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La guerra contro Boko Haram e il grande esodo, Euronews sulla linea del fronte

Da oltre un decennio, gli estremisti islamici di Boko Haram stanno insanguinando il nord della Nigeria per creare un califfato. Ora hanno ampliato la

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La guerra contro Boko Haram e il grande esodo, Euronews sulla linea del fronte

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Da oltre un decennio, gli estremisti islamici di Boko Haram stanno insanguinando il nord della Nigeria per creare un califfato. Ora hanno ampliato la propria campagna di terrore verso i Paesi vicini.

Point of view

Boko Haram è sostenuto, Boko Haram è finanziato, Boko Haram ha ricevuto attrezzature, compresi i mezzi blindati sul terreno. Da parte di chi? Non lo so

Ciad, Niger e Camerun hanno risposto con un’alleanza militare che da gennaio è andata in soccorso al governo di Abuja.

Nel mese di marzo, Boko Haram ha adottato una nuova strategia giurando fedeltà allo Stato islamico. Un’internazionalizzazione del conflitto che ha messo in allerta l’intera regione e ha accelerato l’avvio di un’offensiva congiunta.

Euronews ha seguito, sulla linea del fronte, l’esercito ciadiano impegnato nella liberazione di un’importante città nel nord della Nigeria.

Vi anticipiamo che alcune immagini di questo reportage potrebbero urtare la vostra sensibilità.

L’ultima guerra africana si sta combattendo in questo deserto, un triangolo di terra tra le frontiere instabili di Nigeria, Niger e Ciad. Quello che vi raccontiamo è un conflitto tra una coalizione regionale e una delle organizzazioni jihadiste più barbare e spietate al mondo: il gruppo armato salafita nigeriano Boko Haram.

“Stiamo andando a Malam Fatori – spiega l’inviato di euronews, Luis Carballo – È un percorso pericoloso. Le truppe del Ciad e del Niger controllano la città dal 31 marzo, ma alcune sacche di resistenza di Boko Haram sono ancora presenti sul territorio”.

Abbiamo raggiunto la prima linea del fronte seguendo l’offensiva militare congiunta di Niger e Ciad. Un elicottero ci conduce all’avamposto dove si è stabilita la forza d’impatto che da mesi cerca di sottrarre alla setta islamica tutte le sue roccaforti nel nord-est della Nigeria.

Questi sono gli uomini dei reprati speciali, abituati alla spietatezza di un ambiente dominato da sole e sabbia. Il morale delle truppe è alto. Questi soldati sono convinti di essere prossimi alla vittoria contro i fondamentalisti islamici.

Non hanno paura della morte, ma sanno che anche il nemico non teme nulla. Boko Haram è un avversario determinato, senza attaccamento alla vita. Uccidere e morire è, per loro, il collegamento più rapido verso quel paradiso promesso dai loro leader che propagandano una versione distorta dell’Islam.

Centinaia di uomini, supportati da decine di veicoli blindati, presidiano lungo 500 metri la strada che conduce all’ultimo villaggio liberato: Malam Fatori.

Tra i soldati, una presenza insolita: due generali a 4 stelle. Sono i Capi di Stato Maggiore dell’Esercito del Niger e del Ciad. Noi non sne eravamo a conoscenza, ma pochi giorni dopo, una fonte vicina al governo di N’Djamena ci ha confidato che pensavano di aver ucciso il leader di Boko Haram, Abubakar Shekau, nella battaglia scoppiata 24 ore dopo la riconquista di Malam Fatori.

Poi è arrivata la smentita che Shekau non era tra i 200 membri di BokoHaram che i soldati del Ciad dicono di aver ucciso respingendo un’imboscata in cui l’esercito ciadiano ha perso 9 uomini.

Da quando ha assunto la leadership di Boko Haram nel 2009, Shekau, il Signore della Guerra, ha reso l’organizzazione un’infallibile macchina di morte.

L’unica prova del fatto che ci siano stati degli scontri a fuoco è rappresentata dalle armi che i ciadiani ci dicono aver recuperato dai jihadisti uccisi. Ci sono cinquanta Kalashnikov, probabilmente appartenuti all’esercito nigeriano, diverse mitragliatrici pesanti e molte munizioni. Ottenere armi qui non è difficile, questo traffico è in forte espansione nella regione.

“Questa operazione congiunta – aggiunge Luis Carballo – e in particolare la partecipazione delle truppe del Ciad, sta rovesciando la situazione”

La presa di Malam Fatori è una grande vittoria strategica nella lotta contro Boko Haram. Il gruppo armato ha usato il villaggio come un centro di comando per i suoi attacchi contro il Niger e il Ciad. La città nigeriana è a soli 4 chilometri dal confine con il Niger.

