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Usa: torna la sindrome 11/9

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Usa: torna la sindrome 11/9

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La maratona era in pieno svolgimento quando le due bombe piazzate nei pressi della linea d’arrivo e della tribuna sono esplose seminando il panico.

La festa sportiva si è tinta di sangue. E mentre il capo della polizia lanciava appelli alla popolazione invitando tutti a restare a casa, il presidente Obama prometteva l’immediato rafforzamento delle misure di sicurezza: “Ho dato ordine di utilizzare le risorse del governo federale per aiutare le autorità locali e fornire protezione alla popolazione – ha dichiarato Obama – La sicurezza lungo le frontiere degli Stati Uniti è stata rafforzata e stiamo indagando per individuare i responsabili.”

L’allarme è massimo non solo a Boston ma anche a New York e Washington dove i principali edifici pubblici sono ora sorvegliati da unità anti-terrorismo.

Ancora non si sa se l’attacco è stato sferrato dall’interno o da gruppi stranieri ma nel paese sembra ritornata la psicosi dei giorni cupi post 11 settembre.
Un caos che fa ripiombare il paese 12 anni indietro con la folla sotto choc, il fumo, le scene di panico che si sperava non si sarebbero più ripetute.

Gli attentati contro le Torri Gemelle hanno segnato in maniera indelebile la storia recente americana. Ci sarà un prima e un dopo 11 settembre. Quel giorno gli Stati Uniti si scoprono per la prima volta vulnerabili e sotto la minaccia di un nemico esterno.

Ma in passato gli Stati Uniti hanno anche conosciuto attacchi sferrati dall’interno.
Ricordiamoci di Oklahoma City, 1995. Un’autobomba esplode ai piedi di un palazzo federale facendo 168 morti.
L’autore dell’attentato è un simpatizzante di un gruppuscolo di estrema destra. A quest’area è attribuito anche l’attentato di un anno dopo ad Atlanta dove sono in corso le Olimpiadi.

Questi gruppi apertamente razzisti che hanno dichiarato guerra allo stato federale preoccupano fortemente le autorità. Un recente rapporto fotografa la loro allarmante crescita proprio mentre nel paese infuria il dibattito sulle limitazioni da imporre alla diffusione delle armi da fuoco.

Mark Davis, euronews:
“È con noi il nostro corrispondente negli Stati Uniti, Stefan Grobe, che si trova a Boston, all’inizio di Boylston Street, dove sono avvenute entrambe le esplosioni.
Stefan, qual è l’atmosfera a Boston adesso?

Stefan Grobe, euronews:
“C‘è una strana atmosfera. Da un lato, la città è ancora sotto shock ma dall’altro, come puoi vedere, intorno a me ci sono segni di attività normali.
La maggior parte dei partecipanti alla maratona è ancora presente qui a Boston. Ho parlato con alcuni dei corridori europei e mi hanno detto che mantengono i loro piani di viaggio e non rinunceranno al resto del loro soggiorno a Boston, quindi ci sono sentimenti di segno opposto ora.”

euronews:
“L’FBI e il capo della sicurezza nazionale hanno detto che non hanno sospetti, non sanno se la matrice è interna o sono stati terroristi stranieri. Cosa sappiamo, Stefan?”

Grobe:
“Le autorità hanno appena cominciato. Ora stanno esaminando molti aspetti, le telecamere di sorveglianza, le foto, i video, anche quelli girati dal pubblico. Stanno facendo un sacco di cose, ma finora non c‘è una direzione chiara.”

euronews:
“Ieri il Presidente Obama ha messo in guardia dal saltare alle conclusioni. Molti americani, comprensibilmente, lo avranno fatto. Cosa pensi sia più preoccupante per gli statunitensi, una minaccia interna o straniera?”

Grobe:
“Questa è una domanda da 50 milioni di dollari. È molto difficile dire se per gli americani sia peggio un altro attacco legato ad Al-Qaida o uno compiuto da un terrorista statunitense. Viene in mente l’attentato di Oklahoma City, nel 1995, che fu uno shock per gli americani. D’altra parte, conosciamo tutti la tragedia dell’11 settembre. E gli americani hanno creduto che quei giorni fossero finiti. Per più di 10 anni c‘è stata una sorta di normalità, un lento ritorno alla quotidianità dopo la paura e la tragedia. Ora si rendono conto che il terrore è tornato e che sono di nuovo tempi duri, quindi è molto difficile dire cosa gli americani si augurino: che sia stato un attacco straniero o interno.”