L'esercito israeliano è entrato a Hebron, in Cisgiordania, dove ha sfollato fino a 250 famiglie dopo l'uccisione di due soldati ad un checkpoint. Benjamin Netanyahu ha preannunciato un blitz di vasta portata, mentre il Paese si avvia a serrate elezioni generali
Le forze israeliane sono entrate sabato nella città di Hebron, in Cisgiordania, e hanno sgomberato fino a 250 famiglie palestinesi, alcune nel cuore della notte, promettendo che il prezzo da pagare per l'attacco contro due soldati "sarà pesante".
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato di stare preparando un’operazione di una portata mai vista dai tempi in cui Israele ha occupato per la prima volta la Cisgiordania, nel 1967.
Il blocco della città arriva dopo che venerdì alcuni militanti palestinesi hanno ucciso due soldati israeliani a un checkpoint vicino a Hebron, città teatro di forti tensioni dove coloni israeliani radicali vivono circondati dalla popolazione palestinese locale.
L’operazione si svolge a pochi giorni dalle elezioni previste per martedì, in cui Netanyahu dovrebbe affrontare una sfida serrata da parte del blocco di opposizione guidato dall’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot.
Nel quartiere di Ein Dir Baha, incastonato tra due colline, alcuni edifici sono stati contrassegnati con delle "X" per indicare che erano stati fatti sgomberare dai loro occupanti.
Le strade della zona sono deserte, senza persone né auto, a parte i veicoli militari israeliani. Circa un terzo di Hebron è stato preso di mira, ha dichiarato il governatore locale Khaled Dudin.
"Hanno iniziato nel quartiere da cui provenivano gli autori dell’attacco, ma non c’è alcuna garanzia che l’operazione non si estenda", ha detto.
"Si tratta di una punizione collettiva imposta a civili che non hanno assolutamente nulla a che vedere con questo", ha aggiunto.
Il governatore ha parlato di 150 famiglie colpite, mentre il sindaco di Hebron, Youssef al-Jaabari, e l’attivista locale Issa Amro hanno stimato il numero in 250.
"Troveremo loro un riparo e forniremo a queste persone tutto l’aiuto di cui hanno bisogno", ha dichiarato il sindaco.
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L’esercito israeliano ha fatto sapere di stare "effettuando ricerche precise, mirate e approfondite" concentrate sulla zona legata ai due uomini armati, entrambi uccisi nello scontro a fuoco.
L'IDF ha aggiunto che l’operazione durerà diversi giorni, in linea con azioni militari simili condotte dopo precedenti attacchi.
Itamar Ben-Gvir, esponente dell’ultradestra e ministro della Sicurezza nazionale nel governo Netanyahu, ha chiesto a Israele di smantellare l’Autorità Palestinese, l’organismo semi-autonomo che amministra parti della Cisgiordania in cooperazione con Israele in base agli accordi di pace degli anni Novanta.
Alla domanda se fosse d’accordo sulla distruzione dell’Autorità Palestinese, Netanyahu, il premier più longevo nella storia di Israele, ha rivendicato di aver respinto le pressioni di tre presidenti statunitensi perché lavorasse alla creazione di uno Stato palestinese.
I taxi si sono accumulati dietro i cancelli controllati dall’esercito israeliano all’esterno di Hebron, in attesa dei palestinesi costretti ad attraversare a piedi. Tutti i cancelli di accesso e uscita dalla città sono stati chiusi ai veicoli, secondo Basma Radio, un canale Telegram che i palestinesi usano per monitorare posti di blocco e chiusure delle strade.
L’esercito israeliano non ha risposto alle domande sull’operazione. Venerdì aveva dichiarato che, in risposta all’uccisione di due soldati e al ferimento di altri, le sue forze avevano iniziato a "condurre ricerche precise, mirate e approfondite" nell’area di Hebron da cui avevano agito i due uomini armati.
L’organizzazione per i diritti umani Yesh Din ha documentato 672 episodi di violenza da parte dei coloni negli ultimi 26 giorni, quasi la metà legati alla raccolta delle olive, un appuntamento annuale dal forte valore culturale per i palestinesi che i coloni estremisti cercano di fermare.
I sondaggi mostrano Netanyahu in un testa a testa con il blocco di opposizione guidato da Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore di centrodestra che si oppone anch’egli alla creazione di uno Stato palestinese, ma promette di reprimere la violenza dei coloni.