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Dalla Spagna indignata all'Europarlamento. Il fenomeno Podemos

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Dalla Spagna indignata all'Europarlamento. Il fenomeno Podemos

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Bagni di folla e un successo lampo che lo ha proiettato anche al Parlamento Europeo. E’ la parabola del neonato Podemos : partito spagnolo che in pochi mesi appena ha catalizzato la disillusione della piazza nei confronti della politica tradizionale, sotto la bandiera di un fiducioso appello al cambiamento.

“Possiamo” il nome che si è dato, ammantando il celebre slogan di Obama di tutt’altre declinazioni. Una strategia che alle Europee di maggio gli ha regalato quasi l’8% dei voti e cinque seggi a Strasburgo, dove cerca sponde fra i banchi dell’estrema sinistra. Pablo Iglesias è tra i suoi portabandiera.

“Per il nostro gruppo era fondamentale che un rappresentante di Syriza ottensse una vicepresidenza dell’Europarlamento per dimostrare che qualcosa sta cambiando in Europa – ci dice Pablo Iglesias -. Presto o tardi noi europei del sud dimostreremo che si può agire anche in maniera diversa e che non vogliamo restare semplici ‘colonie’ della Germania e della Trojka. Poteri finanziari che nessuno ha scelto non devono trovarsi a decidere del nostro destino”.

Nato lo scorso gennaio, Podemos affonda le radici e trae la propria linfa nelle rivendicazioni e nella base degli “Indignados”, il movimento che nel 2011 aveva investito le piazze spagnole, reclamando a gran voce addio all’austerity e cambiamento politico.

Se gli slogan sui muri parlano di “Stato terrorista” e di “repressione”,l’Università Complutense di Madrid è anche l’ateneo dove insegna scienze politiche Juan Carlos Monedero, uno dei teorici e dei fondatori di Podemos.

“Abbiamo capito che voler nazionalizzare l’economia è un errore – ci dice -. Esistono però dei beni comuni che devono essere gestiti dalla collettività, il che non significa dallo Stato. L’acqua, l’energia, la finanza sono settori che devono essere soggetti a un controllo, come devono esserlo le banche. L’acqua non è una merce. L’energia non può essere nelle mani di un oligopolio. Ci sono una serie di elementi a cui va riconosciuta la natura di beni comuni, di ‘common goods’”.

Un manifesto che al Parlamento spagnolo fa già tremare i partiti tradizionali. In attesa del prossimo test nazionale, Popolari e Socialisti si interrogano sulla loro debacle alle Europee.

Con loro anche gli esperti, che cercano risposte a un fenomeno senza precedenti dalla caduta di Franco: mentre “Podemos” si scavava una nicchia nel panorama politico, governo e opposizione non andavano insieme oltre il 49%.

Docente universitario e firma del quotidiano spagnolo ‘El Pais’, José Ignacio Torreblanca guida la sezione di Madrid del Consiglio Europeo per le Relazioni Internazionali. “Sul piano ideologico – ci dice – Podemos incarna una sinistra molto radicale e risente di una forte influenza da movimenti latino americani come quelli di Venezuela o Perù. E’ a questi ultimi che deve la sua retorica anti-capitalista, anti-establishment e – nella stessa ottica -, anche anti-Europea e critica del nord del mondo. Allo stesso tempo, per ampliare la sua base di consenso, Podemos è però incappato nelle stesse dinamiche di altre forze politiche, diventando una sorta di “partito piglia-tutto”. Pubblicamente sostiene di non voler rappresentare un elettorato di destra o di sinistra e si presenta piuttosto come rappresentante del popolo in contrapposizione alla casta e all’establishment. Così facendo si nasconde però chiaramente dietro la sua ideologia e – a mio avviso -, diventa un partito populista”.

Il partito, che si vuole diffuso e democratico nella stessa povertà delle sue strutture, è però anche oggetto di ben altre critiche. In particolare, ai suoi leader vengono rimproverate la mancata condanna pubblica delle violenze dell’ETA e la vicinanza con il governo venezuelano.

“Siamo stati accusati di violare la legge, perché finanziare un partito dall’estero e sostenere dei terroristi è illegale – replica Pablo Iglesias -. A chi ci paragona a dei terroristi dico però che non è così. Se ritengono che abbiamo commesso dei crimini lo dicano in tribunale, vadano alla polizia. Nessuno l’ha invece mai fatto. Ricorrono a questi argomenti solo per creare un allarme sociale che finisce per ritorcersi contro di loro”.

Ci spostiamo ora nel quartiere popolare di San Blas, a Madrid. Alle elezioni europee, Podemos ha qui toccato il 14%. Un successo costruito attraverso assemblee settimanali, in cui si discute non solo della politica, ma anche della struttura e del futuro da regalare al partito.

Il disinteresse per la politica qui sembra lontano. Molti dicono di riscoprire il senso di un impegno e di una lotta comune, che dalla base traggano la forza per mandare un segnale al Palazzo.

Isabel, 70 anni, è una pensionata che ormai dedica buona parte del suo tempo all’impegno con Podemos. “Spero in un cambiamento da parte della gente – ci dice -. Per questo Podemos deve trasformarsi in un laboratorio, in un’aula in cui ci si possa informare, formare e trasformare, sapendo cosa poter esigere da chi ci governa”.

“La struttura è completamente orizzontale e aperta a tutti – ci dice invece Pedro -. Podemos sta ancora prendendo forma come forza politica. Ed è per questo che stiamo vivendo una fase di intensi dibattiti politici e organizzativi”.

In un paese ancora strangolato dalla disoccupazione e che stenta a lasciarsi alle spalle la crisi, l’appello di Podemos non sembra però mettere d’accordo tutti. Le voci raccolte per le vie di Madrid rivelano un misto di diffidenza e speranza nei confronti del messaggio di cui si fa ambasciatore il partito.

“Credo che sia un partito alternativo – dice una giovane -. Mi chiedo però se alla fine stia cavalcando anche un po’ il populismo…”.

“Sono certo un po’ radicali – commenta un suo coetaneo -, ma credo che sia giusto che la gente scenda in piazza con convinzione. Protestare è legittimo. Ma credo che lo sia anche forzare un po’ la mano”.

“Voteremo per Podemos perché crediamo nel cambiamento – dice in coro una coppia -. E crediamo che un cambiamento sia necessario”.

Importante indicatore del radicamento di Podemos sarà a maggio il voto alle amministrative di Madrid, dove a maggio aveva superato la soglia del 10%. Il partito non perde però tempo e mette già in chiaro la linea che adotterà in Europa.

“In Europa c‘è troppa casta, troppa casta politica che si piega alla finanza e a potenze straniere come gli Stati Uniti – dice in proposito Pablo Iglesias -. Noi siamo contrari a una presenza militare degli Stati Uniti in Europa. Perché, in quanto europei, dovremmo assoggettarci al controllo militare altrui? Vogliamo piuttosto un’Europa delle libertà, della giustizia sociale e della solidarietà. Questo significa opporsi sia al nuovo fascismo, in qualsiasi forma si presenti, sia all’autoritarismo dei difensori di Troika, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale”.

La prima battaglia di Pablo Iglesias sarà però ora anzitutto quella per la sopravvivenza politica. Dimostrare cioè che la popolarità ottenuta affondi in sostegno e contenuti in grado di regalare un futuro al suo Podemos.