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Greenpeace: "bisogna cambiare i politici se la politica non cambia"

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Greenpeace: "bisogna cambiare i politici se la politica non cambia"

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Faccia a faccia tra i vertici di Greenpeace: i membri principali dell’organizzazione si sono riuniti per discutere del summit sul clima di Cancun e delle future azioni della più grande ong ambientalista nel mondo.

Kumi Naidoo, sudafricano, laureato ad Oxford, attivista anti-apartheid, è stato in carcere a 15 anni. E’ il direttore esecutivo di Greenpeace International.

Laura Davidescu, euronews:

“Partiamo dalla Cop 16 di Cancun. E’ chiaro che entro il 2010 non sarà raggiunto alcun accordo sul clima. Non c‘è più l’urgenza di Copenaghen?”

Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace:

“L’urgenza c‘è ancora in vasti settori della società globale, ma evidentemente non è una delle prorità dei nostri leader politici. Basta guardare cosa sta accadendo quest’anno sul nostro pianeta. Dovrebbe essere un campanello d’allarme per i potenti, non possono continuare a giocare con il futuro dei nostri figli e nipoti”.

euronews:

“Alla fine del vertice di Copenaghen, dopo otto bozze di testo, il presidente americano Obama e il premier cinese Wen Jiabao avrebbero dovuto mediare per un accordo politico. Ma non è stato fatto”.

Naidoo:

“Cina e Stati Uniti devono comprendere di avere una grande responsabilità, il dialogo è importante, ma penso che l’amministrazione americana debba smettere di stare dietro alla Cina, come è successo.

Per quanto riguarda Pechino è ben lontana dai nostri obbiettivi, ma fatto molti passi importanti che bisogna riconoscere. Gli Stati Uniti a Copenaghen hanno promesso una riduzione del 3% dei gas serra entro il 2020”.

euronews:

“Rispetto ai livelli del 1990…”

Naidoo:

“Credo che occorra incoraggiare Stati Uniti, Cina e gli altri Paesi a capire che fare questo è nell’interesse di tutti”.

euronews:

“Cosa intende per incoraggiare il governo americano?”

Naidoo:

“Ci sono due cose che bisogna fare per cambiare direzione negli Stati Uniti: fare leva sull’opinione pubblica, fare leva sulla società civile, sui sindacati, sui leader religiosi, sulle organizzazioni non-profit. Anche alla CIA e al Pentagono c‘è chi pensa che i cambiamenti climatici saranno la più grande minaccia per la pace e la sicurezza in futuro.

Ci sono parti dell’opinione pubblica che possono essere coinvolte per cambiare direzione. E’ difficile, sarei un bugiardo se dicessi che è una passeggiata. E’ una grande sfida ma credo che si possa affrontare.

Negli Stati Uniti ci sono dei media privati che fanno accordi segreti con l’industria del combustibile fossile e stanno investendo decine di milioni di dollari per manipolare il dibattito pubblico.”

euronews:

“Potete agire in questo contesto? Potete contrastarli?”

Naidoo:

“Ci stiamo provando, ma siamo solo all’inizio.Non abbiamo alternative, ma dobbiamo impegnarci molto molto seriamente per cambiare l’opinione pubblica statunitense”.

euronews:

“E’ questa la vostra priorità strategicamente parlando?”

Naidoo:

“La nostra sede americana l’anno prossimo lotterà – abbiamo già avviato una campagna – contro il carbone, promuoveremo una vera e propria rivoluzione energetica”.

euronews:

“Le faccio vedere alcune immagini. In sintesi: attivisti, Zodiac, su una gru…una ginnastica spettacolare, un messaggio importante. Queste immagini raccontano ancora la filosofia di Greenpeace?”

Naidoo:

“Raccontano in parte la storia di Greenpeace oggi mentre ci avviciniamo al quarantesimo anniversario. Quello che non è molto noto è la vasta gamma di azioni compiute da Greenpeace, meno spettacolari rispetto a quelle immagini. Lavoriamo tantissimo con governi e aziende per cercare delle soluzioni. Quando sono entrato nell’ong un anno fa ho detto, abbiamo bisogno di fare due cose diverse tra loro. Da un lato intensificare la lotta contro la distruzione dell’ambiente e dall’altro intensificare il dialogo.

Purtroppo l’immagine principale che viene trasmessa dai media è quella più emozionante, visibile e non il lavoro che facciamo dietro le quinte.

A gennaio a Davos al forum economico mondiale mi ha sorpreso che molti amministratori delegati volessero incontrarmi. Uno di loro mi ha detto: in molti vorrebbero essere al tavolo con lei ma non sul suo menu.”

euronews:

“E’ un segnale del potere che Greenpeace continua ad avere nel boicottare?”

Naidoo:

“Le faccio un esempio: la Nestlè: quest’anno abbiamo fatto una campagna on-line perchè loro usavano olio di palma ricavato da aree deforestate di recente in Indonesia. Alla fine siamo riusciti a far smettere di comprare quell’olio. Le imprese che sono un grande marchio, che hanno bisogno di una buona reputazione pubblica perché vendono prodotti direttamente al grande pubblico in realtà sono anche più vulnerabili.”

euronews:

“Il potere di Greenpeace…”

Naidoo:

“L’attivismo. Ma si sa, alla base della distruzione ambientale e dei cambiamenti climatici ci sono società come le industrie del carbone, ad esempio Koch Industries. Sono i maggiori finanziatori di negazionismo climatico. Oppure Cargill, una delle maggiori aziende alimentari artefice della deforestazione in Amazzonia attraverso la soia e altro. Su queste aziende che non vendono direttamente i loro prodotti al pubblico fare pressione diventa molto difficile.”

euronews:

“Posso chiamarla Generale Naidoo…capo di un esercito di pace però. Se avesse a disposizione il più grande esercito dove lo manderebbe a manifestare?”

Naidoo:

“L’immagine dell’esercito è un po’ scomoda per Greenpeace. Nonostante questo siamo abbastanza coraggiosi, audaci quando la polizia tenta di arrestarci, non opponiamo mai resistenza violenta, agiamo sempre in un modo pacifico. La disobbedienza civile è quella che ha cambiato il mondo, lo ha reso più giusto e più equo, storicamente parlando.

Se guardiamo a tutte le grandi lotte che l’umanità ha affrontato, contro la schiavitù, il colonialismo, l’apartheid, il diritto di voto alle donne, il movimento dei diritti civili, Martin Luther King, sono tutti movimenti progrediti grazie a uomini e donne onesti che hanno detto: basta è troppo.

Greenpeace è stata molto influenzata dall’eredità del Mahatma Gandhi, di Martin Luther King, in termini di non violenza, disobbedienza civile, mezzi per spingere i potenti ad agire più seriamente. Ma alla fine dobbiamo anche pensare a come attirare alle nostre manifestazioni un numero sempre maggiore di persone. Arrivare a un punto in cui possiamo avere 10 000 persone che formano una catena umana davanti a una centrale a carbone.

Non possiamo cambiare la scienza, dobbiamo cambiare la politica. E se i politici non sono disposti a cambiare politica per ottenere un accordo equo sul clima, allora noi mobilitando un vasto numero di persone speriamo che comprenderanno il messaggio: se non si cambia politica allora dovremo cambiare i politici e spero che questo li spingerà a grandi azioni.”