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Sud Sudan: l'arma dello stupro


Sudan del Sud

Sud Sudan: l'arma dello stupro

Migliaia di stupri e mutilazioni sessuali, condotti sistematicamente su donne, minori e anche uomini, con l’obiettivo di umiliare e di indebolire le etnie avversarie. Succede in Sudan del Sud, e la situazione peggiora di mese in mese. È la denuncia di Amnesty international , che pubblica un rapporto sul paese in preda alla guerra civile da fine 2013.

La mappa delle violenze corre lungo le fratture etniche, fra Dinka e Nuer. Gli autori appartengono a entrambe le parti in conflitto – le forze governative del presidente Salva Kiir di etnia dinka e dell’ex presidente Riek Machar, di etnia nuer.

Per quanto riguarda i minori, in sette mesi, l’organizzazione per il rispetto dei diritti umani ha registrato oltre mille casi di stupro. Durante gli scontri nella capitale Juba, nel luglio scorso, in sole due settimane erano stati denunciati e documentati duecentodiciassette casi di violenze sessuale. A Juba, già nel 2015, un monitoraggio nei campi per la protezione dei civili della missione ONU, aveva trovato che il 72% delle donne lì rifugiate erano state violentate. secondo un rapporto ufficiale dell’Onu, un anno dopo questo dato era in aumento del 30%. Il trauma subito dalle vittime sfocia poi in problemi psicologici gravi oltre che a un frequente contagio con l’aids. Le vittime vengono di frequente messe all’indice dalla loro comunità e abbandonate dalla famiglia.

Ecco perché secondo l’associazione umanitaria, i casi emersi sono solo la punta dell’iceberg. Da qui l’appello alle vittime a denunciare quanto accade. Non tacete è infatti il titolo del rapporto, per chiedere giustizia e riparazione.