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Elezioni americane e Brexit: quando la rabbia la fa da padrona


Redazione di Bruxelles

Elezioni americane e Brexit: quando la rabbia la fa da padrona

Il mondo è sotto shock dopo la vittoria di Donald Trump alle presidenziali americane. L’Europa, dopo il colpo inferto dalla Brexit, ancora una volta deve ingoiare un boccone amaro. In molti si chiedono come sia stato possibile che una personalità tanto controversa e con un messaggio politico
così radicale, sebbene povero di contenuti, possa aver incontrato il favore degli americani, un popolo che si è sempre vantato di essere un esempio di democrazia.

A Bruxelles il nostro corrispondente James Franey ha cercato di far luce sulle ragioni di questo fracasso americano.
Come spiega nell’intervista Alisson Woodward, dell’ istituto di studi europei, la rabbia e la paura sembrano aver dominato gli animi degli elettori d’oltre oceano.

James Franey, euronews:
Vede qualche parallelismo tra la vittoria di Trump e i risultati del referendum sulla Brexit?

Alisson Woodward, Institute for European Studies:
Ci sono numerosi parallelismi. In pimis tra il livello di rabbia dei cittadini Britannici, che li ha portati a votare per uscire dall’Unione Europea, e la rabbia che traspare dai discorsi dei sostenitori di Turmp: i loro toni spaventano gli europei e li riportano indietro nel tempo a qualche decade fa. Per non parlare del modo in cui i media vengono trattati. Ho visto uno dei discorsi di Trump la notte prima delle elezioni ed i fischi verso i media erano piu forti dei fischi rivolti a Hillary Clinton.
C‘è una rabbia incredibile e sfiducia nel sistema istituzionale.
Credo quindi che non si tratti di avversione verso i trattati di libero scambio o altri trattati perchè molte di queste persone non sanno nemmeno cosa siano.
Quello che non vogliono è la situazione attuale negli Stati Uniti, sentono che la situazione stia peggiorando, hanno una paura enorme di essere feriti. C‘è quindi un misto di paura e rabbia.
Ovviamente altri fattori nella globalizzazione giocano un ruolo molto importante. Il cambiamento demografico e l’arrivo di nuove persone nelle periferie aumentano la rabbia e la paura, che come una coperta avvolge tutto il mondo.

James Franey, euronews:
E tutto questo potrebbe avere delle conseguenze in Europa? Come sappiamo, nel 2017 ci saranno delle elezioni importanti dall’altra parte dell’Atlantico: i francesi sceglieranno un nuovo presidente, ci saranno elezioni anche in Olanda e elezioni generali in Germania.
In che misura pensa che i partiti populisti potranno trarre vigore da quello che è successo negli Stati Uniti?

Alisson Woodward, Institute for European Studies:
Credo che ne usciranno rafforzati e non sono dire quale sia la strategia migliore per contrastarli.
In parte, bisogna tenere in conto le sfide del momento, dal cambiamento climatico alla minaccia terroristica. Finora la democrazia non ha fornito risposte concrete a queste domande. E la risposta semplicistica dei populisti sembra invece molto convincente per molte persone, per coloro che non vogliono passare il tempo a leggere le notizie, o che non si fidano delle notizie. Si lasceranno convincere da risposte estremamente semplici a problemi molto complessi.
E questo è, naturalmente, quello che dicono i leader: “è troppo complicato”.
Come professoressa posso dire che in effetti quello in cui viviamo oggi è un mondo complicato. C‘è molta gente a cui non piace e che vorrebbe tornare al tempo in cui tutto sembrava molto meglio. La storia ci dirà che non era molto meglio, tuttavia negli anni ’70 e ’80 l’occidente ha vissuto dei bei momenti. Il resto del mondo è cambiato molto in questi anni e sembra anche che si sia raggiunto un livello di benessere economico mai avuto prima nella storia dell’umanità.
Ma alcune persone si sentono comunque schiacciate e molte vivono in democrazie occidentali”.

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