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Francia, dopo il caso-Lyhanna il governo propone un inasprimento delle pene

Il primo ministro Sébastien Lecornu
Il primo ministro Sébastien Lecornu Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Christina Molle Agenzie: Agences
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Il governo di Parigi è presentato un pacchetto di riforme per rispondere all'ondata di indignazione suscitata dall'omicidio di una bambina di appena 11 anni, Lyhanna, inasprendo le pene per gli stupratori. Ma le opposizioni continuano a chiedere le dimissioni del ministro della Giustizia Darmanin

Il primo ministro francese Sébastien Lecornu, che questo martedì ha riunito diversi ministri per cercare di rispondere all'emozione suscitata nella popolazione per la morte di Lyhanna, 11 anni, ha proposto di inasprire le pene per gli stupratori seriali, che potranno essere condannati all'ergastolo invece dei venti anni attualmente previsti.

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Il progetto di legge sulla protezione dei minori sarà esaminato dal Parlamento a luglio

La piccola, scomparsa a fine maggio, è stata ritrovata sei giorni dopo senza vita in una fattoria poco distante. Il principale sospettato è Jérôme Barella, 41 anni, era già stato oggetto di numerose segnalazioni e denunce per violenze sessuali su minorenni, risalenti a diversi anni fa.

Il governo di Parigi ha proposto che le indagini debbano essere effettuate "entro un termine massimo di tre mesi" per questo genere di reati. Una misura che vuole rispondere proprio all'inerzia della giustizia di fronte al sospettato, motivo di preoccupazione per molti cittadini.

Altre misure sono "in fase di finalizzazione", e saranno tutte inserite in un progetto di legge sulla protezione dei minori, già presentato in Consiglio dei ministri una decina di giorni fa e che sarà esaminato dal Parlamento a luglio.

Procuratori sommersi denunciano mezzi insufficienti

La vicenda ha portato alla luce le falle di un sistema giudiziario sotto pressione, soprattutto per via dell'accumulo di fascicoli in cui diventa difficile distinguere "delle super-priorità tra le priorità".

Pur comprendendo "perfettamente la rabbia" dell'opinione pubblica, i magistrati insistono sulle difficoltà strutturali che gravano sulla giustizia e sulla moltiplicazione delle necessità politiche. Nel 2025 e nel 2026 le procure hanno ricevuto decine di circolari, che assegnano obiettivi diversi – narcotraffico, violenze intrafamiliari, reati contro personalità politiche o contro l'ambiente –, senza che queste siano sempre accompagnate dai mezzi necessari.

La madre di una presunta vittima presenterà denuncia contro lo Stato

Al contempo, la mobilitazione pubblica non si arresta: quasi 60.400 persone hanno partecipato a 216 manifestazioni in tutta la Francia davanti ai tribunali per manifestare il proprio malcontento.

A Tolosa, la madre di Rosa, una minorenne che aveva sporto denuncia per stupro su minore contro lo stesso sospettato nel caso Lyhanna, presenterà denuncia contro lo Stato per colpa grave, rimproverando alla giustizia la lentezza, ha annunciato il suo avvocato Pierre Debuisson.

"Presentiamo denuncia contro il procuratore di Tolosa e di Auch che non hanno ritenuto opportuno dare l'ordine di arrestare quel criminale, e infine davanti alla Corte di giustizia contro il signor Darmanin, il ministro della Giustizia, per gli stessi reati", ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa. Il legale intende avviare due procedure: una denuncia contro lo Stato davanti al tribunale giudiziario per colpa grave, e una procedura penale.

Il 22 agosto 2025 la madre della bambina, nata nel 2014, aveva sporto denuncia a Plaisance-du-Touch (Alta Garonna) accusando proprio il sospettato di aver commesso violenze sessuali sulla figlia tra settembre 2024 e maggio 2025, presso il domicilio di quest'ultimo. La bambina era stata ascoltata cinque giorni più tardi e furono effettuati esami medico-legali e psicologici nei mesi di settembre e ottobre 2025.

Durante la conferenza stampa, la madre ha ricordato che la piccola era stata ascoltata per "ore e ore" da un medico, che aveva constatato lesioni fisiche e conseguenze psicologiche. Ma "non è stato fatto nulla. La giustizia non ha fatto il suo lavoro. Non capisco".

Si moltiplicano le reazioni dei partiti politici

Marine Le Pen, leader del partito di estrema destra Rassemblement National, ha dichiarato che sosterrà le misure che saranno proposte dal governo in risposta alla morte di Lyhanna. Il pacchetto presentato da Lecornu, oltre all'inasprimento delle pene, propone un cambiamento dei termini di prescrizione o un miglioramento del sostegno a favore delle vittime.

Le Pen ritiene tuttavia che, come "ha detto lo stesso Lecornu, nessuno di questi testi è in grado di cambiare davvero le cose". Queste misure "non avrebbero potuto impedire la tragedia di Lyhanna. Quello che i francesi si aspettano non sono leggi di circostanza che agiscono ai margini dei problemi, ma una vera introspezione sul funzionamento della giustizia".

Dal canto suo, la presidente del gruppo parlamentare di sinistra radicale, La France insoumise, Mathilde Panot, ha spiegato in una conferenza stampa che è "indecente vedere un ministro al potere scaricare ogni responsabilità politica sui magistrati".

"Ricordo che la responsabilità politica è di Gérald Darmanin, dei suoi predecessori, della politica portata avanti da nove anni da Emmanuel Macron", ha aggiungo. Spiegando che il ministro della Giustizia non ha, contrariamente a quanto afferma, fatto della violenza contro i bambini e le donne una priorità. Panot ha quindi deplorato il fatto che la circolare pubblicata dal ministro della Giustizia a gennaio si concentri con forza sulla lotta contro il narcotraffico e molto meno questo tema. "Sono loro i responsabili dei tagli di bilancio. Darmanin deve assumersi la sua responsabilità politica e assumerne tutte le conseguenze, e quindi dimettersi".

La candidata ecologista alle primarie della sinistra, Marine Tondelier, afferma che l'omicidio di Lyhanna fa "esplodere una pentola a pressione che ribolliva da troppo tempo. Finché la nostra società rifiuterà di ascoltare la voce delle donne e dei bambini, ci saranno purtroppo altri casi come questo".

"Quindi, anche se questo dispiace a Darmanin, continueremo a chiedere le sue dimissioni", ha aggiunto l'esponente dei Verdi, secondo la quale è "abietto" l'atteggiamento del ministro della Giustizia che "si sottrae alla sua responsabilità politica scaricandola sui giudici, che sappiamo benissimo non avere a disposizione i mezzi per lavorare correttamente".

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