I soldati ci scortano all’ingresso del villaggio e ci avvertono che ci possono essere trappole esplosive e mine nelle case. Ci raccomandano di non allontanarci dal convoglio. La visita dura solo pochi minuti.

Poi un silenzio inquietante. Le strade sono deserte, le case vuote, i negozi senza proprietari né clienti.

Malam Fatori aveva 30.000 abitanti e un mercato importante. Dopo cinque mesi di rigorosa Sharia applicata da Boko Haram, oggi tutto ciò è un ricordo lontano.

Incontriamo solo pochi uomini anziani e bambini. Poche donne, nessuna ragazza. Un bambino gioca tra il legno bruciato e la fuliggine. La madre spiega cosa è accaduto 72 ore prima.

“I miliziani di Boko Haram hanno lasciato il villaggio quando hanno visto che i soldati stavano arrivando – ricorda un’anziana del villaggio di Malam Fatori – Sono fuggiti in tutte le direzioni. Prima di partire ci hanno detto di uscire dalle nostre case e le hanno bruciate”.

Altri residenti che fanno ritorno al villaggio ci assicurano che i miliziani di Boko Haram in ritirata hanno rapito decine di ragazze. Una scena raccapricciante: le denudano per impedire loro la fuga. Nessuno ha idea di dove possano essere quelle ragazze.

“Boko Haram ha preso le ragazze per costringerle a sposare i miliziani – aggiunge un’altra donna risparmiata da Boko Haram – Hanno rapito anche i bambini e hanno ucciso gli anziani. Perché?”

“Boko Haram aveva occhi e orecchie dappertutto – conclude un’altra anziana del villaggio – Osservavano tutti i nostri movimenti. Quando uscivamo in strada, quando rientravamo a casa. Ci osservavano sempre”.

La tragedia di questa città, come in molti altri casi in Nigeria, sembra uscita da un’altra epoca. È un massacro inconcepibile nel XXI secolo.

L’unico suono che sentiamo sulla via del ritorno al campo è quello del vento che soffia contro una recinzione metallica in questa città fantasma. Mancano le risate dei bambini, le conversazioni tra i vicini. Boko Haram ha lasciato il segno: la paura è enorme.

La psicosi collettiva è tale che è impossibile distinguere le informazioni reali, dalle voci che parlano di massacri, omicidi e rapimenti. Ed è proprio questa la strategia di Boko Haram: conquistare con il terrore.

Il fiume Chari è il confine naturale tra Ciad e Camerun. Una frontiera facilmente percorribile in canoa o, più semplicemente, a nuoto.

Su una riva del corso d’acqua, l’ultimo villaggio camerunense Kousseri. Sull’altra, un sobborgo di N’Djamena, la capitale del Ciad.

Sul fiume sorge uno dei luoghi più vivaci della capitale, il ponte Ngueli, un punto di incontro per le persone e i mercanti. Su questo ponte transitano, ogni giorno, migliaia di persone e tonnellate di merci di ogni tipo. Fino a poco tempo fa, la preoccupazione principale dei doganieri era rappresentata dai contrabbandieri. Ora le cose sono cambiate.

“I controlli di sicurezza sono stati rafforzati per prevenire attacchi e per bloccare il flusso di armi”, dice l’inviato di euronews, Luis Carballo.

Il Ciad prende molto sul serio la minaccia. La maggior parte degli attacchi condotti dagli islamisti nigeriani in Camerun si sono verificati nel raggio di pochi chilometri da qui. La vicinanza alla zona controllata da Boko Haram pone un grave problema di sicurezza, ma non solo. La crisi ha anche una dimensione economica per il Ciad.

I continui attacchi del gruppo fondamentalista hanno compromesso le rotte commerciali utilizzate da N’Djamena con i partner principali, Nigeria e Camerun. La frontiera con la Nigeria è interdetta da oltre un anno per ragioni di sicurezza. L’unica opzione che resta al Ciad, un Paese che importa gran parte del suo fabbisogno, è il Camerun. Le merci arrivano percorrendo tragitti che sono sotto attacco da mesi. Un’emergenza per il governo ciadiano. La protezione di queste rotte commerciali è diventata una priorità assoluta.

Il percorso inizia nel porto camerunese di Douala e termina a N’Djamena. La strada in nero – la rotta tradizionale – non è più praticabile.

Il percorso alternativo – in bianco – è molto più lungo. Ciò significa maggiori costi di carburante, meno merci e prezzi al dettaglio più alti.

Il presidente Idriss Deby può permettersi una guerra così lunga contro Boko Haram?

Il prolungarsi dei combattimenti al confine potrebbe finire per soffocare l’economia del Ciad.

