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Dopo la pandemia l'Unione europea cambierà le sue regole fiscali?

Di Naomi Lloyd
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Una riforma delle regole fiscali che governano la spesa pubblica, il debito e gli investimenti nei paesi dell'UE, è attualmente in preparazione da parte della Commissione europea. Real Economy si chiede cosa significhi questo per il futuro della spesa pubblica nell'UE, in particolare trattandosi di investimenti per combattere il cambiamento climatico.

Il ministro delle finanze olandese Sigrid Kaag e il ministro delle finanze spagnolo Nadia Calviño chiedono una riforma che permetta gli investimenti pubblici necessari per attuare la transizione verde e digitale.

I due ministri delle finanze hanno presentato una dichiarazione congiunta lunedì 4 aprile a margine di una riunione di tutti i ministri delle finanze della zona euro a Lussemburgo.

L'Unione europea sta rivedendo le regole fiscali su spesa pubblica, debito e investimenti. In base alle norme attuali, risalenti al trattato di Maastricht, i governi sono tenuti a mantenere il loro deficit sotto il 3% del pil e il debito pubblico sotto il 60%. Le regole sono state sospese temporaneamente durante la pandemia in modo che i governi potessero spendere di più. Ora, con l'impatto economico dell'invasione russa in Ucraina, quali saranno le conseguenze sulle regole fiscali?

Nel corso degli anni i dettagli sul funzionamento delle regole sono diventati via via più complessi. Inoltre il panorama economico è cambiato con l'aumento del debito pubblico, la necessità di investimenti per la transizione verde e digitale, e ora la guerra della Russia in Ucraina.

La Commissione europea ha appena pubblicato una revisione del suo quadro di governance economica, insieme a una consultazione con sindacati, accademici, banche centrali, parlamenti nazionali e ministri delle finanze. E più avanti nell'anno sono attese delle raccomandazioni. L'obiettivo della revisione è garantire che le finanze pubbliche siano sostenibili e allo stesso tempo incentivare gli investimenti in tecnologie verdi.

Belgio: l'impatto del cambiamento climatico sulla spesa pubblica

La città di Verviers, in Vallonia, ha già sperimentato gli effetti del cambiamento climatico: la scorsa estate il fiume Vesdres ha rotto gli argini, con conseguenze devastanti. Per la ricostruzione e l'adattamento degli edifici pubblici serviranno 45 milioni di euro. Costi che pesano sul bilancio della città.

È stata una tragedia umana, perché abbiamo perso 38 persone, di cui 8 a Verviers - dice Muriel Targnion, sindaco della città -. Gli esperti prevedono altre inondazioni nel giro di 10, forse 15 anni. Parlano anche di ondate di calore, quindi dobbiamo ricostruire tenendo conto di questo. Ma l'edilizia resiliente è costosa. La nostra capacità di prestito è limitata, siamo autorizzati a prendere in prestito massimo 125 euro per abitante".

Alle spese per gli adattamenti necessari a convivere con il cambiamento climatico, vanno aggiunti gli investimenti per ridurre le emissioni di Co2. La Commissione europea stima che gli investimenti privati e pubblici dovranno aumentare di 392 miliardi di euro all'anno fino al 2030. Gli investimenti dovranno essere in parte orientati alla produzione di energia.

"Nel settore solare vogliamo passare dai 165 gigawatt di oggi, che alimentano all'incirca 50 milioni di famiglie in Europa, a un terawatt - dice Walburga Hemetsberger, ad di Solarpower Europe -. Questo equivale a 170 miliardi di metri cubi di gas. Sono quasi tutte le importazioni russe. Molto può venire da investimenti privati, ma ovviamente anche gli stati membri devono giocare un ruolo.

Spese di questo tipo pesano sui bilanci degli Stati membri, costringendoli a prendere decisioni di bilancio difficili. In Belgio il debito pubblico è già al 111% del pil.Sono sempre di più le voci che chiedono un allentamento dei limiti sul debito pubblico, soprattutto quando si tratta di investimenti legati alla doppia transizione avviata dall'Europa: la transizione digitale e, naturalmente, quella climatica. La necessità di assorbire l'aumento dei prezzi dell'energia, legata alle sanzioni contro la Russia, potrebbe spingere Bruxelles a riformare le sue regole fiscali.

Gentiloni: "L'obiettivo ora non è modificare i limiti di deficit e debito pubblico"

Abbiamo parlato della revisione della regole fiscali con Paolo Gentiloni, commissario europeo per l'economia. La revisione della politica fiscale era già prevista. Poi ci sono state pandemia, recessione e ora l'aggressione della Russia in Ucraina. Cosa significa questo per le regole fiscali? Le regole su deficit e debito pubblico saranno riscritte?

Non sono sicuro che questo sia il vero obiettivo ora. Sappiamo tutti che queste soglie sono state decise 25 anni fa. Ora abbiamo un livello medio di debito vicino al 100% nella zona euro. Penso che dobbiamo adattare le nostre regole per avere una riduzione graduale del debito, che ci permetta di fare gli investimenti necessari. E' questa la vera sfida, più che cambiare queste soglie: per farlo bisognerebbe cambiare dei trattati e indire dei referendum. Non è un percorso facile in questi tempi complicati.

Servono investimenti pubblici enormi per raggiungere gli obiettivi climatici. Questo è ancora più urgente ora con la necessità di ridurre la dipendenza dall'energia russa. Cosa significa per la politica fiscale? Penso che l'esperienza della crisi precedente, la crisi finanziaria, sia illuminante in questo senso. Abbiamo avuto troppo presto un inasprimento delle regole fiscali e una graduale diminuzione degli investimenti pubblici. Nella situazione in cui ci troviamo, questo è completamente impossibile. Siamo impegnati nella transizione climatica e siamo impegnati nella transizione digitale. Poi, come ha detto lei, c'è la questione dell'autonomia e dell'indipendenza energetica dalla Russia. E per quanto riguarda la difesa c'è una nuova ambizione europea. Quindi abbiamo bisogno di regole fiscali che guardino alla sostenibilità delle finanze pubbliche, ma allo stesso tempo, creino spazio per gli investimenti pubblici. Questecrisi terrbili, la pandemia e la guerra, hanno dimostrato quanto sia necessaria l'unità. Abbiamo bisogno di un'Europa più forte e per avere un'Europa più forte è necessario un coordinamento più forte. E, naturalmente, le regole fiscali sono la base.