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Partenariato Transpacifico a rischio: sarà rinegoziato o rinviato al dopo-Trump?


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Partenariato Transpacifico a rischio: sarà rinegoziato o rinviato al dopo-Trump?

L’impegno di Trump a ritirare gli Stati Uniti dal Partenariato Transpacifico e a optare per accordi commerciali bilaterali mette a rischio un testo che riguarda il 40% dell’economia mondiale. L’annuncio del presidente eletto ha suscitato perplessità fra gli altri 11 Paesi firmatari.

Attendere il successore di Trump per mettere in pratica il TPP o rivederlo in base alle sue richieste potrebbero rappresentare delle alternative.

Deluso il Giappone: “Il TPP non ha senso senza gli Stati Uniti”, ha detto il premier giapponese, Shinzo Abe. “Questa ipotesi destabilizzerebbe l’equilibrio fondamentale degli interessi. Anche per questo rinegoziarlo è impossibile”.

La Cina, che non fa parte del TPP, si è detta favorevole a qualsiasi accordo di libero scambio che giovi alla regione Asia-Pacifico.

“Ci auguriamo che gli accordi commerciali rispettino le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e siano utili al sistema del commercio multilaterale”, ha asserito il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang.

L’Australia che ha già firmato accordi bilaterali con vari Paesi del TPP, ribadisce che il Partenariato offre opportunità maggiori.

“Trump e il suo nuovo Congresso prenderanno le proprie decisioni nell’interesse degli Stati Uniti”, ha affermato il primo ministro Malcolm Turnbull. “Sono scelte che li riguardano, ma è molto chiaro dal punto di vista australiano che è nostro interesse ottenere accesso, un maggiore accesso per le nostre esportazioni a quei grandi mercati, che si tratti di beni o servizi. Sicuramente creerà più lavoro e lavoro migliore e una maggior crescita economica in Australia”.

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