Il Grande esodo, i rifugiati nigeriani di Dar es Salam

Per fuggire dalla violenza di Boko Haram, circa 20.000 nigeriani hanno attraversato il lago Ciad negli ultimi tre mesi in cerca di riparo. La storia di ognuno di loro è segnata dalle atrocità commesse dai fondamentalisti.

Il campo profughi di Dar es Salaam, in Ciad, accoglie 4.000 rifugiati. Molte famiglie vengono da Baga, teatro di uno dei peggiori massacri di Boko Haram. Attreversano il confine senza nulla, molti hanno visto i loro parenti morire. Alcuni sono feriti, ma le lesioni più gravi sono i traumi psicologici che portano dentro se stessi.

Sono scappati da situazioni come questa: le truppe del Ciad e del Niger hanno trovato questo video su un telefono cellulare di uno dei combattenti di Boko Haram ucciso il 17 marzo a Damasak, quando la coalizione regionale ha rinconquistato la città.

I combattenti di Boko Haram hanno registrato le esecuzioni di massa a Baga, in Nigeria e in un villaggio del Camerun. Centinaia di civili sono stati uccisi a sangue freddo. Tra gli assassini ci sono degli adolescenti.

Nel campo di Dar es Salaam ci sono, ovunque, bambini orfani. I loro genitori sono morti o li hanno abbandonati durante la fuga per scappare dai massacri di Boko Haram commessi dall’altra parte del lago. L’organizzazione Medici Senza Frontiere ha avviato un servizio di assistenza psicologica per adulti e bambini.

“Quello che hanno vissuto questi bambini non può essere augurato nemmeno al tuo peggior nemico – confessa Idriss Dezeh, coordinatore del campo profughi di Dar es Salaam – Gli islamisti li hanno privati della loro adolescenza. È molto difficile”.

Il campo di Dar es Salaam, che per questi bambini la cosa più simile a una casa, è nato grazie all’aiuto del governo ciadiano, all’Unicef, all’Agenzia Onu per i rifugiati e alla Croce Rossa.

Sotto un telone, è stata allestita una scuola di fortuna, ma il loro problema è la lingua: parlano inglese, mentre la formazione riservata ai loro coetanei ciadiani è in francese.

All’età di 6, 8 anni, hanno già visto troppo. Sanno riconoscere il rumore di un kalashnikov, ma non le canzoni, che imparano nel campo di Dar es Salam.

Al tramonto, gli uomini si riuniscono in preghiera. Queste sono le stesse preghiere che i loro aguzzini cercano di imporre con il sangue e con il fuoco. La stragrande maggioranza delle vittime di Boko Haram è di religione musulmana.

Presidente Ciad “assassinio Gheddafi ha favorito Boko Haram”

Idriss Deby, Presidente del Ciad, è al potere da 25 anni, un quarto di secolo in cui il suo esercito ha combattuto, direttamente o indirettamente, la maggior parte delle guerre nella regione.

Il capo dello Stato ha spiegato ai nostri microfoni le ragioni della partecipazione del suo Paese in questa guerra contro il jihadismo: una questione di sopravvivenza.

Luis Carballo, euronews: “Presidente Deby, grazie per averci ospitato nel palazzo presidenziale N’Djamena. Quant‘è grande la minaccia rappresentata da Boko Haram in Ciad?”

Idriss Deby, Presidente del Ciad: “Fino al 2013 le azioni di Boko Haram contro i civili si sono concentrate all’interno Nigeria. Ma dal 2013, Boko Haram ha cominciato a esportare questi attacchi al di fuori della Nigeria, in particolare in Camerun e Niger. Successivamente è toccato al Ciad. Si tratta di un’organizzazione estremamente pericolosa, un gruppo che ha avuto il tempo di organizzarsi e di reclutare persone che non hanno lavoro. Boko Haram ha legami molto stretti anche con l’Isil e con Al Qaeda nel Maghreb islamico. Dal punto di vista economico, il Ciad ne ha risentito molto. Boko Haram ha deciso di soffocare il Ciad tagliando l’asse che ci collega al porto di Douala in Camerun, di interesse vitale per il nostro Paese. Si tratta di un pericolo per l’intera regione e nessun Paese può affrontare da solo questa minaccia, da qui la necessità di unire le nostre forze – che naturalmente sono esigue – con l’obiettivo di ridurre la capacità distruttiva di Boko Haram”.

euronews: “Qual è l’obiettivo principale di questa azione militare? Distruggere Boko Haram o tenere il gruppo armato lontano dai vostri confini?”

