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Trasformare i click in denaro: perché la 'creator economy' è in piena espansione

Di Euronews
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Trasformare i click in denaro: perché la 'creator economy'  è in piena espansione
Diritti d'autore  euronews

Fare gli influencer e, più in generale, i creatori di contenuti è un vero lavoro.

Il riferimento è alla cosiddetta "creator economy", detta anche economia della monetizzazione individuale, che conta più di 50 milioni di creatori di contenuti, curatori, influencer, blogger e videografi. 2,3 milioni di persone dicono di farlo a tempo pieno.

La creator economy ha dunque a che fare con la creazione di contenuti (video, scritti, audio ecc.) da parte di persone con interessi e passioni diversi.
Grazie al rapporto diretto con il pubblico e a strumenti digitali, è possibile trasformare una passione in una professione.

La dimensione totale del mercato è di oltre 92 miliardi di euro e aumenta ogni giorno. La pandemia è stata un fattore importante nell'alimentare la digitalizzazione e, con essa, la crescita del settore.

Gli investitori sono ansiosi di farne parte. La società di analisi del business CB Insights ha rilevato 1,1 miliardi di euro raccolti da aziende focalizzate sui creatori solo nel 2021.

Quindi, esattamente, come fanno i marchi a trasformare i click in denaro?
E, dato che i social media continuano a sconvolgere i modi in cui ci connettiamo l'un l'altro, le aziende che non hanno ancora abbracciato la creazione di contenuti saranno lasciate indietro?

La maggior parte delle persone ha acquisito familiarità con i social media. È diventato normale per i più grandi marchi lavorare con creatori di contenuti indipendenti su piattaforme come Facebook, Instagram, YouTube e TikTok: un nuovo strumento di marketing per rimanere rilevanti e attrarre nuovi clienti. La content creator economy è diventata un grande business.

Influenzare le prossime generazioni

La generazione Z e i millennial costituiscono la maggior parte della demografia dei creatori di contenuti. Sono le persone nate tra il 1981 e il 2012. Molti sono attratti dall'orario di lavoro flessibile, dal controllo creativo e dalla possibilità di essere i capi di se stessi.

Tra i volti più amati c'è la star dei social media e imprenditore Abdullah Al-Ghafri, conosciuto dai suoi seguaci come QQQ.
Gli ci è voluto meno di 1 anno per raggiungere un milione di iscritti a YouTube.

È iniziato tutto con Snapchat perché è un'app fantastica. Con Snapchat è diverso. Perché? Perché è diretto. Perché al giorno d'oggi possiamo vedere su Instagram un sacco di gente che ha due, tre milioni di followers. Ma su Snapchat tutto è reale

Influencer dei social media e imprenditore
Abdullah Al-Ghafri
Influencer e imprenditore

"Qualche anno fa le persone hanno cominciato a dirmi: 'Per favore Abdullah, vai su YouTube'. Certo, YouTube ha bisogno di un'intera squadra, sai cosa intendo? Comunque, sette mesi fa mi sono detto: 'devo iniziare su YouTube, ma con un'altissima qualità, come o forse pi`u della Tv".

I social media hanno rimodellato la società. E molte persone sostengono che non necessariamente per il meglio. Abdullah ritiene che sia importante la maniera in cui vengono utilizzati i social: "Al giorno d'oggi sono sicuro che l'80% dei bambini vogliono diventare cantanti. Vogliono essere giocatori di calcio. Desiderano essere sui social media a ballare o qualcosa del genere - commenta l'influencer - Vogliono tutto questo perché anche se qualcuno sta facendo qualcosa di brutto ma è di tendenza sui social media, resta il fatto che sia di tendenza. Se fossi un bambino, perché non dovrei sognare di essere così, anche se non è un modello positivo? La comunità applaude e ama questi personaggi. Questo è il problema principale".

Non si tratta di libertà. Si tratta di rispettare la gente. Si tratta della prossima generazione. Devono sapere cosa è buono o cattivo
Abdullah
Influencer e imprenditore

Quindi, secondo uno dei più grandi influencer del Medio Oriente, non si tratta solo di numeri: anche un comportamento e un contenuto rispettosi fanno ottenere i click e pure i soldi.

Quanto lavoro c'è dietro la macchina degli influencer

Essere un influencer e avere milioni di follower può sembrare divertente. Ma c'è qualcosa di più.
Uptin Saiidi è un giornalista nonché un creatore di contenuti.
Ci conduce dietro le quinte di un mestiere che - dice - ''non conosce due giorni uguali''.

Saiidi sta partecipando a una videoconferenza su più fronti. Lo strumento utilizzato è VidCon, che riunisce marchi e creatori: una sinergia sempre più accentuata.

Ma qual è il meccanismo che muove tutto l'ingranaggio?

Miliardi di persone usano YouTube, Facebook, TikTok. Vogliono connettersi con un volto, una persona, più che con un grande marchio. Così, l'anno scorso Uptin ha iniziato a fare i suoi video ed è cresciuto fino a 700.000 followers.

"All'inizio non guadagnavo nulla, ma ora le mie entrate provengono da YouTube e Facebook che pagano in base a quante visualizzazioni genero. Lavoro anche con marchi come compagnie aeree e aziende tecnologiche per fare video e promuovere il loro contenuto. A questa videoconferenza sto incontrando così tante persone che lo fanno da anni, molti dei quali hanno guadagnato fino a milioni di dollari e sono diventati il loro brand".

Ma, per riuscire, devi davvero amare quello che fai. Il primo anno, o due, non si fanno molti soldi e ci vuole tempo per costruire lo slancio
Uptin Saiidi
giornalista e creatore di contenuti

"Cerco anche di assicurarmi che tutti i miei video siano divulgativi e, spero, divertenti - aggiunge Saiidi - bisogna portare un contenuto unico nella vita delle persone. Quindi, per me, creare video che ottengono visualizzazioni non significa solo sperare che diventino virali, ma creare contenuti che forniscano effettivamente valore".

I brand devono stare al passo coi tempi

I social media stanno diventando più sfaccettati che mai, cambiando il modo in cui le persone comunicano e percepiscono il mondo online.
Cosa dobbiamo perciò aspettarci dal mondo della creazione di contenuti?

Alessandro Bogliari, co-fondatore e CEO di The Influencer Marketing Factory, pone l'accento sulla sfida che i social media hanno lanciato al mondo del marketing.

Se adesso un marchio non entra nell'influencer marketing è già tardi, ma ha ancora tempo. Se però non ci crede davvero, allora sarà vecchio per l'ambiente che si sta creando in questo momento
Alessandro Bogliari
co-fondatore e CEO di The Influencer Marketing Factory

Bogliari suggerisce di passare del tempo sui social media per capire cosa stia succedendo e perché tutto stia cambiando.

"I grandi marchi dovrebbero stare al passo con le tendenze dei social media o - conclude Bogliari - rischiano di rimanere indietro rispetto alla curva dei consumi".

Lo storytelling sui social media è un affare serio, non più solo un passatempo. La creazione di contenuti può essere una grande macchina da soldi e uno strumento di marketing molto influente.

Resta una questione in sospeso: mentre la tecnologia si integra sempre più nella nostra vita quotidiana, gli influencer e i marchi possono fare un passo avanti e creare un futuro con contenuti più socialmente responsabili?