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John Sanei, lo stratega del futuro: "Bisogna abituarsi alla mancanza di certezze"

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Di Euronews
John Sanei, lo stratega del futuro: "Bisogna abituarsi alla mancanza di certezze"
Diritti d'autore  euronews   -   Credit: Dubai

John Sanei è uno stratega del futuro e un autore di successo. Il suo lavoro consiste nel prevedere gli sviluppi della nostra società. Come funziona il suo lavoro?

Oggi è davvero difficile prevedere qualcosa. Ci sono vari fattori da considerare. Credo che il modo più semplice per spiegarlo sia quello di mostrare alle persone i cicli in cui ci troviamo, a che punto siamo nel ciclo attuale e quali potrebbero essere i futuri plausibili e probabili. Credo che la vera chiave sia la capacità di prepararsi a tutte le eventualità.

Come possiamo farlo?

Ci sono vari strumenti. Uno di questi è l'economia dell'apprendimento, in cui otteniamo un feedback dal mercato prima ancora di creare qualcosa. Usando l'intelligenza artificiale e i dati, possiamo prepararci a qualsiasi evenienza, il mercato ci dice cosa fare prima ancora di farlo.

Immagino che una delle sfide sia lo sviluppo di tecnologie come l'Intelligenza artificiale. Riusciremo mai a tenere il passo?

Se le utilizziamo da subito, assolutamente sì. Sono davvero dei modi fantastici per stare al passo. Molte aziende che non usano l'intelligenza artificiale e i dati iniziano a vedersi sottrarre quote di mercato dalle aziende che li utilizzano. Ma la chiave è incentrare l'azienda su intelligenza artificiale e i dati, non implementarli in un secondo momento.

Lei è a Dubai per il Future Forum. Com'è andata e perché è così importante?

Beh, è incredibile riunire 400 dei migliori futuristi del mondo sotto lo stesso ombrello, discutere delle sfide che affrontiamo e imparare gli uni dagli altri, non succede spesso. Siamo molto fortunati ad essere a Dubai e ad avere l'opportunità di riunirci con idee visionarie. E' importante perché ci sono tanti mercati diversi, e poter condividere le lezioni che ne derivano ci rende tutti migliori e pronti ad aiutare il mondo a prepararsi per il futuro.

È stato un successo? Credo che lei abbia qualche consiglio per la prossima edizione.

Penso che sia stato un successo. Credo che mancasse un pezzo, ma succede sempre quando le cose si evolvono. Credo che il modo migliore per descriverlo sia il detto di Einstein: "Non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che l'ha generato". C'erano molte persone intelligenti alla conferenza, ma ce ne sono molte in tutto il mondo. Però non possiamo utilizzare lo stesso livello di intelligenza per creare nuove soluzioni, serve un nuovo tipo di competenze. Ai tempi dell'agricoltura, la fisicità era la cosa più importante. In epoca industriale la macchina a vapore ha sostituito la fisicità, quindi abbiamo dovuto sviluppare una nuova abilità, il quoziente intellettivo. Ora, con l'intelligenza artificiale e i dati, il nostro quoziente intellettivo è stato sostituito e dobbiamo sviluppare l'intelligenza emotiva. Credo che la lacuna che non abbiamo colto sia come aggiornare il software umano in modo da poter affrontare l'incertezza e l'ignoto con maggiore ottimismo. La maggior parte del mondo ha paura dell'ignoto. Dobbiamo cambiare questa situazione perché non abbiamo scelta. Il futuro è più incerto che mai e il modo in cui lo affrontiamo diventa di gran lunga l'abilità più importante da avere.

Pensa che la recente pandemia abbia influito sulla psiche della società a livello globale?

Assolutamente sì. È stata un portale che ci ha fatto entrare in un nuovo mondo e ci ha spinto verso il 2030 molto più velocemente di quanto ci si aspettasse. Ma ci ha anche fatto capire che era giunto il momento di scendere dal tapis roulant della Rivoluzione industriale su cui correvamo da 200 anni. Credo che nessuno di noi sapesse come scenderne. La pandemia ci ha dato l'opportunità di cercare nuovi modi di fare le cose e di ridefinire le priorità.

Quindi, secondo lei, abbiamo assistito a un cambiamento globale o deve ancora avvenire?

Deve ancora avvenire. Credo che questo sia stato il catalizzatore che ci ha spinto a pensare alle cose in modo diverso. Nei prossimi otto anni, con l'avvento dell'intelligenza artificiale e dei dati, ma anche con l'implosione di molte strutture di cui un tempo ci fidavamo implicitamente, vedremo nuovi modi di interagire: dalla politica alla blockchain, dalla finanza all'istruzione, fino al crollo del patriarcato in molti modi, assisteremo alla nascita di tanti nuovi poteri, ed è importante tenerne traccia.

