ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Senegal: Macky Sall, Youssou N'Dour ministro se vuole

Lettura in corso:

Senegal: Macky Sall, Youssou N'Dour ministro se vuole

Dimensioni di testo Aa Aa

La comunità internazionale ha salutato l’elezione democratica di Macky Sall, dopo 12 anni di dominio incontrastato di Abdoulaye Wade.

Il neo-presidente del Senegal ha sventolato la bandiera del cambiamento, ma gli oppositori continuano a ricordargli il suo passato politico di fedellissimo di Wade.

Ecco la sua replica in un’intervista rilasciata a Dakar, poco prima dell’elezione.

Francois Chignac, euronews:
Lei si definisce come un presidente di rottura. Cosa significa rottura per il Senegal?

Macky Sall, presidente del Senegal:
Significa una governance virtuosa, soprattutto sobria ma efficace. Destinare il denaro pubblico ai bisogni vitali della popolazione. Il costo della vita è molto alto in Senegal, ma la gente non ha reddito, non ha lavoro. Bisognerà spendere meglio il denaro pubblico. Oggi c‘è un’emergenza sociale. Bisogna intervenire sulla copertura sanitaria dei cittadini, migliorare l’indice di sviluppo, rispondere a esigenze sociali come l’istruzione, la formazione professionale, l’apprendimento. Parliamo al tempo stesso e soprattutto di una governance che attiri gli investitori e, dunque, crei dell’impiego. Penso che tutto ciò sia la rottura.

euronews:
Lei mi parla di una buona governance. Le violenze delle ultime settimane hanno mostrato l’esasperazione della popolazione senegalese. Chiederà alla magistratura di indagare sulle possibili malversazioni della presidenza di Abdoulaye Wade o chiederà che non si facciano i conti col passato?

Macky Sall:
No, non farò né l’una né l’altra cosa in realtà, perché quando si assume un nuovo potere, come minimo bisogna fare il punto, per sapere ciò che si ha in mano. In che stato è, qual è il livello degli impegni del nostro Paese, il livello del debito. Da qualche anno, apparentemente, il debito è salito in maniera esponenziale. Bisognerà sapere cosa ci attende in termini di impegni e obblighi. Si tratta soprattutto di questo e non di ingaggiare una caccia alle streghe. Questo non può essere il mio credo. Ma farò in ogni caso il punto. Esaminerò i conti della nazione per sapere esattamente in che stato prendiamo il Paese e dove lo vogliamo portare”.

euronews:
Dunque non si faranno i conti col passato in nome del popolo senegalese. Eppure i senegalesi lo reclamano.

Macky Sall:
Sì che si faranno! Si esaminerà la contabilità per sapere esattamente in che stato abbiamo trovato il Paese. Se ci saranno degli ammanchi, spetterà alla giustizia fare il suo lavoro. Non è compito del presidente strumentalizzare quel che sarà. Siamo una repubblica con delle procedure. Nel caso ci saranno cose delle quali la gente dovrà rispondere davanti alla giustizia, lo faranno e si difenderanno. Ma tutto ciò avverrà in un contesto di normalità, non di vendetta o compromesso. Le cose avverranno normalmente.

euronews:
Si è presentato come un presidente di rottura, e ce l’ha spiegato. Che cosa risponde ai suoi detrattori che dicono che lei non è che un figlio o un prodotto di Abdoulaye Wade?

Macky Sall:
Su quello non si discute, sì, effettivamente lo sono stato… Sono cresciuto all’ombra di Wade dopo che, da giovane, sono diventato militante del suo partito. Abbiamo diviso 19 anni di battaglie comuni. Quindi, per forza di cose, non ho problemi a dire che Wade è stato il mio maestro. Ma a un certo punto ci siamo scontrati su alcune questioni di governance. A partire dal momento in cui la rottura si è consumata, ho preso in mano il mio destino politico. Ho costruito un partito, ho incontrato i senegalesi per tre anni e mezzo e questo mi ha proiettato dove sono ora. Oggi sono un leader politico. Ho una visione chiara dello sviluppo economico e sociale. Conosco le priorità di questo Paese perché l’ho solcato fin nelle zone più remote. Ho preso l’impegno di far uscire questo Paese, con l’aiuto della maggioranza dei senegalesi, dalla sua situazione di sottosviluppo. E sono convinto che non ci debba essere fatalismo, che lavorando duramente potremo svilupparci ed emergere.

euronews:
Lei ha ricevuto il sostegno del cantante Youssou N’Dour, che non ha potuto presentarsi a queste presidenziali. Farà di Youssou N’Dour il suo ministro della Cultura?

Macky Sall:
Lei sa che Youssou N’Dour oggi è uno dei migliori ambasciatori che il Senegal possa avere, in termini di promozione dell’immagine del Paese, data la sua notorietà internazionale. Penso che potrà apportare un ruolo decisivo nell’azione del governo, che sia alla cultura o altro. Se lo vuole perché no!

euronews:
Si rimprovera al presidente Abddoulaye Wade e al suo governo di non aver trovato soluzione al conflitto nella Casamance, dove la guerriglia perdura. Alcuni militari sono morti recentemente, dei turisti sono rimasti vittime del conflitto. Troverete una soluzione al problema?

Macky Sall:
È il problema più diffcile per il Senegal, perché è un conflitto che dura da 30 anni, 30 anni di desolazione, morti, sangue versato. È ormai tempo di mobilitare tutte le risorse nazionali per arrivare ad una pace duratura nella Casamance. Ne farò la priorità delle priorità, creando le condizioni per un dialogo nazionale che permetterà di mettere insieme tutte le parti di questo confltto e non solo: i combattenti, la società civile della Casamance, ma anche i Paesi amici che sono una parte importante del conflitto, perché il loro territorio è servito a volte come terreno di operazioni. Parlo di Gambia e Guinea-Bissau. Ma la ricerca della pace sarà affiancata da una politica di sviluppo accelerato della Casamance, con l’uscita dall’isolamento, perché abbiamo in Senegal una frattura territoriale tra nord e sud. Tra la Casamance e il resto del Senegal, si attraversa un Paese sovrano, il Gambia. Dunque questa rottura della continuità territoriale deve essere risolta… E che la Casamance ritrovi la pace in un Senegal unito e indivisibile.