Povertà e guerra: le preoccupazioni degli europei

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Di Jorge Liboreiro
Costo della vita e povertà preoccupano sempre di più i cittadini europei, secondo l'ultimo Eurobarometro
Costo della vita e povertà preoccupano sempre di più i cittadini europei, secondo l'ultimo Eurobarometro   -   Diritti d'autore  LIONEL BONAVENTURE/AFP or licensors

La crisi del costo della vita innescata dalla guerra in Ucraina, dalla crisi energetica, dall'aumento dell'inflazione e dalla pandemia di coronavirus è diventata la più grande preoccupazione per i cittadini dell'Unione Europea, secondo un nuovo sondaggio Eurobarometro, secondo cui il 45% degli intervistati sta attualmente avendo "alcune" o "molte" difficoltà a far quadrare i conti.

L'Eurobarometro, appena pubblicato dal Parlamento europeo, si basa su oltre 26mila interviste condotte tra ottobre e novembre in tutti i 27 Stati membri dell'Ue.

Gli europei al risparmio

Il 46% degli europei ammette che il proprio tenore di vita è già diminuito a causa delle crescenti crisi, mentre il 39% si aspetta un calo quest'anno. Solo il 14% non prevede alcun tipo di cambiamento o impatto.

I paesi in cui il calo percepito è maggiore sono Cipro(il 70% degli intervistati afferma di avr già diminuito gli acquisti), Grecia (66%), Malta (65%), Francia (62%) e Portogallo ( 57%).

Le persone nei Paesi nordici sono invece più a proprio agio con i loro redditi attuali: 87% in Svezia, 86% in Danimarca e 84% in Finlandia. Al contrario, solo il 21% degli intervistati in Grecia e Bulgaria è soddisfatto dei propri guadagni.

Il 30% degli intervistati ammette di avere "di tanto in tanto" difficoltà a pagare le bollette mensili e il 9% "la maggior parte delle volte". Ancora una volta, Grecia e Bulgaria registrano la quota maggiore di popolazione coinvolta, rispettivamente con l'86% e il 64%.

In totale, il 93% dei partecipanti al sondaggio afferma di essere preoccupato per la crisi del costo della vita, compreso l'aumento dei prezzi del cibo e dell'energia e il 56% degli europei esprime insoddisfazione per le misure adottate a livello comunitario in merito (un dato che sale al 64% per le misure dei governi nazionali).

Sostengo all'Ucraina, nonostante il timore della guerra

Anche la povertà e l'esclusione sociale (82%), il cambiamento climatico (81%) e la possibile estensione della guerra ucraina ai Paesi vicini (81%) provocano timori tra i cittadini dell'Ue. In particolare, quasi tre quarti degli intervistati confessano di essere preoccupati per il "rischio di un incidente nucleare".

Il sostegno europeo all'Ucraina, comunque, rimane fermo: il 74% dei cittadini dell'Unione approva la risposta europea alla guerra, il 23% la contesta.

L'approvazione dell'assistenza all'Ucraina è schiacciante tra gli intervistati del Nord Europa: 97% in Svezia, 95% in Finlandia, 93% nei Paesi Bassi e 92% in Danimarca. Solo in Slovacchia (49%), Grecia (48%) e Bulgaria (48%) questo sostegno scende al di sotto della soglia del 50%.

Il 65% degli intervistati afferma di essere "poco" o "per niente" fiducioso che la sua vita personale possa proseguire come prima del conflitto.

Cala la fiducia nell'Ue

La quota di coloro che hanno un'immagine positiva dell'Unione è scesa dal 52% di maggio al 47% di novembre, con ampie variazioni tra i Paesi. Oltre la metà degli intervistati (51%) afferma che le cose nell'Ue stanno andando nella "direzione sbagliata", con poco meno di un terzo per cui stanno andando invece nella "direzione giusta".

Il pessimismo è ancora più pronunciato sull'azione dei governi nazionali: il 62% dei cittadini europei afferma che le cose nel proprio Paese stanno andando nella "direzione sbagliata".

Allo stesso tempo, il 62% vede l'appartenenza del proprio Paese all'Ue come una "cosa positiva" a differenza di una piccola minoranza (10%) che la definisce "negativa".

In Lussemburgo (82%), Irlanda (80%) e Svezia (80%) le persone sono più soddisfatte dello stato attuale della propria vita personale, mentre in Romania (49%), Polonia (47%) e Portogallo (46 %) registrano tassi minori di soddisfazione.

La maggioranza degli europei (57%) rimane comunque ottimista sul futuro dell'Ue, a fronte del 39% che si definisce abbastanza o molto pessimista. Francia, Cipro e Grecia sono gli unici tre Stati membri in cui una visione pessimistica rappresenta l'opinione della maggioranza.