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"La pace in Libia è vicina. Ma la comunità internazionale faccia la sua parte"

Il punto sulla situazione del Paese, dal capo dell'Ufficio politico della Cirenaica: "Il paese è ora a un bivio cruciale"

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"La pace in Libia è vicina. Ma la comunità internazionale faccia la sua parte"

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Pace e stabilità da una parte, ulteriori divisioni e frammentazioni interne dall’altra. “La Libia è a un bivio cruciale – ci dice il capo dell’Ufficio politico della Cirenaica -. Mai come ora, la fine delle lotte intestine è a portata di mano”. “Il popolo ha fame di stabilità e farà la sua parte”, assicura Ibrahim Jadhran. Ma basterà?

Point of view

Io nemico del vecchio governo? Perché ho denunciato i loro traffici

I sogni di stabilità e sicurezza sono finora andati in frantumi, per effetto delle crescenti divisioni interne e del moltiplicarsi dei gruppi armati, che hanno peraltro contribuito anche a indebolire le istituzioni politiche.

A che punto è quindi il cammino della Libia nella formazione di un governo di accordo nazionale, che pacifichi il Paese e ponga fine alla guerra che la sta dilaniando?

Stabilità e pace o esasperazione delle divisioni interne: la Libia al bivio

Mohammed Shaikhibrahim, euronews
“Come descriverebbe anzitutto la situazione che sta vivendo la Libia in questo momento? E nel conflitto, lei e il suo gruppo armato come vi collocate?”.

Ibrahim Jadhran, capo dell’Ufficio politico della Cirenaica
“La situazione che sta vivendo la Libia in questo momento si può riassumere dicendo che il Paese si trova ora a un bivio cruciale: o il governo di accordo nazionale riuscirà a salvarla dalle lotte intestine che la stanno dilaniando, oppure il Paese sarà destinato a imboccare la strada di ulteriori divisioni e frammentazioni interne. Con l’aiuto di Dio, ci auguriamo però ovviamente che gli sforzi del governo riusciranno a garantire al Paese la sicurezza e la stabilità di cui ha bisogno”.

Gli ostacoli sono tanti, ma il governo ce la farà: la pace è a portata di mano

euronews
“Quanto dice è il frutto della sua convinzione che questo governo – sui cui nomi c‘è stato accordo – riuscirà laddove hanno finora fallito i precedenti governi libici?”.

Ibrahim Jadhran
“Non c‘è dubbio. Sono fiducioso nel fatto che questo governo interverrà in maniera rapida e decisa per restituire alla Libia il suo prestigio e la sua sovranità e per assicurare la giustizia sociale e la piena operatività del sistema giudiziario e degli apparati di sicurezza, come l’esercito e la polizia”.

euronews
“Sul cammino da lei indicato, quali sono i principali ostacoli che il governo si troverebbe a dover superare?”.

Ibrahim Jadhran
“Le sfide e gli ostacoli da superare sono numerosi: le divisioni in seno al popolo libico, le marcate differenze sociali e le rivalità fra i clan tribali. Oltre, poi, alla presenza sul territorio di gruppi islamisti come i Fratelli Musulmani, che non si ritengono parte della società libica e che finiscono quindi per anteporre il loro interesse a quello del Paese”.

“Io nemico del precedente governo? Perché ho denunciato i loro traffici”

euronews
“Lei stesso ha però agito contro il precedente governo: insieme ai gruppi armati che la sostengono, ha preso il controllo di diversi terminal petroliferi, che forniscono un’enorme quantità di greggio. Come pretende quindi che altri rispettino gli impegni con il governo, se lei per primo, in passato non l’ha fatto?”.

Ibrahim Jadhran
“Anzitutto voglio chiarire che io non ho alcun gruppo armato. Mi limito a sorvegliare gli impianti petroliferi di cui sono responsabile e – con i miei uomini – sono incaricato di farlo nelle regioni centrali della Libia. La nostra è una forza di sicurezza al pari della polizia o di altri corpi e anzi, mi lasci dire che il precedente governo aveva addirittura provato a comprarci:
prima con delle mazzette e poi con delle minacce, hanno provato a reclutarci, imponendoci però le condizioni che volevano loro. Io ho rifiutato con decisione e ho anzi chiesto l’apertura di un’inchiesta sull’export di petrolio libico a partire dalla rivoluzione del 2011. È questa la vera ragione dei problemi che ho avuto con il precedente governo”.

