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Petrolio oltre 114 dollari, borse europee in calo e crolla Kering

Operatori valutari al lavoro nella sala cambi della sede centrale di Hana Bank a Seul, Corea del Sud, venerdì 23 ottobre 2026.
Operatori valutari lavorano nella sala cambi della sede centrale della Hana Bank a Seoul, Corea del Sud, venerdì 23 ottobre 2026. -  Diritti d'autore  AP Photo/Ahn Young-joon
Diritti d'autore AP Photo/Ahn Young-joon
Di Doloresz Katanich
Pubblicato il •Ultimo aggiornamento
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L'aumento dei prezzi dell'energia ha riacceso i timori d'inflazione: Borse europee in calo, Kering giù per le deboli vendite di Gucci. Le vendite sui titoli AI spingono verso i bond USA, con i rendimenti francesi oltre il 5%.

Le Borse europee hanno aperto in lieve calo venerdì, con i prezzi del petrolio rimasti vicino ai massimi degli ultimi cinque mesi e gli investitori alle prese con il forte sell-off dei titoli legati all’IA a Wall Street. Kering è scesa di oltre il 10% dopo l’ennesimo calo delle vendite di Gucci, che rimette in dubbio la svolta del gruppo del lusso.

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I prezzi del petrolio hanno continuato a salire per i timori legati alla guerra con l’Iran, con il Brent che venerdì mattina scambiava a 114,73 dollari al barile, in rialzo dello 0,9% dopo un balzo del 4% nella seduta precedente. Il West Texas Intermediate, il riferimento statunitense, è salito dell’1,3% a 100,75 dollari al barile.

Il petrolio era schizzato giovedì dopo gli attacchi mortali in Arabia Saudita, che hanno alimentato il timore che un conflitto regionale su larga scala possa ridurre ulteriormente le forniture globali di energia.

Oltre al premio di rischio, l’impennata dei costi di trasporto sta facendo aumentare ulteriormente il costo di consegna del greggio.

A metà ottobre, il costo di spedire petrolio dalla regione del Golfo mediorientale all’Asia su una grande petroliera è salito oltre 37 dollari al barile, più di cinque volte il livello precedente all’inizio della guerra, secondo MarketWatch.

Sono balzati anche i prezzi del gas. I futures di novembre sul principale indice di riferimento europeo, il TTF olandese, venerdì mattina scambiavano oltre 93 euro per megawattora.

Borse europee in calo, tonfo di Kering

Lo Stoxx 600, indice paneuropeo, in avvio di seduta ha ceduto lo 0,4%. Attorno alle 09:45 CEST, il FTSE 100 di Londra perdeva lo 0,3%, il CAC 40 di Parigi lo 0,8% e il DAX di Francoforte lo 0,5%.

Kering è stata tra i titoli peggiori, con un ribasso di oltre l’11% alla stessa ora, mentre gli investitori si sono allarmati per l’assenza di segnali chiari di stabilizzazione delle vendite di Gucci, il marchio principale del gruppo. Nel terzo trimestre, le vendite di Gucci sono scese del 6% su base annua, al netto delle variazioni dei cambi e delle modifiche al perimetro aziendale. Il calo è stato leggermente peggiore delle attese degli analisti.

Giovedì, negli Stati Uniti, l’S&P 500 ha perso l’1,2%, mentre il Nasdaq Composite è crollato del 2,6%. La debolezza dei titoli tecnologici è stata così marcata da offuscare la solidità di altri settori del mercato statunitense, dove la maggior parte delle azioni è comunque salita. Il Dow Jones Industrial Average ha guadagnato meno dello 0,1%.

I titoli legati all’intelligenza artificiale sono molto volatili per il timore che il loro boom sia a rischio, dato l’aumento dei costi di finanziamento per costruire data center e acquistare nuovi chip per l’IA. Gli investitori temono che le quotazioni siano salite troppo nel corso di anni di euforia, anche se le aziende del settore continuano a registrare crescita.

