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Il Parlamento europeo lancia una procedura per sanzionare l'Ungheria

Gli eurodeputati hanno apporvato una risoluzione che potrebbe far perdere al governo di Orban il diritto di voto in seno al Consiglio europeo

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Il Parlamento europeo lancia una procedura per sanzionare l'Ungheria

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Sanzioni all’orizzonte per l’Ungheria. Mercoledì il Parlamento europeo ha lanciato la procedura di attivazione dell’articolo 7 dei trattati UE che potrebbe privare Budapest del suo diritto di voto. Nella risoluzione, approvata con 393 voti favorevoli, gli eurodeputati ritengono che le ripetute violazioni delle libertà nel Paese costituiscano un “grave deterioramento dello Stato di diritto, della democrazia e dei diritti fondamentali”.
L’eurodeputata di centro destra Viviane Reding afferma che “sempre più persone sono stanche. Non si tratta di questo o quell’altro illecito, ma di una vera e propria violazione sistematica di quei valori normali che sono alla base non solo dell’Unione europea, ma soprattutto del nostro partito.”
Ma i deputati ungheresi fedeli al primo ministro Orban sostengono che tale risoluzione è una mossa per screditare il partito di governo alle elezioni del prossimo anno.
“La nostra posizione è chiara – afferma il deputato Tamás Deutsch – e denunciamo questa risoluzione, basata sulle menzogne e su false informazioni.
La commissione parlamentare per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) dovrà produrre un rapporto sul caso ungherese che verrà poi votato all’interno della stessa commissione. Successivamente, se approvato, il testo dovrà essere votato dal Parlamento europeo in seduta plenaria e poi, in caso di esito positivo, finirà sul tavolo del Consiglio europeo. Solo in quel momento si potrà chiedere la piena attivazione dell’articolo 7 e le relative sanzioni, tra cui la perdita di voto all’interno del Consiglio.
Come ci spiega il nostro corrispondente da Bruxelles, Sandor Zsiros, il primo ministro Viktor Orban ha intrapreso molte battaglie con le istituzioni europee. Ma questa risoluzione potrebbe essere un punto di svolta. Non solo per la menzione dell’articolo 7, ma anche perché sembra che molti alleati del partito popolare ne abbiano abbastanza delle politiche del primo ministro ungherese.