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Migranti: gli eurodeputati "scioccati" attaccano la nuova legge ungherese

La nuova legge prevede la detenzione dei richiedenti asilo in campi di container

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Migranti: gli eurodeputati "scioccati" attaccano la nuova legge ungherese

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La nuova legge ungherese sulla detenzione dei richiedenti asilo non ha lasciato indifferenti gli eurodeputati a Bruxelles, che chiedono un dibattito in plenaria.

Point of view

Il governo ungherese si allontana sempre di più dai valori dell'Ue

Eugen Freund Eurodeputato socialdemocratico

I Verdi hanno chiesto alla Commissione di aprire un procedimento d’infrazione nei confronti di Budapest. La nuova legge prevede la detenzione dei profughi in campi di container.

Sophia in’t Veld, liberale olandese, commenta: “Sono scioccata e inorridita. Non solo per gli aspetti legali, ma anche in quanto essere umano. È così che vorreste essere trattati se foste profughi? Cinquant’anni fa ci sono stati profughi ungheresi. Non sono stati rinchiusi in container, non sono stati attaccati, non sono stati soggetti a violenze. È ora che la Commissione europea agisca. La detenzione a campione o a tappeto dei richiedenti asilo è chiaramente una violazione della legge”.

Il voto del parlamento ungherese si aggiunge alle centinaia di denunce degli ultimi mesi di violenze della polizia sui migranti. Medici senza frontiere ha pubblicato immagini delle ferite che avrebbero subito alcune persone respinte in Serbia dalla polizia ungherese. Alcune delle ferite – dicono – sarebbero state inflitte da cani.

L’eurodeputato austriaco Eugen Freund denuncia una deriva pericolosa: “Penso che il governo ungherese, e ora anche il parlamento ungherese, a ogni passo che fanno si allontanino sempre di più dai valori dell’Unione europea. E questi sono sviluppi molto pericolosi, che non ci piace vedere”.

Nessun eurodeputato del partito Fidesz di Viktor Orban ha voluto esprimersi ai nostri microfoni.

“Il governo di Budapest ha dichiarato che la sua priorità attraverso questa legge era proteggere la sicurezza degli ungheresi”, conclude il nostro corrispondente Sandor Sziros.