“La nostra legittimazione è nel contributo che abbiamo dato alla cacciata di Gheddafi”

euronews
“Non ritiene che quanto lei ha fatto possa indurre i leader di altri gruppi a fare altrettanto e a battersi per assicurarsi il controllo delle risorse petrolifere del Paese? Non crede insomma di aver alimentato le divisioni a cui è ora in preda la Libia e di incarnare ciò a cui molti oggi guardano con timore?”.

Ibrahim Jadhran
“Vale anzitutto la pena ricordare che abbiamo dato un contributo importante alla lotta contro il regime di Gheddafi. Siamo riusciti a liberare quelle città e a sottrarre quei terminal petroliferi alle forze lealiste. Siamo peraltro stati in prima linea nelle battaglie per la liberazione di quelle zone. La tribù a cui appartengo era già insediata lì: in virtù della ripartizione che era stata pacificamente concordata con le altre, occupava la regione petrolifera nota come ‘Oil Crescent’, al pari di quanto faceva la tribù di Al-Ebidat, che è invece insediata a Tobruk, dove si trova il porto di Al-Hariqa”.

“Abbiamo scavalcato il governo in nome del popolo libico: la politica aveva tradito i suoi impegni”

euronews
“Lei accusa il precedente governo di corruzione e sostiene che abbia contrabbandato il petrolio libico. Allo stesso tempo, come diceva, lei controlla cinque terminal petroliferi che le assicurano una ricchezza enorme. Chi vigila però sulle sue esportazioni e sui profitti faraonici che le regalano?”.

Ibrahim Jadhran
“Abbiamo proceduto all’esportazione del petrolio, perché il precedente governo non
aveva adempiuto ai suoi doveri. Non avendo risposto alle nostre sollecitazioni ad apire un’inchiesta e non essendosi adoperato per garantire al popolo la sicurezza sociale che rivendicava, siamo stati autorizzati a operare nel nome delle popolazioni locali. È per loro che abbiamo esportato il petrolio. E lo abbiamo fatto conformemente alla Costituzione del Cinquantuno: dando mandato all’Ufficio esecutivo della Cirenaica”.

euronews
“Ora dove esportate il vostro petrolio?”.

Ibrahim Jadhran
“Ne abbiamo esportato in un’unica occasione, in passato: si è trattato di una sola petroliera, protetta dal nostri uomini, che nonostante battesse bandiera nord-coreana, non era affatto diretta in Corea del Nord, ma in Grecia”.

euronews
“Come risponde a chi la accusa di continuare a smerciare illegalmente il petrolio libico?”. (5/7)

Ibrahim Jadhran
“Non abbiamo esportato una sola goccia di petrolio – e di gas – dal giorno dell’incidente alla petroliera Morning Glory”.

“Niente traffici illeciti: ecco come pago i miei uomini”

euronews
“Se – come dice – lei non esporta petrolio, come paga allora i 20.000 uomini che si battono per lei?”.

Ibrahim Jadhran
“In passato – e durante il periodo di crisi che abbiamo vissuto con il governo – ci siamo finanziati facendo lavorare i nostri uomini nella filiera del petrolio e come contractors, adibiti alla protezione dei terminal. Garantivo io stesso che i contratti siglati con l’amministrazione delle stesse installazioni petrolifere fossero trasparenti e regolari. In un secondo momento ho stretto un accordo con il governo di Abdullah al-Thani, che lo impegnava ad assicurare la remunerazione di queste persone e a garantire un anno di ingaggio per il personale impiegato nella sorveglianza dei terminal petroliferi. Un ulteriore accordo è poi stato infine siglato con il Ministro della difesa, sempre del governo di Abdullah al-Thani”.

“La pace è a un passo, ma la comunità internazionale faccia la sua parte”

euronews
“Quanto è probabile che si arrivi alla pace, alla luce di quanto sta accadendo in Libia?”.

Ibrahim Jadhran
“Arrivare alla pace in Libia sarà possibile se la comunità internazionale appoggerà concretamente il governo di accordo nazionale. Dal canto suo, quest’ultimo dovrà ovviamente affrontare con serietà le sfide che lo attendono, senza perdere tempo nell’adozione delle misure necessarie. Mi preme però soprattutto sottolineare ancora una volta che la pace è a portata di mano. E questo, anzitutto perché il popolo libico ha già sofferto molto e sa fin troppo bene quanto avviene dietro le quinte della politica. Da parte sua l’aspirazione alla stabilità e alla sicurezza è quindi molto forte”.