Idriss Deby: “È di distruggere Boko Haram, senza esitazioni. Boko Haram deve essere distrutto con ogni mezzo”.

euronews: “Il suo Paese, il Ciad, nel 2013 ha preso parte all’operazione Serval in Mali e nel 2014 all’Operazione Barkhane nel Sahel contro i gruppi fondamentalisti. La Francia e altri Paesi vi forniranno informazioni su Boko Haram, ma nient’altro. Vi augurate un coinvolgimento un po’ più intenso da parte di Europa e Stati Uniti?”

Idriss Deby: “No. Penso che dobbiamo capire che, a 60 anni, quasi, dall’indipendenza dei Paesi africani, è il momento di prendersi cura di noi stessi. Dobbiamo dimostrare di essere in grado di gestire da soli le nostre crisi, dobbiamo essere in grado di affrontare i movimenti terroristi. Unendo i notri sforzi, quelli dei Paesi africani”.

euronews: “All’inizio di marzo, Boko Haram ha promesso fedeltà al sedicente Stato Islamico. Questa alleanza ha reso il gruppo armato salafita più pericoloso?”

Idriss Deby: “La nostra azione ha interrotto il potere militare di Boko Haram. Abbiamo colpito il loro Stato Maggiore. La nostra azione ha mostrato il vero volto di Boko Haram, che non è – come si dice – un’organizzazione locale a livello africano o della Nigeria. Ma è un’organizzazione che ha legami con altre organizzazioni terroristiche nel mondo, in particolare con lo Stato islamico. Bisogna chiedersi chi c‘è dietro Boko Haram”.

euronews: “Questa è la mia prossima domanda. Non abbiamo molte informazioni né sul numero di combattenti a disposizione del gruppo, né sulle sue fonti di finanziamento. Sappiamo che alcuni proventi arrivano dai rapimenti e dalle razzie. Ma Boko Haram riceve denaro anche da Paesi stranieri?”

Idriss Deby: “Boko Haram è sostenuto, Boko Haram è finanziato, Boko Haram ha ricevuto attrezzature, compresi i mezzi blindati sul terreno. Da parte di chi? Non lo so”.

euronews: “Ma siete sicuri che abbia ricevuto un sostegno esterno?”

Idriss Deby: “Ma come si spiega che una organizzazione terroristica conquisti un terzo di un Paese grande come la Nigeria, con un esercito organizzato, con mezzi corazzati e con modalità di azione simili a quelle di un esercito regolare. In Nigeria non si producono blindati e non si fabbricano armi. Quindi tutto ciò non è caduto dal cielo”.

euronews: “Abbiamo visto che i gruppi vicini all’Isil sono operativi in ​​Libia. C‘è il rischio di aprire un nuovo fronte sui vostri confini settentrionali?”

Idriss Deby: “Nel 2011, quando l’Occidente e la Nato hanno avviato le operazioni militari in Libia, io li avevo avvertiti. Non ho mai amato Gheddafi, ma lo hanno rovesciato lasciando senza guida un Paese super equipaggiato dal punto di vista militare e pesantemente armato. Non è stata presa la precauzione di pensare al dopo Gheddafi e di evitare che le armi non uscissero dalla Libia. Siamo in guerra dall’assassinio di Gheddafi. Nel nord, come in altre nostre frontiere, circolano le armi e il Daesh si sviluppa, i terroristi stanno avanzando anche in Libia. Sono una minaccia reale per i Paesi africani sub-sahariani”.

euronews: “Il Ciad è un Paese a maggioranza musulmana, lei stesso è musulmano. In quanto musulmano, come giudica questa appropriazione dell’Isil della sua religione, l’Islam?”

Idriss Deby: “Le attività del Daesh, dello Stato islamico o di Boko Haram sono molto, molto, molto lontane dall’Islam. Questo per me è inaccettabile e i musulmani non possono restare fermi a guardare. Li abbiamo lasciati fare per molto tempo, ma ora è tempo che i musulmani si organizzino e affrontino queste organizzazione terroriste che non hanno nulla, nulla, nulla di musulmano. Non sono musulmani e noi dobbiamo combattere queste persone, i musulmani devono combattere queste persone”.

La coalizione militare che combatte Boko Haram avanza e sottrae agli islamisti alcune città nel nord della Nigeria. Questo potrà bastare per decratare la fine dell’organizzazione criminale? O Boko Haram prepara una sanguinosa vendetta?

03/04/2015. On our way to the frontline in a military transport plane. Chad's Army used the same plane to bring extra troops and supplies to the frontline

Posted by euronews on Tuesday, 7 April 2015

Luis Carballo terrà una diretta web su euronews.com per discutere della sua esperienza in Ciad giovedì prossimo alle 15:00 CET. Risponderà alle vostre domande in inglese, francese e spagnolo via email a askluis@scribblelive.com o con un tweet usando l’hashtag #askeuronewsluis. Segui Luis su Twitter @granangular