Possiamo avere del certezze sul nostro futuro?

La dipendenza dal modello di business delle economie di scala ci ha imposto di avere delle certezze, ma non c'è alcuna certezza sul futuro. L'unica cosa che possiamo gestire è il nostro comportamento: se sapremo adattarci allora non importa cosa ci riserverà il futuro. Non ci sono più certezze. Credo sia davvero importante sganciarci dalla dipendenza dalla certezza, perché non è disponibile. Non è più un lusso che abbiamo.

Tutti noi desideriamo il successo, ma spesso è accompagnato dal fallimento. Come definisce il fallimento?

Dobbiamo ridefinire il concetto di successo. Credo che il successo non possa essere definito solo dal fatto di avere un sacco di soldi. Non credo che si tratti tanto di definire il fallimento, quanto piuttosto di definire il successo. Nel mondo di oggi, nonostante il progresso tecnologico e nuovi modi di fare soldi, abbiamo i più alti livelli di depressione, solitudine e suicidi. Ridefinire il successo è molto più importante che ridefinire il fallimento. Se riusciamo a considerare il successo come un processo emotivo e intelligente di ricerca della continuità nella nostra vita quotidiana, allora tutto ciò che ci viene incontro è un processo facile da affrontare.

In uno dei suoi libri c'è una domanda che mi ha colpito: "A cosa diamo valore?". Può rispondere alla domanda?

Assolutamente sì. Per me è molto importante dare valore alla pace, all'armonia e alla simbiosi. In questo si trova molta ricchezza. Per me è necessario coniugare ricchezza e benessere, è un nuovo modo di pensare: non si tratta di dire no al denaro, ma di ottenerlo in modo più elegante e coscienzioso.

Questo mi porta all'economia della passione, che penso sia vicina ai suoi interessi. Qual è la definizione di economia della passione?

Prima di darne una definizione, ricordiamoci che la Rivoluzione industriale ci imponeva di adattarci. E l'adattamento era rappresentato dalle lauree che si potevano conseguire all'università per ottenere posti di lavoro aziendali a cui ci si adattava. In questo nuovo mondo in cui ci muoviamo, la tecnologia ci sta sostituendo. L'adattamento diventa la moneta del futuro. Per poterci adattare, dobbiamo usare l'ingegno. Se lo facciamo, può cambiare tutto. Steve Jobs lo ha detto in un discorso molto famoso a Stanford. "Non fermarti finché non trovi il motivo per cui sei qui. Quando lo trovi, diventi un creatore naturale". Quando sei un creatore naturale, hai 20 diversi canali online per condividere la tua creatività. YouTube è solo uno di questi. Ma ora abbiamo un'economia dei creatori che vale 16 miliardi di dollari, in cui gli individui utilizzano diverse piattaforme tecnologiche, arricchendosi seguendo le proprie regole e condizioni. Se ci pensate, il vecchio mondo prevedeva un lavoro dalle 9 alle 17, cinque giorni alla settimana. Ora ci sono creatori che lavorano quando vogliono, dove vogliono e come vogliono. Tutti desiderano questo livello di libertà. Si tratta solo di ripensare il modo in cui aggiungiamo valore al mondo.

Prima ha detto che il futuro è incerto. Quale pensa che sarà la prossima grande perturbazione?

Penso all'avvento dell'intelligenza artificiale. Non credo che molti di noi capiscano esattamente quanto velocemente stia migliorando. Credo che sia spaventoso ed eccitante allo stesso tempo. Ma proprio come l'elettricità ha cambiato ogni aspetto della nostra vita, credo che anche l'intelligenza artificiale lo farà. Nei prossimi 5-10 anni diventerà onnipresente in ogni singolo aspetto della nostra vita e renderà le cose molto più semplici e, immagino, molto più creative".

Senza andare troppo in là, cosa ci riserva il 2023?

Una continua implosione del mondo che ci circonda. Dobbiamo renderci conto che, per far nascere qualcosa di nuovo, dobbiamo vedere l'implosione del vecchio, la situazione economica nel mondo non è buona. La politica non è buona. I sistemi educativi non sono al passo. Quindi dobbiamo ancora assistere alla loro scomparsa. Dico sempre al mio pubblico che se vi svegliate ogni mattina sapendo che il mondo deve crollare perché ne arrivi uno nuovo, diventate più forti. Ci attende ancora qualche anno di implosione prima che il nuovo mondo inizi a svegliarsi.