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Jonas Kaufmann: il Cavaliere della Scala

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Jonas Kaufmann: il Cavaliere della Scala

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Il 2013 sarà l’anno di Richard Wagner. Il mondo della musica celebrerà il bicentenario della nascita del compositore tedesco.

Il Teatro alla Scala di Milano ha scelto di aprire la stagione con il Lohengrin.

A incarnare il Cavaliere del Cigno, custode del Sacro Graal, il tenore tedesco Jonas Kaufmann.

“Ho assorbito Wagner quasi insieme al latte di mia madre. Da bambino era costantemente sullo sfondo. Quando la musica ti permea, goccia dopo goccia, affonda le sue radici dentro di te. Nel momento in cui, successivamente, mi sono rivolto in maniera approfondita alla musica, ho ritrovato così tante cose che credevo sepolte”, racconta Kaufmann.

La direzione d’orchestra è stata affidata a Daniel Barenboim.

Calcare il palcosenico della Scala rappresenta un sogno per ogni artista.

Jonas Kaufmann ha un ricordo vivido di quando lo fece per la prima volta nel 1999: “È stato naturalmente molto emozionante”, racconta il tenore, “In quel momento, prima che il sipario si alzasse, ho sentito l’ouverture e subito ho pensato: ‘Mio Dio, sono qui, sul palco della Scala’”.

La trama: la figlia del duca di Brabante, Elsa, viene ingiustamente accusata di fratricidio. A salvarla sarà Lohengrin, misterioso cavaliere che in cambio del suo aiuto chiederà alla giovane di non domandargli mai quale sia la sua identità.

Elsa, innamorata ma afflitta dai dubbi, non rispetterà il divieto e il cavaliere sarà costretto ad abbandonare l’amata.

Il ruolo di Lohengrin è molto impegnativo: un personaggio diviso tra il senso del dovere verso la sua missione e l’amore.

“Spesso l’eroe appare all’improvviso, come un fulmine, e pronuncia due o tre frasi molto dure. Poi scompare e torna di nuovo l’amante, che è perdutamente innamorato di Elsa e vuole proteggerla. La sua missione passa sempre di più in secondo piano, per lasciare spazio ai sentimenti”, dice Kaufmann.

Il tenore aggiunge: “Amo le contraddizioni della sua personalità, la complessità del personaggio. Penso che interpretare solo un supereroe, senza difetti, sia qualcosa di estremamente noioso. È molto più interessante vestire i panni di un personaggio con molte sfaccettature, che è guidato dalle emozioni”.

Kaufmann non ha dubbi: “Secondo me uno dei momenti più belli dell’opera è nel finale, quando il cigno ritorna. Non ci sono il fascino e la gloria dell’eroe, ma c‘è l’essere umano, piccolo, che sta in piedi lì, prendendo coscienza che ha fallito”.

Bonus interview: Jonas Kaufmann