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In Ungheria la società civile si mobilita contro l'ondata antisemita

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In Ungheria la società civile si mobilita contro l'ondata antisemita

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Minacce ed insulti come: “Morte agli ebrei!”, “Auschwitz non esiste!” Questo succedeva lo scorso ottobre a Budapest, la capitale ungherese durante una manifestazione dell’estrema destra.

Il giornalista che riprendeva questa scena è finito all’ospedale con cinque fratture al setto nasale mentre la polizia guardava senza battere ciglio.

Lo incontriamo sei mesi piú tardi. Sta ancora aspettando che vengano prese in esame le denunce che ha presentato contro gli aggressori e la polizia.

«Ho visionato i video che avevo girato gli anni scorsi – dice Barna Szasz, giornalista di Indexvideo – Quando gridavano questi gruppi insulti antisemiti e contro gli zingari cercavano di trattenersi. Ora invece sono diretti. Questo significa che ora si puó esprimere apertamente l’odio”.

Contro l’ascesa dell’estrema destra la società civile si sta mobilitando. Migliaia di cittadini hanno partecipato alla manifestazione per la Vita tra le strade di Budapest lo scorso 21 aprile, per ricordare gli oltre 500.000 ebrei ungheresi vittime dell’Olocausto.

Al tempo stesso si svolgerà per la prima volta a Budapest e non in Israele, i primi di maggio, l’assemblea plenaria del Congresso ebraico mondiale.

In Ungheria negli ultimi mesi sono sempre piú frequenti gli attacchi contro la comunità ebraica, una delle piú importanti dell’Europa Centrale.

Un fenomeno che si somma alle aggressioni contro i cittadini Rom.

Una violenza che riporta spesso ai sostenitori del partito di estrema destra Jobbik, terza forza politica del paese. Uno dei suoi responsabili l’anno scorso aveva proposto di identificare tutti i parlamentari e i funzionari di origine ebraica nel paese, perché considerati elementi pericolosi per la sicurezza nazionale.

Una proposta che aveva provocato indignazione nel paese, ma che il partito Jobbik rivendica respingendo l’accusa di antisemitismo.

“Questi cittadini – sostiene Marton Gyöngyösi, parlamentare di Jobbik – ignorano completamente il diritto internazionale, commettono un genocidio agendo 24 ore al giorno contro il popolo palestinese. Rappresentano un rischio per la sicurezza nazionale, in qualunque nazione decidano di andare. Per questa ragione ci preoccupiamo la presenza di persone con la cittadinanza ungherese-israeliana. Anche perché il presidente israeliano Shimon Peres, nell’ottobre del 2007, ha parlato dell’ Ungheria come di un paese allettante per gli uomini d’affari israeliani. Il tutto rientrava in un discorso basato sulla colonizzazione e l’espansionismo”.

Delle dichiarazioni imbarazzanti per il governo ungherese, che si sforza di mantenere buone relazioni con Israele.

Il portavoce del Parlamento ungherese assicura che saranno introdotte nuove misure per combattere il razzismo e l’antisemitismo dilagante.

“Poco fa – spiega Laszlo Köver, portavoce del Parlamento – abbiamo modificato il quarto emendamento della Costituzione, con riferimento alle espressioni di odio.
Grazie a questa modifica possiamo fare pressione nei confronti di un parlamentare che nel suo discorso offende la dignità del Parlamento o delle persone.
Possiamo espellerlo da una seduta mentre al terzo richiamo possiamo aprire nei suoi confronti una sanzione penale”.

Misure peró insufficienti di fronte ad una deriva razzista, sottolinea questo giornalista che preferisce restare anonimo.

Il suo nome è finito nella lista delle personalità della comunità ebraica ungherese pubblicata sui siti di estrema destra: “Riceviamo commenti molto violenti, come ad esempio frasi in cui si rimpiange che il lavoro iniziato ad Auschwitz non sia stato concluso. Cose del genere. Mi rendo conto di aver perso il senso di sicurezza. Non nella vita quotidiana. Non ho paura di prendere un autobus o la metro ma mi sento insicuro in prospettiva, per il mio futuro.
Credo che comunque si tratti di un fenomeno esteso in tutta Europa”.

Per il direttore della Federazione delle comunità ebraiche ungheresi, il paese deve ancora fare i conti con la propria storia prima di riuscire a cambiare la mentalità della gente.

“L’Ungheria – dice Gusztav Zoltai, direttore della Federazione delle comunità ebraiche ungheresi, Mazsihisz – a differenza della Germania non ha affrontato il proprio passato. Ci sono cose che non possono essere sanate con le leggi. La cosa piú importante è che la popolazione abbia chiaro in mente tutto quello che è successo. L’unica cosa che puó aiutarci è l’istruzione, soprattutto dei giovani”.

Ma emerge una nuova contraddizione nel paese con la scelta del Ministero dell’Istruzione di inserire nei programmi scolastici lo studio di autori che, durante la guerra, espressero posizioni antisemite.

Secondo questo direttore di un liceo di Budapest, l’indicazione ministeriale non era semplicemente un consiglio.

“Quando il ministero ha presentato i piani di studio ha sottolineato che l’obiettivo principale è quello di rafforzare l’identità nazionale – dice Lajos Molnar –
Gli autori in causa sono degli scrittori minori. Per questo pensiamo che la proposta nasconda ragioni ideologiche e politiche”.

Altra novità è l’introduzione dall’anno prossimo dell’insegnamento della religione nella scuola pubblica. Non è una lezione obbligatoria, ma per Istvan, rappresentante nazionale dell’associazione dei genitori, si tratta di un segnale inquietante.

“Non penso – dice Isztvan Neubauer – che il governo debba pagare al posto della Chiesa, come ad esempio le lezioni di educazione religiosa all’interno di una scuola elementare. La Seconda Guerra Mondiale è stata uno shock per tutti noi. Ancora oggi, molti bambini ma anche le generazioni piú anziane non voglio dire qual è la loro religione”.

La realizzazione del Congresso ebraico mondiale ha riaperto il dibattito sulle ferite ancora aperte in Ungheria.

Ad aumentare la tensione l’annuncio di una manifestazione di gruppi di estrema destra alla vigilia del Congresso. Ad indire il raduno, la deputata del partito Jobbik, Eniko Kovacs Hegedusne, che lo giustifica con la necessità di difendere la società ungherese.

“Io sono un architetto e lavoro nello sviluppo urbano – dice Eniko Kovacs Hegedusne – È sconvolgente vedere quanti speculatori agiscono nel mercato immobiliare, si tratta di investitori israeliani. È ovvio che tutti questi investimenti possono avere gravi conseguenze in futuro. Non solo verranno costruite molte case ma cambierà anche la popolazione. Potrebbero portare a degli stravolgimenti su larga scala “.

I giovani dell’associazione ebraica Marom provano dal canto loro a creare dei ponti tra le diverse realtà della società ungherese, con attività culturali.
Un modo per lottare contro l’esclusione, fenomeno che la crisi ha acuito.

“Stiamo lavorando a stretto contatto con molte organizzazioni che si battono per i diritti civili – spiega Adam Schonberger, direttore di Marom – Con le associazioni Rom, dei diritti gay e quelle impegnate in questioni sociali. Se riusciamo a rafforzare la solidarietà all’interno della società riusciremo anche a lottare contro quei gruppi che già conoscete. Di fatto sono già isolati. Sono soli con le loro idee basate sull’ odio”.