ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Iran, elezioni: braccio di ferro tra conservatori

Lettura in corso:

Iran, elezioni: braccio di ferro tra conservatori

Dimensioni di testo Aa Aa

La Repubblica islamica si avvicina all’appuntamento elettorale del 14 giugno in un clima politico molto teso. I pretendenti alla corsa alla successione a Mahmud Ahamdinejad sono 686, tra cui 30 donne. Tutte le candidature devono essere approvate dal Consiglio dei Guardiani, che ha dieci giorni di tempo per pronunciarsi. Nel 2009 su 450 iscritti, solo in 4 hanno superato l’esame di idoneità.

Si profila uno scontro tra i conservatori, vicini alla Guida suprema e gli ultra conservatori, appoggiati dal Presidente uscente. Dopo 8 anni di difficile coabitazione, lo scontro tra Mahmoud Ahmadinejad e Ali Khamenei si risolve nel duello tra opposte candidature. La volontà dei vertici religiosi potrebbe essere determinante nell’evitare la vittoria del delfino ed ex segretario del Presidente uscente, Esfandiar Rahim Mashaie.

Piccolo è lo spazio per altri schieramenti. Con i due leader Moussavi e Karroubi, tra i protagonisti delle manifestazioni anti-regime del 2009, ancora bloccati agli arresti domiciliari, i riformisti iraniani restano esclusi dalla vita politica.

La sola speranza dei moderati è nella candidatura a sorpresa dell’ex Presidente Akbar Hachemi Rafsandjani, sostenuto dai riformatori e da una corrente conservatrice, che guarda con preoccupazione all’attuale quadro politico e al futuro del Paese. Certo è che lo svolgimento e i risultati delle presidenziali espliciteranno i rapporti di forza e le dinamiche in atto a Teheran.

Se la Guida Suprema confermasse la propria influenza potrebbe essere il suo consigliere ed ex Presidente del parlamento Ali Hadad-Adel il candidato vittorioso; ma nella rosa di Khamenei figurano anche Ali Akbar Velayati, ex ministro degli Affari Esteri e Mohammad Baqer Qalibaf, attuale sindaco di Teheran.

Altro nome di peso, quello di Said Jalili, negoziatore sulla scena internazionale per il programma nucleare. Si profila una dura battaglia nella sfida tra l’uomo di fiducia della Guida Suprema e il contendente diretto di Rafsandjani, l’ex Presidente che ha voltato le spalle ai conservatori.

Il successore di Ahmadinejad, chiunque sia, sarà confrontato a un’agenda politica molto impegnativa. L’Iran attraversa una crisi valutaria senza precedenti, cui si aggiungono i danni economici per le sanzioni imposte dall’Occidente. Sul piano internazionale, il conflitto in Siria e le tensioni con Israele restano il banco di prova.

Iran elezioni: i candidati

Sono state presentate tutte le candidature per le elezioni presidenziali iraniane. Quelle di Esfandiar Rahim Mashaei e Akbar Hashemi Rafsanjani sono le piu’ discusse.
Ne parliamo con Taghi Rahmani, analista politico iraniano a Parigi.

Vida Samei, euronews:

“Signor Rahmani, parlando delle candidature che abbiamo appena menzionato, che immagine ne esce di questa prima fase delle elezioni iraniane?”

Taghi Rahmani, analista politico:

“Il piano della Guida Suprema e del suo circolo piu’ ristretto è quello di avere in quest’elezione un candidato riformatore, ma debole. Quando parlo di circolo, intendo i militari e il nucleo di potere, che occupano i cosiddetti posti di comando.

Vogliono un candidato che non sia in grado di prendere troppi voti. Vogliono qualcuno che possa essere presente a un basso livello dell’establishment, che contribuisca a migliorare la partecipazione e il processo elettorale.

Intanto, hanno fatto forti pressioni su Ahmadinejad, per fare in modo che Mashaei non si presentasse come candidato. Speravano che qualcun’altro si sarebbe presentato al suo posto. L’alleanza di Ahmadinejad e Mashaei mette in questione il ruolo della Guida Suprema.

Con la candidatura di Hashemi Rafsanjani, l’equazione è cambiata. Questo ha aiutato i riformisti. Molti dei loro candidati, come Aref o Shariatmadari, dovrebbero ritirarsi in favore di Rafsanjani. Possiamo dire che questa manovra di Rafshanjani cambia l’equilibrio ai vertici, anche se siamo solo all’inizio della campagna elettorale. Non sappiamo ancora in quale direzione andrà quest’elezione. L’Iran è un Paese dove le decisioni si prendono all’ultimo minuto”.

euronews:

“Sono diversi i conservatori che si sono candidati. Possiamo dire che è il segnale che quella parte politica non arriverà a un accordo su una sola persona? O assisteremo alla formazione di una coalizione poco prima delle elezioni, con un solo candidato?”

Taghi Rahmani:

“Ci sono molti punti sui quali le diverse fazioni conservatrici non sono d’accordo tra loro. C‘è la fazione di Mesbah-Yazdi, che ha candidato Lankarani. Tra coloro che sono più vicini alla Guida Suprema, i candidati sono Ghalibaf e Haddad-Adel, insieme a Velayati. Khamenei di solito attende fino all’ultimo minuto per capire quale gruppo tra i conservatori è il più forte. Scegliere tra Velayati e Lankarani è difficile. C‘è anche Ghalibaf, un burocrate il cui punto di vista è più vicino a quello di Rafsanjani. La scelta sarà davvero complessa. Allo stesso tempo, permettere una competizione molto aperta sarebbe davvero complicato. Ci sono candidati riformisti che hanno appoggiato Rafsanjani, e questo ha rafforzato il suo potere”.

euronews:

“Queste elezioni si terranno quando molte domande sulle elezioni del giugno 2009 sono ancora senza risposta, inclusi uccisioni e arresti. Inoltre, c‘è il problema degli arresti domiciliari di Mirhossein Mousavi, di sua moglie Zahra Rahnavard e di Mehdi Karoubi. Con tutte queste cose irrisolte, quest’elezione è legittima?”

Taghi Rahmani:

“Il pericolo che l’Iran vive nasce dalle decisioni che i leader della Repubblica islamica hanno preso negli ultimi anni.
Questi politici rischiano di
trasformare l’Iran in un Paese come la Corea del Nord, in termini di istituzioni e politica interna. Questo significherebbe la distruzione delle fragili istituzioni civili iraniane. Oggi, votare per il regime in Iran non significa esprimere un voto di appartenenza ideologica. Infatti, tutti gli sforzi dei riformisti sono stati fatti perchè le cose non peggiorassero. Hashemi può andare avanti grazie all’aiuto dei riformisti e al sostegno della società civile. Grazie ai suoi pregi e difetti Hashemi ha attirato l’attenzione di una parte della popolazione che vive in città, soprattutto per la sua opposizione alle politiche radicali dell’entourage della Guida Suprema.
Hashemi vuole cambiare le linee guida del potere riducendo la forza dell’esercito”.