Meta Platforms, che sta spingendo il suo agente Muse AI, ha perso il 7% dopo aver pubblicato ricavi trimestrali superiori alle attese degli analisti, ma utili inferiori alle previsioni. La società che controlla Facebook e Instagram ha inoltre annunciato l’introduzione di una nuova categoria di azioni senza diritto di voto, per avere un ulteriore canale di finanziamento per gli investimenti nell’IA e altre spese, preservando il potere di voto degli attuali azionisti.

Tesla è scesa del 3,1% dopo aver riportato utili del terzo trimestre superiori alle attese degli analisti, a fronte però di ricavi più deboli delle previsioni.

La vendita massiccia di titoli legati all’IA a livello globale ha trascinato Nvidia in ribasso del 4,4%. Poiché il colosso dei chip è, per capitalizzazione, la maggiore società di Wall Street, i movimenti del suo titolo pesano più di quelli di qualunque altra azienda sull’S&P 500 e sono stati il principale freno per l’indice.

CoreWeave, che ha fatto ricorso al debito per acquistare i chip di Nvidia destinati all’IA e affittarne l’accesso tramite i propri servizi cloud, è apparsa particolarmente instabile nelle ultime settimane, complice l’allarme sul suo indebitamento. Il titolo è crollato del 10,1%.

I titoli tecnologici affronteranno nuove prove la prossima settimana, quando Microsoft, Amazon e Alphabet pubblicheranno i loro conti trimestrali. La prossima decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse è attesa sempre la prossima settimana, mercoledì 28 ottobre.

Tensioni sul mercato obbligazionario

Le preoccupazioni per l’elevato debito pubblico e per i bilanci sotto pressione pesano su molte economie avanzate. In Francia, le proteste diffuse nel Paese aumentano la pressione sul governo perché incrementi la spesa, con il rischio di gonfiare ulteriormente il debito.

Venerdì mattina il rendimento dei titoli di Stato francesi a 10 anni si attestava attorno al 5,07%, contro il 3,33% dei Bund tedeschi, con uno spread superiore ai 170 punti base. Il rendimento dei BTP italiani decennali è sceso sotto il 4,6%.

Le preoccupazioni per debito e inflazione hanno contribuito a innescare una forte ondata di vendite sui mercati obbligazionari globali, spingendo i rendimenti dei Treasury statunitensi ai livelli più alti da decenni.

I rendimenti Usa sono però calati nettamente giovedì, quando gli investitori hanno acquistato titoli di Stato statunitensi in cerca di asset considerati più sicuri, mentre crollavano i titoli dell’IA. Il rendimento del Treasury decennale è sceso di 16 punti base, al 4,97%, dal 5,13% di fine seduta di mercoledì. A inizio mese aveva superato il 5,30%. Il calo giornaliero di 16 punti base rappresenta un movimento brusco per il rendimento di riferimento.

Il ribasso dei rendimenti di giovedì è arrivato nonostante un altro dato suggerisse che l’economia statunitense potrebbe andare meglio del previsto. Le nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono diminuite di 6 mila unità, a 194 mila, il livello più basso da luglio, segnalando che i licenziamenti restano limitati.

Gli investitori seguiranno con attenzione anche le indagini preliminari sull’andamento dell’attività economica in uscita venerdì per l’area euro, il Regno Unito e gli Stati Uniti, alla ricerca di segnali sull’impatto dei prezzi dell’energia e dei costi di finanziamento più elevati sulla crescita.

In altre contrattazioni nelle prime ore di venerdì, il dollaro statunitense è salito a 156,93 yen giapponesi da 156,77 yen. L’euro è sceso leggermente a 1,1205 dollari. La sterlina ha scambiato a 1,3381 dollari.

I futures sull’oro sono scesi dello 0,8%, a 4.027,40 dollari l’oncia attorno alle 10:00 CEST.

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