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Yuja Wang, virtuosa del piano, a Madrid

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Yuja Wang, virtuosa del piano, a Madrid

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“Forse è il mio momento preferito, quando salgo sul palco, mi siedo e inizia la mia melodia. Ed è così intensa, così russa perché sono due pagine di spartito da suonare tutte d’un fiato. È come un grande romanzo russo con tanti personaggi diversi e una trama complicata.”

È il concerto per pianoforte e orchestra numero 3 di Rachmaninov, uno dei più impegnativi dell’intero repertorio pianistico.

L’autore l’aveva soprannominato il concerto degli Elefanti ed è famoso per avere il maggior numero di ‘note per secondo’ rispetto a qualsiasi altro pezzo per pianoforte.

“Musicalmente è un pezzo così gigantesco. È come scalare la grande muraglia cinese. E avere dall’alto una visione sull’intero progetto è davvero difficile”.

Nata in Cina, Yuja Wang vive negli Stati Uniti e a soli 24 anni fa parte dell’elite pianistica mondiale.

Qui a Madrid, con l’Orchestra Nazionale di Spagna, si è esibita in questo concerto decisamente impegnativo.

“Mi ricordo quando ero piccola, qualsiasi pezzo suonassi il mio maestro mi diceva si smetterla di correre. In realtà quello era il mio punto debole, perché volevo sempre andare più veloce. Ma è colpa del mio nervosismo e… le mie dita semplicemente riescono a suonare così”.

Poco dopo aver iniziato a suonare, all’età di sei anni, il suo talento è stato scoperto e lei è diventata una bambina prodigio. Qui la vediamo a undici anni, mentre suona durante un concorso.

“Quando ero in Cina credo fossi più concentrata e più disciplinata. Quando sono arrivata negli Stati Uniti ero più….perché ci sono un sacco di cose che

mi incuriosistono cose come l’arte la filosofia, la letteratura e per questo è come se dividessi il mio tempo fra tutte queste diverse aree”.

La sua capacità di muovere le mani così velocemente le ha fatto guadagnare il soprannome di ‘dita volanti’. Lei però crede sia merito di sua madre, una ballerina che le faceva fare regolarmente stretching alle mani.

“Sono molto magre e doppiamente snodate. E sono in un certo senso flessibili in ogni verso. Mia mamma mi faceva fare stretching quando ero piccola e sono diventate molto elastiche, così. Non ho una mano molto grande ma posso fare accordi complicati”.

Con oltre cento concerti all’anno, Yuja Wang è sempre in viaggio. E a ogni appuntamento si auto-impone una nuova sfida.

“In ogni concerto cerco di fare qualcosa di diverso, di pensarlo da un punto di vista diverso. Perché con così tanti concerti cerco di fare la sola cosa che posso: non copiare me stessa, non replicarmi, tentando sempre di reinventarmi”.