoli tecnologici sulla scia del boom dell’intelligenza artificiale.
Lo Shanghai Composite ha perso l’1,5% a 4.177,92 punti. L’Hang Seng di Hong Kong è rimasto invariato a 26.389,04 punti. L’indice S&P/ASX 200 australiano è salito dello 0,1% a 8.640,70 punti.
A Taipei l’indice Taiex è avanzato dello 0,9%, mentre a Mumbai il Sensex ha guadagnato l’1,1%.
I prezzi del petrolio si sono mossi in ordine sparso, mentre la guerra in Iran entra nel suo terzo mese senza una chiara via d’uscita.
Alcuni investitori speravano che il faccia a faccia tra Trump e Xi producesse risultati, dopo che funzionari statunitensi avevano affermato che Pechino potrebbe sfruttare i suoi stretti legami economici con Teheran per spingere l’Iran a riaprire lo stretto di Hormuz.
La Casa Bianca ha riferito giovedì che Trump e Xi hanno discusso di un rafforzamento della cooperazione economica tra Stati Uniti e Cina, concordando sul fatto che lo stretto di Hormuz deve restare aperto.
Il Brent, riferimento internazionale, era in rialzo dello 0,2% a 105,87 dollari (90,42 euro) al barile, rispetto ai circa 70 dollari (59,79 euro) prima dell’inizio della guerra in Iran alla fine di febbraio.
L’Agenzia internazionale per l’energia ha dichiarato mercoledì che le perdite di offerta dallo stretto stanno erodendo le scorte petrolifere mondiali a un ritmo record. Il greggio WTI, riferimento statunitense, è sceso dello 0,2% a 100,86 dollari (86,14 euro) al barile.
Gli investitori seguivano anche i possibili aggiornamenti sulle importazioni cinesi dei chip H200 avanzati di Nvidia, dopo che l’amministratore delegato Jensen Huang è stato confermato nella delegazione di Trump in Cina insieme al numero uno di Tesla, Elon Musk, e all’amministratore delegato di Apple, Tim Cook.
I leader aziendali statunitensi hanno incontrato il premier cinese Li Qiang nel pomeriggio di giovedì.
Mercoledì i titoli tecnologici hanno guidato i rialzi a Wall Street. L’indice S&P 500 è salito dello 0,6% a 7.444,25 punti, toccando un nuovo massimo storico, mentre il Nasdaq Composite è avanzato dell’1,2% a 26.402,34 punti, segnando a sua volta un record. Il Dow Jones Industrial Average ha perso lo 0,1% a 49.693,20 punti.
Il rendimento del Treasury decennale statunitense è sceso leggermente al 4,46% dal 4,47%, restando comunque ben al di sopra del circa 3,97% registrato prima dell’inizio della guerra in Iran.
Un rapporto pubblicato mercoledì ha mostrato che i prezzi all’ingrosso negli Stati Uniti sono balzati in aprile, spinti dallo shock energetico provocato dal conflitto in Iran.
Il Senato statunitense ha inoltre confermato Kevin Warsh, candidato da Trump, alla guida della Federal Reserve, al posto di Jerome Powell, che il presidente aveva più volte criticato per non aver tagliato i tassi di interesse in modo più rapido e più deciso.
Il dollaro statunitense è salito a 157,91 yen giapponesi dai 157,86 precedenti. L’euro veniva scambiato a 1,1709 dollari (1 euro), in lieve calo rispetto a 1,1711 dollari.