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L'Europa alla cyberguerra

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Fake news, attacchi hacker, virus informatici e naturalmente anche qualcuno che cerca di utilizzare per il proprio vantaggio politico la tecnologia. C'è da aver paura ad avvicinarsi a un computer. Ma cosa fa l'Europa per difendersi? Lo abbiamo chiesto a Udo Helmbrecht, direttore di Enisa, agenzia europea per la cybersicurezza.

Direttore, la disparità di mezzi economici che gli stati membri possano impiegare non fa sì che alcuni paesi, meno ricchi possano rappresentare un rischio. Che le minacce informatiche possano entrare da lì?

"Quello che Lei dice è giusto. È questa la sfida e dobbiamo fare presto, velocizzando alcuni processi d’integrazione. Stiamo cercando di armonizzare i vari paesi membri, senza dimenticare che presto avremo il doppio dei paesi membri. Senza dimenticare che i mezzi delle varie nazioni, ad esempio in Europa dell’est, non sono gli stessi di nazioni come la Francia o la Germania. In positivo abbiamo però una direttiva europea sulla sicurezza".

Ci sono software o strumenti che possano proteggerci?

Alcuni Stati, sono sviluppati in tema cybersicurezza come Francia, Germania, Russia Olanda, Israele o Stati Uniti, ma questa tecnologia è fruibile da tutti, anche da malintenzionati. In paesi come la Francia abbiamo strutture che si occupano della difesa in internet. Abbiamo qualcosa a livello comunitario come il Servizio europeo per l'azione esterna, abbiamo anche sviluppato una serie di misure per proteggersi quando gli attacchi da parte di certi Stati possano aumentare. Però poi bisogna decidere a livello politico quale risposta dare a questi attacchi.

Qual è lo stato dell'arte? E la politica è all'altezzza della situazione?

Siamo agli inizi, ma con le elezioni americane credo che questi rischi si siano dimostrati in tutta la loro pericolosità. Gli algoritmi possono aiutare, ma credo che sia soprattutto la politica che è troppo lenta. Perché ormai viviamo in un mondo digitalizzato e dovremmo avere il diritto di vivere in esso con la stessa sicurezza con cui dovremmo poter vivere nel mondo reale.