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Partita aperta a Bruxelles su Juncker alla guida della Commissione

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Partita aperta a Bruxelles su Juncker alla guida della Commissione

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Formalmente la candidatura di Jean-Claude Juncker la sostiene, ma… Angela Merkel mette altri “ma” sulla designazione del nuovo Presidente della Commissione europea.

Conclusi i colloqui post-elettorali a Bruxelles, riconoscendo gli ostacoli, la cancelliera tedesca si è mostrata restia ad appoggiare al cento per cento l’ex primo ministro del Lussemburgo, nonostante il PPE sia il primo partito al Parlamento europeo:

“Da membro del PPE, ho sostenuto Jean-Claude Juncker come candidato alla presidenza della Commissione europea e non l’ho dimenticato – ha detto la Merkel -. Ma devo anche rispettare il trattato”.

Sulla nomina si è scatenata una vera e propria battaglia, tra risultati elettorali e leader ostili. A iniziare da quanti – come il premier britannico David Cameron – lo considerano un federalista di vecchio stampo, espressione di un’Europa troppo grande, troppo autoritaria, e che interferisce troppo.

Che Juncker non raccogliesse l’unanimità per la poltrona più importante dell’Unione era cosa nota. Ora bisognerà capire se e quando, il Trattato di Lisbona , riuscirà a farlo valere a suo favore.

Andrea Büring, euronews: Sarà Juncker o Schulz? O un altro jolly uscirà fuori dal mazzo? Dopo le elezioni europee, il candidato del partito che ha ottenuto più voti avrebbe dovuto diventare il prossimo presidente della Commissione europea. Questo era stato detto agli elettori. Il Partito popolare europeo è arrivato in testa. Il suo candidato è l’ex presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker e, in teoria, gode del sostegno della cancelliera tedesca Angela Merkel.

Ma i giochi post elettorali sono appena iniziati e i capi di Stato e di governo hanno cominciato a entrare nel vivo del negoziato. Ne parliamo con Nikolaus Blome, capo redattore del settimanale tedesco “Der Spiegel”, in collegamento da Berlino.

Nikolaus Blome, anche il Parlamento europeo sostiene Juncker. Chi si mette sulla sua strada?

Nikolaus Blome: E’ la seconda istituzione della struttura europea che si è messa sulla sua strada. Da una parte, c‘è il Parlamento europeo e dall’altra ci sono 28 capi di Stato e di governo, anche loro eletti legittimamente, e con il diritto legittimo di far sentire la loro voce. Le due parti, le due istituzioni, devono mettersi d’accordo. E, a quanto pare, i capi di Stato e di governo vogliono più tempo, per qualche ragione sconosciuta.

euronews: La campagna dei conservatori ha puntato sull’immagine della cancelliera tedesca, relegando Juncker in secondo piano, mentre il candidato socialista Martin Schulz è apparso con il suo volto sui manifesti elettorali. Perché ora la Merkel rema contro Juncker?

Blome: Si conoscono da molto tempo e hanno esperienze in comune. Juncker è al servizio dell’Europa da trent’anni, anche come primo ministro del Lussemburgo. Nessuno è stato in carica più a lungo di Angela Merkel. Si sono anche scontrati diverse volte. Fin dall’inizio Merkel non era convinta di nominare un candidato perché sospettava che accadesse quello che poi si è puntualmente realizzato: temeva che delle elezioni focalizzate sui due principali candidati avrebbero limitato la libertà di scelta dei capi di Stato e di governo. E questa è una cosa che Angela Merkel non ama affatto.

euronews: Qual è il peso politico della Merkel a Bruxelles? Prenderà ancora una volta l’iniziativa?

Blome: Lo vedremo. Penso che debba prendere l’iniziativa in Europa, oggi più che mai, perché altri leader come Francois Hollande e David Cameron hanno perso molto consenso nei loro Paesi. Altri partiti hanno prevalso, ad esempio quelli euroscettici, come il Font National in Francia e lo Ukip in Gran Bretagna, e questo indebolisce i governi di quei Paesi. Il vento è cambiato, e adesso sarà ancora più difficile trovare un compromesso.

euronews: Scegliere un altro candidato non è come tradire gli elettori? Dimostrare che a Bruxelles si decide nelle stanze del potere?

Blome: E’ come una partita di poker, una prova di forza tra due istituzioni elette democraticamente. In fondo, non è una cosa negativa. La stessa cosa si produce in Germania tra il Bundestag e il Bundesrat. Ma in questo caso sarà molto complicato, se si ignora la volontà degli elettori. Tutti dovrebbero rifletterci. E potrei scommettere che, se i capi di Stato e di governo sceglieranno un terzo candidato e lo invieranno al Parlamento europeo per farlo eleggere con un voto di maggioranza, quel candidato, chiunque sia, sarà respinto dal Parlamento.

euronews: Chi sarà il prossimo presidente della Commissione europea?

Blome: Penso che alla fine la spunterà Jean Claude Juncker. Dovranno trovare un compromesso per bilanciare altri interessi nell’ambito dei 28 capi di Stato e di governo, ad esempio per le nomine di altre cariche, come il vice-presidente della Commissione, che ha mandato sulla politica estera, o il presidente del Consiglio europeo. E’ il belga Herman Van Rompuy che dovrà essere sostituito. Alla fine si aggiusterà tutto con un compromesso. Ma se parliamo di Juncker e del posto più ambito a Bruxelles, non penso ci siano margini per negoziati con il Parlamento europeo.